Mutatis mutandis

Sì è vero abbiamo – plurale pusillanimitatis – calato le braghe in questo periodo. Agosto, figli, sole che ci grida di tornar fuori a riveder se non le stelle, oltre a lui, per lo meno le cose.

Però pensavo. Non è che con tutta sta cagnara sul fatto che il web ci mette in comunicazione, che ci fa condividere idee contenuti risorse che tutto nasce, in questa novella età dell’oro, bottom-up e che basta con i contenuti gestiti da pochi e quanto più la tua nomia è folk e meno tasso tanto più è ok, ci stiamo distraendo da qualcosa? Non so, mi sembra tutta una pseudoneutralità e una desolata condivisa solitudine.

Società, tecnologia, open source, relazione, people. Ah-ah; mh-mh. E quindi?

Nel senso. A me ad esempio interessa moltissimo che esista un ordine di verità tra le cose; la metafora dell’albero mi pare ancora piuttosto calzante con il senso reciproco che le cose hanno di per loro tra di loro. Non mi interessa la relazione che “la gente” – tra cui io –  attribuisce loro o mi interessa in una misura e secondo un ordine di conoscenza diversi.

Adoro il tag e la possibilità di esprimermi così liberamente in quest’epoca diciamo pure evoluta, come per esempio faccio da un po’ attraverso questo bislacco blog.

Però, restasse anche ignoto ai più, ciò che mi consola davvero è sapere che le cose hanno un senso, che spesso a tratti tale senso si manifesta persino a me ed è quindi una cosa da uomini, per gli uomini. E che anche a quelli a cui è momentaneamente ignoto potrà un giorno diventare chiaro.

 Cioè, che esista una montagna smisurata di dati, di content, di resources continuamente generati messi in relazione da noi utenti (ma non era demodé dire utenti fino a 10 anni fa?) tutte in qualche modo equivalenti a me mette una tristezza sconfinata. O comunque sostenere che questa “Intelligenza diffusa, condivisa” sia di per sè il sapere è squallido. Evoluto, tecnologicamente accessibile, di grande utilità, occasione di emancipazione e di un certo grado di promozione umana. Ma squallido. Perchè è troppo poco. Non ci staremo davvero entusiasmando per questo? Non sarà mica ancora – mutatis mutandis – la solita solfa delle maginifiche sorti e progressive?

 Aspettate un attimo che vi riporto un brano a questo proposito illuminante. Pierre Levy filosofo tunisino francese ha scritto un libro sull’intelligenza collettiva. Mi scuserà, soprattutto non imbattendosi mai in questo articolo credo, per l’eventuale approssimazione l’autore.

“Che cos’è l’intelligenza collettiva?” E’ un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale (…) Il fondamento e il fine dell’intelligenza collettiva sono il riconoscimento e l’arricchimento reciproco delle persone e non il culto di comunità feticizzate e ipostatizzate. Un’intelligenza distribuita ovunque: questo è il nostro assioma di partenza. Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità.  Non esiste alcuna riserva di conoscenza trascendente e il sapere non è niente di diverso da quello che sa la gente.”

Pierre Levy, L’intelligenza collettiva (citato in E. Scotti, R. Sica Community management),  che in un altro caso azzarda pure un ci siamo quasi, finalmente l’emancipazione auspicata e iniziata dall’Illuminismo si sta per realizzare. E questa notizia io la trovo davvero davvero poco rassicurante.

Annunci

5 thoughts on “Mutatis mutandis

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...