Troppo facile giocarsi sempre la carta del futuro.

Allora, per tornare alla mia biografia da mediowoman – supereroe femminile dotata come tutti solo delle caratteristiche base – mi sono laureata in Filosofia.

E ho anche avuto la fantasia di fare una tesi su S.Agostino. Per farvi capire la banalità della cosa, su di lui escono migliaia e migliaia di titoli all’anno, continuamente, da secoli. Immaginate quale contributo di originalità possa aver dato io all’esegesi della corposa opera agostiniana che, detto tra noi, ho letto in una percentuale irrisoria (per sicurezza eviterò di taggare il prof. relatore della mia tesi, confidando anche nel fatto che sia poco amico dei new media).

Per di più ho concentrato la mia incostante attenzione su un tema che chiunque abbia letto anche solo la settimana enigmistica sa che è il cavallo di battaglia di questo insuperato Padre del pensiero occidentale e della Nostra Chiesa: il tempo e il senso della storia. Fatte queste premesse vorrei dire che: S.Agostino ha “svelato” il trucco del tempo, nel senso che raccapezzarci su che cosa sia davvero è arduo e fiaccante. Vedasi come tutti i bambini ingaggino tra i 4 e i 6 anni una caccia al “domani”, cercando di afferrarlo per poi vederlo trasformarsi nottetempo, vigliaccamente, ancora una volta, in “oggi”. Allora mamma “ma quando e’ domani?!”.

Mai, c’è solo l’oggi, anzi l’ora, anzi questo istante che mentre ci penso è già fuggito. E il passato, in un certo senso, non è più, il futuro non è ancora. Siamo qui appesi  a questo presente che è come un ago che s’infila nella trama della storia e grazie alla memoria, altro mistero delle facoltà umane genialmente sondato dal Nostro, vediamo che riesce a tessere ricami impensati nelle nostre e altrui vite e nella storia tutta, quando non ci facciamo fregare dal contorcimento dei fili annodati e sovrapposti che si vedono se guardiamo la stoffa dal lato sbagliato; giratelo, questo arazzo esistenziale, e vedrete..

Comunque, altro tema normalissimo e infatti autobiografico: ad un certo momento della mia tormentata adolescenza (e anche qui tutto normale..) ho deciso che dovevo fare una dieta. Cioè l’ho pensato e deciso e l’ho iniziata 47 volte prima di trovare l’approccio giusto; era un pensiero che ora vi spiego. Fino alla 46ma volta la mia partenza era “mettiti a dieta detestabile cicciona che così non ti sopporto. Dai che poi ti accetterò e ti sopporterò” (dicevo sgarbatamente tra me e me). 3 giorni di tenuta poi il tracollo; e quella detestabile cicciona ingrassava ancora di più (notare che i kg ragionevolmente da smaltire saranno stai 7 massimo 8,  tò).Poi una folgorazione (prendano appunti futuri eventuali agiografi): “la tipa tosta che ce la farà, che saprà affontare la durezza quasi ascetica di una dieta dimagrante sei tu! Ma chi , io? – non fate caso a questa apparente schizofrenia..tutto “normale” – Davvero?! Certo, tu proprio tu, così come sei , adesso. Anzi magari dopo quando sarai più magra potrai vivere di rendita per la disciplina con cui avrai affrontato questo arduo cammino.” Tac. Ha funzionato.

Insomma, o ci giochiamo, apprezziamo, stimiamo, accettiamo nel presente o non si va da nessuna parte; anzi il terreno che detestiamo e che vogliamo frettolosamente abbandonare, il presente appunto, diventerà sempre più sdrucciolevole, ghiaioso e infido.

Per questo non mi piacciono, non mi fido di  tutte le espressioni che tanti politici sventolano come esaltanti vessilli per suscitare entusiasmi ed estorcere adesioni mentre glissano schifate sul presente e mettono troppi accenti sul futuro.

“Futuro e LIbertà”, “Italia futura”, “Libertà e futuro” e chi più ne ha più ne metta; o anche le perifrasi che invitano a pensare al futuro – cosa che condivido decisamente ma non perchè si malsopporti il presente!  –  ai figli, al domani mentre siamo qui tutti schiacciati su un’attualità-cronaca che non diventa mai storia (come dice Calabresi nel suo “Cosa tiene accese le stelle”).

Ma come ci andiamo in ‘sto benedetto futuro se non vogliamo nemmeno passare dal garage del nostro “ora” a prendere la macchina?

(dite che ci siamo? la “chiusa” è abbastanza ad effetto? cioè, va bene, se me ne vado adesso?)

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13 thoughts on “Troppo facile giocarsi sempre la carta del futuro.

    • Grazie Costanza! intanto mi vergogno un po’ di avere usato un tag potente come il tuo nome chè ce lo sapevo che sulla fiducia qualcuno un’occhiatina l’avrebbe data.Comunque, hai ragione. Infatti mi consola sapere che l’Eternità è uno sterminato ORA..”Egli solo è” ci ricordava Enzo Piccinini quando andavamo a lamentarci di quanto fossimo miseri e peccatori

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      • Scusami, ma in un giorno ho scritto due volte su un blog che in 20 ani di internet non lo fatto mai, ma ti ho lasciato un messaggio prima su una’altra pagina, ma ora leggo un Nome che è stampato nel mio cuore e nella mia mente, ed ecco la somilianza che trasuda dalle lettere che portano un significato spesso non visibile, ma portano lo stesso, non si tratta di ricordi ma di memoria, il nome di Enzo Piccini. ecco che il passato non possiamo cambiarlo mail passato è fondamentale perchè ci fa arrivare all’istante.

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