Liberi di, liberi da. Liberi che?

Oggi, per la gioia dell’intera comunità scientifica dalla quale mi autoescludo, ho finito un corso di introduzione al geomarketing. Pausa. Altra pausa; un po’ più lunga. Ok, va bene. Introduzione alle più vaghe premesse su una delle applicazioni, dicono, io non lo so per conoscenza  diretta, maggiormente evolute della cartografia. A mia discolpa dirò che Geografia è stato l’unico 26 sul mio libretto universitario. (Sì, gli altri erano tutti più alti. Per tarare la performance leggete qui e qui.)

Comunque, com’è come non è, con un triplo carpiato e due avvitamenti sillogistici sono riuscita a portare il discorso sul cliente e sul fatto ovvio e così spesso taciuto che il cliente è una persona. E su un altro fatto, per me ancor più ovvio e ahimè ancor meno proclamato, che la persona è libera; ha come suo principale attributo la libertà o libero arbitrio che dir si voglia.(In realtà non si voglia..).

Non vi dico le facce basite, imbarazzate e dubbiose dei ragazzi ai quali era stato inflitto questo modulo formativo. E l’argomentario che ne è venuto fuori è stato il seguente (non mi ricordo bene la diatriba, so solo che alla fine io ero su queste posizioni): l’uomo è un essere razionale e libero, non riducibile ai suoi antecedenti biologici, psicologici, culturali, e quindi inespugnabile anche dalla più astuta tattica marketing (a me pareva che nel termine “libero” tutte queste implicazioni fossero evidenti e ben custodite. A loro affatto).

Gli studenti invece difendevano le seguenti tesi: i gatti parlano, è che noi non abbiamo ancora trovato la traduzione. Gli uomini agiscono per istinto. La libertà? Eh eh, e come fai a definirla!? Tutto è in dubbio, tutto è relativo (e lì ho calato l’asso del dogmatismo cammuffato. Dire “tutto è relativo” è un assoluto; e a questa scoperta si sono mossi sulla sedia. Poco, ma si sono mossi).

Al netto della mia ironia da quattro soldi, io per questi ragazzi provo uno struggimento tale che li constringerei tutti a frequentare un corso di filosofia scolastica. Anche on line, anche sbriciolato in migliaia di tweet. Ne guadagnerebbero in autostima e creatività. E forse anche in senso critico. Per fortuna, nel caso, l’episodio scabroso della docente di geomarketing sarebbe già un ricordo lontano.

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3 thoughts on “Liberi di, liberi da. Liberi che?

    • È una disciplina che studia il mercato a partire dal dato spaziale, del territorio. Non solo come sono e chi sono i clienti ma anche dove. Idem per i competitors. Dove sono, a che distanza dal mio ipotetico nuovo punto vendita? Fino a dove arriva il mio potere di attrazione? Chi interferisce con esso? Come sono le vie d’accesso? In quale zona è più opportuno che apra un nuovo hotel? Dove manca? Che potere di spesa o di risparmio hanno gli abitanti della zona x? In quanti vengono in quella zona per lavoro? Et cetera

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  1. L’uomo è inespugnabile anche dalla piu’ astuta tattica di marketing e’ la frase perfetta. Io sono così (o lo penso e spero) e molti sono così. Ciò che davvero non mi spiego e’ che invece altrettanti uomini siano così influenzati dalle tattiche del marketing tanto da fare il diavolo a quattro per comprare un prodotto che non solo si rivelerà di dubbia utilità ma anche poco gratificante. Dal tuo post mi pare di capire che i ragazzi pensassero di poter arrivare a plasmare il consumatore. Secondo me lo si può forse indurre in errore, ma non convincerlo con pienezza. E se prima eravamo/erano in tanti a incorrere in errore, più andiamo avanti e meno e’ e sara’. Cara sono col cell oggi, nei prossimi giorni da pc leggerò anche l’articolo sulla pubblicità (dopo poche righe su schermo piccolo i miei occhi han dato forfait…). Avevo già letto il post, il geomarketing e’ disciplina utile se ben intesa (ne so pochissimo, ma mi aveva colpito il capitolo dedicato ai tempi dell’universita’). Ci risentiamo con piu’ calma. E si’, come già accennato, un poco di filosofia non guasterebbe….

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