Ve lo dicevo, io

” Ciao A***!  Ill.mo *******, i miei omaggi.

In nome della nostra amicizia universitaria, quella per intendersi offline o al massimo 1.0, della colazione al Bar del Museo (via Zamboni, Bologna NDA), voglio chiederti una cosa.

Intanto tolgo  dal limbo delle bozze questo messaggio che ho lì da un po’ e non mi decido a mandarti.

Sì perché siccome penso che sia  l’unica cartuccia da sparare, se fallissi il colpo  me ne rammaricherei.

Ci tengo davvero perché  la causa che mi accingo a perorare presso di te è legata  ad una persona che ho conosciuto attraverso il suo libro e poi per posta e poi al telefono e presto dal vivo.

Siamo entrate in confidenza a distanza, perché raccontando di sé ha dato voce alla voce delle donne, quella più profonda. Anche se “sprofondata” sotto qualche decennio di tabù e dogmi su una parità falsamente intesa.

Insomma parla delle donne e degli uomini secondo la loro reale, inconfutabile diversità di carismi, di vocazione, di qualità. Dentro una identica dignità. (anzi io sospetto che siccome Dio nell’ordine sapiente della Sua creazione ci ha tenute per ultime, visto che ha cominciato con le acque e le nubi e poi è andato crescendo…No, la butto lì!)

Non voglio incartarmi in azzardi ermeneutici; ti dico solo che il libro ha spopolato anche all’ultima edizione del meeting; tra donne che di loro non hanno proprio l’apparenza della sposina “sottomessa”  intesa nella sua accezione più dispregiativa.

Sì perché il libro in questione ha il titolo più indigesto della storia dell’editoria italiana: “Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura”, edito da Vallecchi. 13mila copie vendute.

Racconta di sé e così illustra con serissima  levità  la vita di tante di noi: e dei nostri matrimoni. E soprattutto della bellezza ineffabile del matrimonio cristiano sotto tutti i punti di vista: dall’erotico allo spirituale.

E parla del fatto che se ci troviamo impastoiati in certi casini è anche perchè questa differenza non ce la giochiamo davvero, anzi in tanti, poteri deboli e forti, ci remano contro con tutte le loro forze; di rabbia, odio, rifiuto dell”essere fatti” (in un certo modo)

Ecco venendo al dunque, spero giusto in tempo prima che ti accasci sulla tastiera per sopraggiunta catalessi indotta dalla lettura molesta –  ti chiedo in forma chiara ma accoratissima: possiamo invitarla ufficialmente al meeting quest’anno? Un incontro in forma di presentazione del suo libro, quello vecchio o anche il nuovo se sarà pronto. La Bricco mi suggerisce che è molto in linea con gli argomenti di fondo e lo sguardo che caratterizza il testo di un gigante per noi di CL e non solo, quello di Camisasca “Amare ancora” che non ho letto ma lo farò quanto prima. Anche lui finalmente parla del matrimonio come di una bellezza vera e da proporre “a pieni polmoni” e non solo come un residuale fenomeno etnografico da difendere come i Nativi nelle riserve.

Adesso tra l’altro Costanza è impegnata alla stesura del secondo libro, dedicato alla seconda parte del versetto paolino; quello in cui si esortano i mariti ad amare le loro mogli come Cristo la Sua Chiesa fino al punto di esser pronti a morire per loro.

Io trovo davvero altamente opportuno per i nostri tempi concentrarci su di noi come Dio comanda, ché “Maschio e femmina ci creò”. Ed è così che possiamo considerarci davvero a Sua immagine e somiglianza.

Come monadi senza questa reciprocità non capiamo un accidenti di noi stessi. Quindi il matrimonio cristiano è la più esaltante, avvincente, terribile nella sua pretesa, realizzazione dell’amore tra un uomo e una donna. E lei lo racconta in un modo bello, leggero e profondo. Mica come me adesso. E’ piena di buon umore, umiltà, autoironia e inossidabile fede.

Va bè ***. Fammi sapere se vuoi approfondire la faccenda: io e la Bricco siamo molto convinte e in forza di questa convinzione e dell’essere donne insisteremo come la goccia con la roccia. Se non vuoi una stalagmite sulla testa, concedici il beneficio della curiosità.

A presto

E grazie dell’attenzione

Paola”

(direttamente dalla cartella C del mio PC. Scripta manent – se fai il backup)

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3 thoughts on “Ve lo dicevo, io

  1. Ho omesso di dire che il destinatario da vero amico e da grande professionista mi ha risposto subito,ha valutato con attenzione la proposta e mi ha spiegato le ragioni per le quali allora non è stato possibile invitare Costanza al meeting.

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  2. Hanno sbagliato a non invitarla. Pensiamo ai titoli del Meeting: sempre criptici, pensosi, che ne so: “Mille anni sono come un turno di guardia nella notte”, oppure “La ragione è esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che questo infinito si manifesti”
    Eh, insomma, io che sono un semplice autista ignorante, avrei voluto partecipare, ma in realtà non ci sono mai andato perchè – con questi titoli – poteva trattarsi di tutto: da una convention per vendere le pentole, a una riunione di condominio.
    Invece, per l’edizione 2015, usciamo dall’ambiguità, diamo al Meeting un claim che fa presa: “sposati e sii sottomessa”. Finalmente! Chiaro, stringato, eloquente.
    Uno se li fa pure 400 chilometri, ma almeno sa di che si parla.

    Buona Pasqua

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