Post vintage fuori stagione

Lunedì mattina,  agosto 2012

Allora sono le 6 e 45 circa. Margherita ovvio è già sveglia. Per prima, come sempre. E ad un certo punto mi chiede (miracolo!) se può scendere.

Scende. Inizio a preoccuparmi quasi subito, per via del silenzio prolungato. Di solito precede un botto, un’esplosione, un’onda d’urto.

Niente.  Ingaggio una lotta col senso di colpa perché il sonno prevale sui miei doveri di mamma-carabiniere previsti in particolare dalla cura di Margherita.

Comunque poco dopo mi affaccio dalla finestrella del bagno e assisto a questa scena: Margherita seduta sulla sedia a forma di arancia meno uno spicchio di fronte alla rete che confina con la casa di Luca. Di fronte a lei, disteso sulla sdraio della mamma, in canottiera e bragoncini, con le crocs tarocche rigorosamente invertite, Luca per l’appunto.

Chiacchierano tranquilli; ad un certo punto premuroso lui chiede a lei: hai sete? E lei: Sì (ovvio). Cosa preferisci? Coca o Sprite? Alle sette della mattina. A digiuno.

Mi tocca intervenire , in modo antipatico ma necessario. “No Luchi, non si bevono bibite così di prima mattina”. Rompo l’incantesimo, mi rincresce.

Per spiegare meglio il livello di allarme di questa situazione vi fornisco due tre antefatti.

Luca è il nostro vicino italo-tedesco. Bellissimo, buonissimo, simpatico, generoso. E matto come un cavallo, imprevedibile, ipercinetico, mai fermo. Sempre con delle trame in corso.

L’anno scorso gli aveva preso il trip di giocare a dottori, con le mie figlie, naturalmente. Ok dai sono bambini. Un po’ di curiosità ci sta. E va bene. Va molto ma molto meno bene quando Luca inizia ad azzardare. Non c’è nessuna malizia, solo curiosità; però il concetto che vogliamo far passare è “ok, bello, molto bene bravi tutti ma ora basta”.

Sgridata epocale, alle mie figlie e anche a lui, senza passar dal via (senza intermediare presso la mamma, la faccenda era grave..). Ma la cosa si ripete, ancora e ancora. E ancora!

Le sgridate diventano furenti; il timore cresce, iniziamo con la segregazione, in piena estate. E io mi chiedo come possa convincerle tutte le volte nonostante le nostre minacce i nostri severissimi divieti le nostre facce terrorizzate!

La mamma di Luca un giorno esce mesta mesta dalla porta finestra che dà verso il nostro giardino , mi fa cenno e viene alla rete. Si scusa profondamente mortificata e mi assicura che ha punito severamente Luca.

Che effettivamente ha poi smesso. Quella pratica. Ma non diverse altre sortite pericolose. Tipo lancio del badile dal suo al nostro giardino. Tentativi di scavalcare con l’ausilio di improvvisate e improprie scale con qualche punta acuminata o lato tagliente. Gragnuola di sassi in entrambi i sensi di marcia. Tentativi più o meno riusciti di sevizie gratuite alla gatta diciassettenne di mamma Sandra che poi sparisce per giorni.

Saperlo lì con Margherita che non è da meno mi inquieta. Sento un terrore che serpeggia nella mia semincoscienza mentre la ragnatela del sonno ancora mi avviluppa.

 

Scendo, pochissimo dopo l’episodio appena riferito. Invito Margherita a fare colazione. Ancora niente latte amore, abbiamo il virus del mal di pancia. Sei sette uffa di fila poi insomma anche lei se ne fa una ragione e ottiene una camomilla, nella sua interpretazione ardita, cioè con dentro due cucchiaiate abbondanti di nesquik, invece del the da me suggerito.

E poi, come spesso accade, comincia a ipotecarmi le prossime due tre ore con tante tante richieste di attività : facciamo le forme?  Prepariamo la pizza? E dopo facciamo un puzzle io e te? Facciamo le ricette con il libriccino che mi ha regalato la mamma di Pietro? Ho avuto una bellissima idea: cambiamo posto a tutti i nostri libri e puliamo tutta la libreria e mettiamo i dvd in questo scaffale.

 

Invece fatta la colazione Margherita si mette a giocare a scuola da sola e a me viene un’ispirazione. Perché non recito la liturgia delle ore? Le lodi,

come facevamo al Clu? E ai Campi estivi?

Mi siedo sotto la tenda in giardino, una brezza gentile soffia sul mio collo, le braccia, i fiori che impreziosiscono l’aiuola dedicata a Maria.

Che bello, che meraviglia. Inizio le lodi. Mi ricordo pure l’inno ..lo canto.

“Nel primo chiarore del giorno, vestite di luce e silenzio..” (e mi vergogno un po’ perché hai voglia tu..le cose si son destate dal buio da quel pezzo e ho perduto l’occasione di scorgere il crepuscolo che cede alla luce piena che mi avrebbe sicuramente fatto presagire con più intensità la Presenza e l’Opera del Dio con Noi, di Colui che già Viene… Ma da me sono ormai le nove).  Prego i salmi in retto tono. Che aiuta per davvero. Non ti preoccupi  di interpretare, di accentuare, di esprimere..ti lasci piuttosto impressionare, imprimere dalle parole nude.

Li faccio tutti i salmi non uno solo come quando eravamo  studenti  intemperanti  e allora ce ne risparmiavano un po’. Sono matura, sono cresciuta anche nella fede. E’ più solida, ricca di ragioni; mi sono forgiata nella pazienza (tre figlie nate, due in cielo, un marito a volte luminoso testimone a volte vetro opaco come me..), la sfida della responsabilità, i dolori, le gioie, la faccenda del matrimonio che si fa seria..sì sono cresciuta. Mi imbatto in quello in cui Dio ci ama fin da prima, da sempre, mentre ci tesse..e piango. Di sincero struggimento.

Arrivo al Cantico di Zaccaria; me lo ricordo a memoria. Per ostentare a me stessa umiltà lo seguo sul testo .

Le invocazioni; che meraviglia. Il Padre Nostro..In questo periodo sto leggendo il secondo volume dell’Evangelo come mi è stato rivelato  Di Maria Valtorta per cui trovo così tante e ricche risonanze ad ogni preghiera , versetto e brano evangelico. Sento che capisco di più, mi pare di intuire con maggior profondità il senso delle cose, dell’esserci, della grande orchestra dell’universo…

Rumore di qualcosa che cade; uno sordo e a seguire quello indubbio di cocci che si rompono. Silenzio.

Corro. Da dietro la porta che non subito riesco ad aprire vedo che è Margherita quasi schiacciata sotto 3 moduli della scarpiera rossa dell’ikea  che se ne stanno in bilico da 8 anni dietro la porta del bagno di servizio (non fissata al muro. Ecco in questo caso marito più vetro opaco che luminoso testimone bla bla bla). E i cocci?

Era un adorabile diffusore di profumo, bomboniera di nozze di mio fratello, il terzo. Sì, il profumo c’era.

Ecco, trovo che Dio sia spiritoso. E molto educativo. Meglio così, meglio tornare a precipizio nella realtà delle cose, nella quotidianità di cocci da raccogliere. Che poi, a guardare bene, cosa c’è di più incredibile di avere una figlia (tutte e tre certo ma ora penso a lei) così bella, così maldestra, così adorabile e irritante insieme, che ci somiglia ed è pure così diversa? E’ quotidiano. E allora? Il fatto di averla sotto gli occhi non toglie niente alla straordinarietà e al miracolo del suo esserci. Lo moltiplica.

 

 

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