Rosario grunge

Articolo pubblicato per La Croce quotidiano il 31 gennaio 2015

la_Croce

Cammino per il paese, da sola.

Non sono Ungaretti (casomai qualcuno dubitasse), ma vorrei farvi notare con questa icastica  espressione che lì sta tutta la notizia. Cammino da sola. E sto/ come d’autunno/ sugli alberi/ le foglie, ma sono contenta. Cerco di raccogliermi in me stessa. Contemplo la natura.

Il  paese nel quale abito da 11 anni, che però mi sembra sempre ieri, è  parte di un anfiteatro morenico. Una quieta campagna piena di vigne, campi coltivati, uliveti e addirittura boschi. Non è famoso per la movida notturna. Di più per il salame, addirittura lo zafferano; i vini. Quando un colle finisce e ne inizia un altro, nello spicchio che nasce tra i due,  si affaccia  il lago. Il vento ha fatto il suo lavoro:  l’azzurro che sfoggia è commovente; e il  freddo dell’inverno finalmente sicuro di sé  lo rende ancora più brillante.

Ti ringrazio Signore. Tutte le creature cantano le Tue lodi. Anche le foglie scricchiolando sotto il mio piede; e i cani alle ringhiere (no quello no, mi ha appena fatto rischiare un infarto guizzando fuori dalla siepe all’improvviso). E le ragnatele come merletti tra un ramo e l’altro. Anche le montagne già glassate di neve.

Allora anch’io. Lo voglio fare anch’io. Voglio cantare le Tue lodi. Dico le Lodi con tutti i Salmi previsti? No, troppo tardi. L’ora media quando si fa?E’ ancora presto..Riprendo la Novena lasciata in pausa? Il Rosario? Non è nato come salterio popolare? Ok, vada per il Rosario. (Mi servono 7 minuti. Devo cercare nella borsa la corona e il libretto. Li ho trovati! Il rosario è intrecciato con una collana di perline multicolor tipo smarties. Ora lo sbroglio. Fatto. Il libretto espelle spontaneamente un minipieghevole di Peppa Pig. Lo stesso che una volta ho trovato sotto le lenzuola del lettino di Ludo, vicino alla Reliquia di S. Giovanni Paolo II e ad altri santini. Credo valga anche quello perché nel gesto della sorella che l’ha nascosto proprio lì c’è sicuramente più fede che nelle mie farraginose preghiere).

“ O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto”. È giovedì. I Misteri della Luce,  davvero appropriati. Non sono ancora arrivata alla corona completa, però è meglio di niente. Sarà come andare a correre, no? All’inizio pochi minuti poi una volta rotto il fiato e fatte un po’ di gambe si può aumentare.

Credo arriverò prima alla corona completa che a risultati degni nella corsa.

Primo mistero. Padre nostro. Ave Maria. Gloria al Padre. Invocazioni. Le dico con calma e con voce normale, senza biascicare; sembrano fatte apposta per stare nel ritmo del nostro respiro. Quando mi prende una sorta di raptus ascetico le dico in latino..Mi incarto un po’ sul Pater Noster. Vada per l’italiano. E contemplo Dio fatto uomo e Sua Madre, cercando di entrare in questi quadri viventi. Quindi pregando sono io che vado a prendermi qualcosa?

Non sempre camuffo da orazione la sfida che lancio a Dio per costringerLo a fare la mia volontà. A volte, per grazia, mi metto in ascolto. Riscopro il fatto di esistere senza merito, di essere generata ora, perdonata, risparmiata in qualche modo. Mi ricordo che Dio mi ama e con me tutti. Questo succede nel cuore.

Da fuori si vede una persona  rilassata che cammina con una corona di legno penzolante dalla tasca. Si vede la croce che dondola. Testo la mia fede. Quando sono in prossimità di altre persone (rarissime..)  tendo a nasconderla? La ostento? Ne sono fiera o mi vergogno? Resto concentrata in me e nell’orazione? Io che mi dico disposta al martirio (magari con l’epidurale), arrossisco per lo sguardo commiserante della vicina ipocredente? Lei “ipo”.  E io?! Ci siamo fatti ghettizzare a suon di sorrisini e teste scosse? Ci siamo fatti ridurre la fede a bonsai ornamentale per non essere presi in giro?

Parla per te! Vero. Parlo per me. Mi accade ogni volta che cerco di piacere agli altri e non al Signore di provare imbarazzo.

Comunque ci sta bene la mia corona coi grani di legno vissuti a fare altalena tra la tasca e la gamba. Ci sta bene coi miei stivaletti grunge. Obbedisco alla moda nella sua versione più pop.

Ma obbedisco anche alla Chiesa, ai Papi che pregano il Rosario e ci dicono di farlo spesso. Obbedisco a mio fratello che della recita seral-domenicale ha fatto un cenacolo di incontri e bellezza e bicchieri di vino bevuti con persone che a casa loro si sentono accolte e  importanti.

Obbedisco alla piccola di casa che una sera ci chiede se lo diciamo insieme come a scuola  e siccome l’ha chiesto lei non si stanca. Ecco; sono piuttosto lontana da casa a questo punto; non ho con me il piccolo che con la sua fame di solito mi segnala che il mezzogiorno è passato. Non ho fretta.

Nel cuore un po’ ristorato cerco di restare in dialogo con Dio e di accettare quello che permette fino a che lo permette. Di più, di amare la mia vita esattamente com’è. Chiedendo miracoli. E occhi per vederli. In  Cielo tutto sarà sanato e perfetto e basta con le lacrime (forse, a questo proposito, potrei portarmi avanti coi lavori) e niente più affanni. Basta fretta. Piano. Andiamo al ritmo dell’Ave Maria. Tutto sarà chiarito.  Per ora a me è oscuramente chiaro che siamo amati.

Estraggo il telefono dopo il digiuno impostomi per il tempo della preghiera : OMMMMIODDDDDDDIO sono già le 12.50!

Ma che calma e calma! E tutto è al posto giusto e non c’è fretta?! Tutti saranno già al loro posto nel parcheggio della scuola a prendere i loro figli! Tutti tranne me.

Corro  a casa. Corro! Sono tutta imbacuccata (niente da fare, tenuta del deodorante umiliata). Inforco la macchina. Mi gioco 5  punti della patente tirando la Zafira del 2004 in tangenziale e arrivo davanti al cancello della scuola. In ritardo.

Incasso lo sguardo di delusione e rimprovero delle mie figlie e prendo tempo per rispondere alla più classica delle loro domande: “cos’hai fatto mentre noi eravamo a scuola?”

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