Pure il martedì grasso

Una signora che ha seminato la giovinezza molti anni fa e che non conosco affatto, in mezzo alla folla di bambini impiastricciati di trucco, coriandoli e schiume colorate su vestiti in puro acrilico pirofilo, mi tocca la pancia. Così, all’improvviso e con grande confidenza.

Quella molle residuale del dopo dopo dopo dopo parto – insomma di questo puerperio di cui non si vede la fine – augurandomi, come si augura un accidente, figli maschi e di farne ancora tanti, ma proprio tanti!

Come un esperto sommelier del disagio, accompagna il tutto con un ghigno. Mi dispiace non ha i requisiti minimi per poter essere considerato sorriso, nemmeno di circostanza.È un ghigno vero e proprio. Solo perché il figlio che ha significato per noi il passaggio da famiglia caruccia e coraggiosa (3 figlie) a coppia prolifica a vanvera è il mio non le ho urlato in faccia: “pochissimo amabile vecchietta,  non lo sai che è malato?! E che soffriamo da due anni e poi e poi..e sono stata licenziata e insultata e sono rimasta incinta per volere del Padrone della vita e già ho alcuni parenti che si vergognano manco fossimo finiti in carcere per atti osceni in luogo pubblico?! Carissima sorella in Cristo?”. Questo avrei voluto urlarle in pieno viso. Ho svoltato interiormente a destra appena in tempo per incappare in un breve e a quanto pare efficace “Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam”; ho respirato. Infine ho ripiegato su un più modesto: “Scusi signora, non credo di avere capito  bene cosa voleva dirmi..”. Sfodero sguardo interrogativo e innocenza da educanda e poi sto lì e mi godo il suo imbarazzo. Certo, lo stridore di unghie sui vetri dà sempre un certo fastidio. Accidenti al carnevale e alle circostanze che mi ti ci hanno fatta incontrare. Ringhio di nuovo al mio interno.

No, scusa un attimo. Frugo nel mio guardaroba interiore in stile Cronache di Narnia, cerco e la trovo.  Indosso la veste battesimale e ci ripenso: Dio è morto per te. Vuole che ci ritroviamo in Paradiso. Ok. Allora grazie irritante e affatto giovane signora per queste ingiuste e aspre mortificazioni. Offro tutto. Anche per te. Che magari stasera o in punto di morte ci ripensi e capisci che non siamo noi che abbiamo osato fare figli, gli incoscienti sconsiderati. Noi, nonostante noi, siamo la speranza del mondo fatta di bambini.

Sarebbe un finale carino. Ma la vita è un’epopea e non ha i ritmi da sitcom. Infatti il Signore del tempo gliene dà ancora un po’ e anche a me. Cercando di guadagnare qualche centimetro alla mia rachitica pazienza.

La signora cambia tono, fa un bel respiro, lei, questa volta, e si scusa. Mi confida quanto abbia patito da giovane (ah quindi è stata giovane anche lei!), quanto abbia dovuto attendere il suo Gianluca, il suo unico e solo figlio nato. Due o forse tre li ha persi. Ho notato che molto spesso anche a distanza di decine di anni le donne, le mamme, ricordano tutti i figli che hanno ospitato in grembo. Anche quelli che il mondo non ha visto e non ha registrato. Quelli che non hanno un codice fiscale ma sicuramente un volto e riconosceranno il nostro, prima o poi. Il sarcasmo, concludo tra me e me, spesso è un separée.

Non riusciamo ad alzare veri muri di mattoni o cemento per tenere lontano da noi il senso del limite, il dolore che ci ha morso, magari cinquant’anni prima. Rimane, abusivo, ad occupare la nostra casa e allora sovente non ci riesce di fare altro che nasconderlo dietro una parete mobile, colorata e vistosa.

E da lì fa capolino facilmente se a fare da esca c’è uno sguardo un po’ più umano e attento del solito. O una domanda meno convenzionale delle altre. O un momento di imbarazzo dovuto alla presa di coscienza di avere ferito un’altra persona per non soffrire noi.

Allora benvenute alle cicatrici mal rimarginate. Benvenuto al residuo adiposo che ha fornito il pretesto a questo duello. Benvenuto a mio figlio così segnato. Benvenuto anche al Carnevale..Eh no! Questo è davvero troppo.  Non mi paice il carnevale, da sempre. Da bambina e da mamma, lo vivo con fastidio. Vestirsi tutti sgargianti in pieno inverno per stare fuori al freddo, in piazza, con le manine congelate in mezzo a tanti sconosciuti. O volersi travestire da sirenetta o da odalisca e non poterlo fare se non con una dolcevita color carne sopra al maglione, perché freddo fa freddo. E poi coriandoli ovunque. Che si tuffano sul letto, sotto il letto, dentro l’armadio, ovunque..dalla tua borsa di Liu Jo anche a tre stagioni dal Carnevale che li ha portati lì. Quando non sai bene perché ma decidi di usarla di nuovo, non prima però di avere portato a compimento le famose e a lungo rimandate pulizie grosse, proprio in camera tua.

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...