Si esigono miracoli

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Perché chiedere miracoli a volte può assomigliare a questo: “Caro il mio plenipotenziario Signore –  virgola –  sbrigati a fare in modo che io possa di nuovo fare a meno di Te –  punto esclamativo e un po’ nervoso”.

Guarisci me, trovami il lavoro, guarisci mio figlio, sciogli questo nodo, aiuta quella famiglia, addolcisci quella persona, allontanami quest’altra. Togli questo ostacolo. Togli questo limite. Toglici questo debito. Toglile quella paura. . Toglimi tutti i promemoria della mia finitezza. Togli. TogliTi. O resta sullo sfondo. Mi ricorderò ogni tanto di ringraziarTi. Mi ricorderò di parlare di Te, racconterò in giro di come mi hai aiutato. Ma in fondo me lo dovevi. No? Desiderare la salute, desiderare l’appagamento personale, impegnarsi con dedizione per raggiungere obiettivi materiali e non, darsi da fare in vista di questi ed altri più nobili scopi. Tutto questo è umano. E resta solo tale anche quando vediamo che, accidenti!,  non ci basta pensare positivo. No, non è sufficiente esercitarsi ed essere costanti. Non basta fare tesoro degli insuccessi, per ripartire più forti di prima. Non ci sono formatori e motivatori sufficientemente entusiasmanti capaci  di tirare fuori da noi stessi l’energia necessaria per tagliare un traguardo (che la sorgente non sia inesauribile? Che impossible non sia proprio nothing?). E allora ci troviamo a chiedere  a Te. A patto che poi Tu te ne vada? Allora che differenza c’è tra lo yoga e il rosario? Va bene tutto? Training autogeno, running (anche il mio entry level!), meditazione trascendentale, novene, Messa, votarsi alla causa? Tutto, basta che funzioni? Certo. Va bene tutto. E ci sono persone che assicurano che niente sia più efficace della preghiera cristiana.

(Avremo capito bene? Era questo che intendeva il Sandrone – poi Don Alessandro –  quando ancora seminarista, ragazzone bello, ricco ed esuberante, sfrecciava via col suo ciao bianco perché aveva fretta? “È quasi mezzanotte  – ci disse una calda sera d’estate dopo una chiaccherata – e non ho ancora detto il rosario, ciao!”).

Va bene lo terremo presente. In fondo che male c’è.

Fa molto tradizione popolare;  non esiste un termine equivalente in inglese con suffisso  ing ma pazienza. Non fosse che per quella postilla..Sì, dai!

Quella frasetta che diciamo nel Padre Nostro e che Gesù ha detto a braccio nell’Orto degli ulivi sotto le gocce di sangue e sudore che forse si raggelavano sul Suo viso perché era notte e l’angoscia raggela. Non la mia. La Tua. Non sia fatta la Mia di volontà. Sia fatta la Tua di volontà. Voglio volere la Tua volontà. Ci ha insegnato anche questo.

Provo a chiedere che si compia Quella (la Tua, di volontà) anche se mi pare brutta. Anche se mi fa paura. Anche se proprio non mi riesce di fidarmi. No perché a fidarsi, nel dire questa frase, potremmo finalmente, Dio ne sia lodato, rilassarci. Sbadigliare e accoccolarci. Dormire lieti e immemori (come mio marito. Non sogna quasi mai niente. L’ultimo sogno che si ricorda riguardava Rui Costa che entrava in campo. Come un bambino di 11 anni sogna i campioni della squadra del cuore. E si commuove quando il maratoneta alle Olimpiadi entra nello stadio per gli ultimi metri. O quando prende in braccio per la prima volta il primo figlio – meno con la quarta volta il terzo figlio ad esempio, non c’è più l’effetto novità. Lo dico perché vorrei anche io nel mio piccolo contribuire ad abbattere qualche stereotipo.Gli uomini virili qualche volta piangono. Gli uomini sono poetici. Gli uomini sono sensibili. Gli uomini – alcuni uomini – capiscono un sacco di cose delle donne. Proprie quelle che noi di noi stesse non riusciamo a comprendere. Alcune invece  non le vedono, ma forse fa parte del piano anche questo. Perché certe ferite vanno tenute aperte: così guariranno. Gli uomini sono meravigliosi. Hanno anche un sacco di irritanti, insopportabili e personalissimi  difetti ma non è che ogni volta posso partire per la tangente). Dopo tanto umanissimo e virile tendersi. Dopo la lotta, dopo la lunga tenace impazienza del chiedere. Dentro la forza che spremiamo da noi stessi quando chiediamo a Dio che venga in nostro soccorso. Ecco.  Alla fine delle frasi pronunciate con la parte di cuore che scampata al cinismo possiamo seriamente distenderci. Che bello. Sia fatta la Tua. Sarà fatta la Tua di volontà. Ne sono certa. E felice!

Sì, vale anche se hai il figlio molto malato. Sì, vale anche se hai un odioso orrido tumore e hai superato l’intervento e poi un’emorragia quasi ti sfila l’anima. Lo so perché la mia bella e giovane amica me l’ha raccontato. Giovane e bella e in pericolo di vita.

Dopo che ha scoperto di avere un odioso orrido tumore. Dopo che si è arresa alla necessità di farsi operare. Dopo che ha incontrato il medico più bravo in Italia – e anche il più figo, pare – per questo tipo di neoplasia. Dopo che ha chiesto al Signore di poter offrire qualcosa di sé perché il mio bimbo potesse guarire.

Ecco, si sente male. È notte. Chiama l’infermiera. In effetti i valori sono precipitati. Devi essere rioperata subito tesoro, le dicono. E sa benissimo che potrebbe non uscire viva da quella troppo frequentata sala operatoria. Per questo saluta  la sua mamma. Che capisce. Il marito. Che capisce. Forse col pensiero soltanto il suo bambino. Lui capirebbe? Per questo canta Give me Jesus. Ora che è sopravvissuta a quell’ intervento e ad un altro sempre  seguito a rare complicazioni; ora che un po’ tradisce il rammarico di non avere ancora ottenuto insieme a noi, per noi quella risposta; ora che è sopravvissuta anche a  molto altro che non sempre si può raccontare perché riguarda l’anima e che l’ha resa ancora più bella. Ora che ha delle cicatrici che le impongono il costume intero.  Ora mi dice senza enfasi o toni accesi. Ora con il pudore di chi vuole testimoniare eppure tacerebbe. Ora  mi dice che era serena e sicura. In pace. Ma si può?

Boh. Parrebbe di sì.

 

http://www.lacrocequotidiano.it

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15 thoughts on “Si esigono miracoli

  1. Chiedere il miracolo come chiedere “facci la NOSTRA volontà”!
    Chiedere il miracolo come strofinare la lampada di Aladino.
    Chiedere il miracolo come se in fondo Lui fosse in debito con noi (tutte quelle preghiere, quei fioretti, tutte quelle Messe).
    Così poi quando non arriva se va bene mettiamo il muso per un bel po’ oppure possiamo anche giustamente andarcene sbattendo la porta! (ma dove andremo…?)

    Oppure, mi sono chiesto personalmente, NON chiedere il miracolo perché in fondo non ci crediamo, non fino in fondo… chiediamo una cosa IMPOSSIBILE (ma come non era il nostro il Dio dell’impossibile?)
    Eppure… eppure Cristo ha detto: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.»
    Eppure Cristo e gli Apostoli dopo di Lui hanno persino risuscitato dalla morte…

    Ma sinceramente non ho (e non ho avuto) né la Fede né il cuore, per dire come Gesù: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!»

    Troppo… è troppo?

    Potremmo allora accontentarci di qualcosa meno:
    Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!»

    Mi consola sapere che in fondo né la morte, né un corpo paralizzato, possono separarci dall’Amore di Dio, né possono impedirci di entrare per Grazia di Dio, nella Vita Eterna.
    Anzi, per la verità la prima è passaggio obbligato, la “porta stretta”, scrutinio finale.

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  2. Scrivi molto bene, si capisce il tuo stato d’animo, lo sento molto affine con il mio. La vita per molti è proprio una carogna. I pellegrinaggi in giro in cerca di miracoli li abbiamo fatti un po’ tutti e così le preghiere estenuanti con la speranza di raccapezzare un si dal Padreterno che ci appare alcuanto sordo. Purtroppo ho capito con il tempo, che i miracoli sono segni eccezionali che Dio concede, ma non per presunzione. Dio non è una persona umana che si commuove , che fa questo, che fa quel’altro. Dio è un’energia d’amore, che si trova al di là del tempo e dello spazio; questo implica notevoli difficoltà, perché noi invece siamo nel tempo, per far sì che questi due mondi entrino in contatto, non è facile, il nostro è un mondo di carne, il Suo di spirito.Per creare una simbiosi con il divino occorrono molti elementi che si devono sommare: apertura del proprio cuore, preghiera sincera e tanti altri elementi che neppure noi conosciamo. Si può dire che se Dio potesse, non farebbe ammalare nessuno, ma essendo noi umani mortali purtroppo questo accade, la vittoria sul male avverrà solo alla fine dei tempi, come rivela l’Apocalisse. Non bisogna però perdere la speranza, le vie del Signore sono infinite, se riuscirai a creare questa simbiosi, credi, Dio farà di tutto per aiutarti, ricorda che Egli è solo Amore. Un abbraccio, Giusy

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    • @Giusi permettimi… il nostro è il Dio di Gesù Cristo. il Dio che si è fatto Uomo, si è fatto carne…. si è fatto sudore e sangue e anche ha pianto…
      NON è “energia”, seppur d’amore, che sta non si sa dove…

      Vederlo “energia” senza spazio e senza tempo, è quello che ce lo rende lontano e ci affatica a lambiccarci il cervello e il cuore a cercare di “mettersi in contatto” con Lui (hai presente la canzone di Finardi…?).
      Dio E’ Tempo e Spazio, perché E’ in OGNI Tempo e in OGNI Spazio, (e ogni Tempo ed ogni Spazio sussistono in Lui ed esistono perché Lui li ha “pensati”) persino nell’angusto spazio di un tabernacolo, di un’ostia consacrata… persino nell’angusto spazio del nostro cuore.

      La vita poi è Dono di Dio e non è “carogna”, né può esserla… nei fatti è una Parola di Dio per la nostra Vita e la nostra conversione.
      😉

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      • Caro Barlom, a volte si usano parole che possono essere interpretate male, mi dispiace, so benissimo che Dio è presente nei Sacramenti, ed è sempre accanto a noi, seppur invisibile, Dio si è fatto uomo. Sta di fatto però, che nell’immaginario collettivo Dio viene raffigurato in una maniera troppo antropomorfica. Vogliamo che Dio, faccia o si comporti come un essere umano. Usare una termine come energia, che e’ sicuramente opinabile, intendevo appunto questo: non possiamo immaginare Il trascendente, nella maniera che può intendere un uomo, perché Dio è inimmaginabile. Come diceva S. Agostino, e’ come cercare di mettere l’oceano in un bicchiere d’acqua. Per quanto riguarda il male, l’ho già detto ; il male non viene da Dio. Io sono malata, mia madre è morta di un tumore al cervello, mio padre di leucemia, per favore nessuno mi venga a dire che Dio, mi ha fatto questo dono. Se solo pensassi questo, diventerei subito atea, perché questi doni , non possono essere che rifiutati, cordiali saluti, Giusy

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      • Mio padre è morto di tumore a 51 lasciando moglie e sei figli, io il più grande a militare…
        Colei che fu mia Sposa è salita al Cielo a soli 40 anni dopo 5 di malattia, lasciandomi in pegno d’amore i miei tre amati figli…

        Io li chiamo “doni incartati male”… sono “impacchettati” in un modo che umanamente non attira, ma contengongono un tesoro… magari è una pietruzza piccola piccola lì sul fondo e sembra persino sporca di fuligine, ma puoi scoprire che è una gemma talmente preziosa che come il mercante della parabola che “va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.”

        Ma è un discorso che si farebbe lungo, forse complesso e mi sono permesso farlo perché non parlo “per sentito dire”… ma è un aspetto del “male” o di ciò che consideriamo tale, che va assolutamente affrontato o non si avranno mezzi per chi ti dirà che Dio è un mostro!

        Un abbraccio.

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      • ” poiché Dio non ha fatto la morte né si rallegra per la fine dei viventi”, dal libro della sapienza, 2,24. Dio è solo amore e come il sole dà solo la luce, Dio può dare solo amore , il male non viene da Lui. Tre baci per i tuoi figli, Giusy

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      • Dobbiamo per forza passare anche solo col pensiero attraverso il mistero dell croce. Di un Dio che non risparmió la croce a Suo figlio. Dobbiamo.. Lì Dio ha cambiato direzione alla storia dell’uomo, prima schiavo della morte. Adesso la cosa più brutta può diventare via di salvezza. Offerta, atto d’amore . Solo noi sappiamo soffrire, non gli angeli. E Dio è Amore.

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      • Dobbiamo per forza passare anche solo col pensiero attraverso il mistero dell croce. Di un Dio che non risparmió la croce a Suo figlio. Dobbiamo.. Lì Dio ha cambiato direzione alla storia dell’uomo, prima schiavo della morte. Adesso la cosa più brutta può diventare via di salvezza. Offerta, atto d’amore . Solo noi sappiamo soffrire, non gli angeli. E Dio è Amore.

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      • Cosa è il Male? (cioè quale è il VERO male per l’Uomo?)
        Una malattia? Quando questa ti porta magari a conversione?
        La morte? Quando questo è il nostro unico passaggio di ritorno al Cielo e accomuna tutti gli Uomini. Certo sappiamo che la morte è entrata nel mondo per l’invidia del Diavolo, ma la morte – il tempo fisico, il momento, il modo, della nostra morte, sfugge forse a Dio? Allora Dio non è Onnipotente?

        Come vedi non è così semplice. Come vedi tutto sta a comprendere cosa è veramente “male”…

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      • Finiamola qua, io sono una cristiana libera, non rappresento la Chiesa cattolica, alcune cose le condivido, altre no, ma non inganno nessuno, perché quando il mio pensiero si discosta dalla dottrina Cattolica, lo scrivo. Credo fermamente in un Dio Padre, che ama tutte le sue creature, ma che non ci chiede di immolarsi per Lui come vittime sacrificali, per avere una conversione in più. Come non può far morire di cancro un padre di famiglia con 4 figli da sfamare, per chissà quale disegni misteriosi deve compiere su di noi. Egli vuole il bene e la felicità delle sue creature, come un buon padre di famiglia. Il male viene da se per cause seconde, se lavoro su una fabbrica che produce polveri inquinanti e le respiro, il cancro che si svilupperà sarà dovuto a quel che ho respirato; Dio che centra? Se un ubriaco investe un bambino e lo uccide, è stato il volere di Dio a compiere quell’insano gesto, o l’irresponsabilita’ di quell’ ubriaco? Dio ci ha dato il libero arbitrio, non siamo marionette nelle sue mani. Se Gesù è passato per la croce non vuol dire che tutti gli uomini debbano soffrire, per ottenere il Paradiso. Dio ci indica che sulla terra anche suo figlio ha conosciuto il dolore e che per questo motivo, il male fisico sulla terra non può togliercelo, ma ciò non vuol dire che è Lui la causa di questa sofferenza, ci è vicino, ci aiuta a portare la nostra croce, ma no,pensare che voglia questo per noi è inaccettabile. Ti dirò di più, ho conosciuto tantissime persone che rivolgendosi ai sacerdoti per avere un conforto, hanno trovato questo tipo di discorsi, quali la grande fortuna di avere un figlio morto di cancro. Il risultato? Nessuno vuol più sentire la parola,Dio. Se le Chiese sono sempre più vuote ci sarà un motivo…Ti auguro ogni bene, io esprimo un mio libero pensiero, non devo convertire nessuno, addio, Giusy

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      • Neppure io devo convertire nessuno e anche io esprimo il mio pensiero che poggia sulla mia esperienza e su ciò che dalla Chiesa ho ricevuto, mi spiace questo ti abbia infastidito.

        Le tue spiegazioni di cause prime o seconde non spiegano il mistero e se Dio è Dio come può permettere che una madre di tre figli muoia quando la più piccola ha solo sei anni (e potremmo raccontarne a non finire…). Basta dire “non l’ha voluto Lui”?
        Chi stabilisce quando giunge la nostra ora, il caso, il fato, la colpa altrui? E Dio che fa? Tu dici che è amore (e lo è veramente!), che amore è che ci lascia in mano alla vita “carogna”?
        Come vedi ci sarebbe più di una contraddizione, ma comprendo anche non ti interessa avere alcuna diversa visone e tra un po’ finirà che la colpa è della Chiesa e dei sacerdoti che “non sanno spiegare”, per cui anch’io “lascio” e lascio te al tuo libero pensiero… (la Verità ci farà liberi)

        Il Paradiso non ce lo “guadagnamo” soffrendo, ma facendo la Volontà di Dio.
        Ti auguro di trovare ogni risposta e che il Signore ti doni la salute, del corpo e dello spirito.

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  3. Buongiorno cara! grazie dei tuoi contributi così ricchi.
    E’ vero, tutto sarà manifestato solo alla fine, è un già e un non ancora.
    Sai che vorrei dirti che per me è quasi il contrario, riguardo ai miracoli?Che attraverso le prove sto cercando di ascoltare, di capire che solo Dio è risposta. Che di miracoli ne fa a bizzeffe.E chi lo sa forse anche quello che chiediamo noi e allora saremo solo gioia e danza per la gratitudine. Ma so sempre più che nella sostanza non cambierebbe la mia, la nostra vita. Perché solo Dio basta. Solo avere Lui dà la felicità, più ancora che l’integrità dei nostri corpi. Dio, in Gesù Cristo, si è precipitato nelle nostre vite. Lui il Malato e il Povero, Lui il Medico. Chiedo tutto a Lui. Chiedo tutto Lui. Che è incarnato ed è con noi. Ora. Ecco! un abbraccio

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  4. Lorenzini, come darle torto? Nella mia esperienza, ho vissuto solo una parte del suo dramma (chiamiamo le cose con il loro nome: dramma), e non ho creduto utile prendermela con Dio, anche perchè non credo c’entri.
    Ritenere che il solo fatto di credere in Dio costituisca una specie di antidoto ai mali della vita può essere legittimo, ma questo vuol dire trattare Dio come un distributore automatico di miracoli/grazie.
    Metti il gettone (dici la preghierina), e Dio ti concede la salute, il lavoro, la famiglia…

    Io non credo che mio padre si sia ammalato perchè non ha goduto della protezione Celeste; più laicamente credo che una serie di fattori concomitanti abbiano determinato la sua malattia, anche se non so quali. Di questo, non è responsabile Dio.

    Allora, perchè credere in Dio? Forse perchè chi è toccato dalla grazia della fede, può attribuire ad un evento devastante, un significato diverso. Credere fa sì che la sofferenza non sia fine a se stessa, ma serva a qualcosa.

    Ora, io non rientro nel novero dei toccati dalla grazia, e quindi posso solo dire che il dolore c’è, è reale, ti accompagna tutti i giorni, domenica compresa, ti svegli e lui è già in piedi da mezz’ora. Non lo puoi scansare, è inutile giragli attorno, e forse – se proprio voglio trovargli una motivazione – esiste solo per ricordarci che viviamo nella vita vera, con le nostre limitatezze.

    Pensare che il mio dolore faccia parte di un disegno divino, è un esercizio velleitario: faccio già fatica a porre in relazione un effetto terreno con la sua causa terrena, ma se immagino di inserirci anche la volontà ultraterrena, la ragione non basta, e ci vuole la fede.

    E visto che – palesemente – mi manca…. vivo lo stesso. Forse un pò più acciaccato di voi, forse più disilluso, forse più cinico e grottesco. Ma vivo anch’io. Con la fiducia di capire, prima o poi, il perchè di tutto questo.
    Un saluto a tutti. E un grosso in bocca al lupo (laico) a Lorenzini.

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    • Gentilissimo Ambrosetti, grazie di aver preso in considerazione questo testo. Io come titolare del blog e del post in questione posso solo rispondere delle mie parole e delle intenzioni che vi sono dentro. Io non penso affatto che la malattia di suo padre – per la quale posso solo immaginare la vostra sofferenza e ne sono addolorata a mia volta – , nè quella di mio figlio, dipendano da una punizione divina. Ma proprio per niente. Quello che ho tentato di esporre è che Dio non va a gettoni. Che non è il fornitore di un servizio. E l’ho fatto offrendo come al solito il racconto del mio personale dolore e della stupefacente audacia di certe amicizie. Come noto sempre più nessuno ne è risparmiato, il dolore nelle forme anche più prepotenti visita tutti, presto o tardi. Ma si sapeva già! Volendo, ad essere onesti, fin da bambini lo sappiamo. Eppure ci aspettiamo una vita libera dalla sofferenza. Ed è giusto pure questo. Detesto le gare di sofferenza e purtroppo mi è capitato di partecipare anche a quelle da quando una prova particolarmente dura ha toccato anche noi. E comunque c’è sempre Uno fuori concorso. Gesù Cristo, uomo storico e conoscibile e ragionevolmente ma non per forza (siamo liberi! I segni non sono costrizioni) riconoscibile come Dio. Il dolore in sè, e ancora di più quello dei bambini innocenti, è brutto e rimane un enigma. Tutti abbiamo sete di felicità e di senso. In quel Dio che si è fatto uomo ed è rimasto nelle nostre vite, soltanto in Lui io trovo vita. La possibilità di vivere i giorni. Di accettare prima di tutto ..le cose belle. Sono egualmente gratuite e inspiegabili. Perché esisto io, perché il sole, perché l’amore nelle sue varie forme? E sì, anche perché il dolore? Perché la morte? In fondo nella sostanza cambia qualcosa vivere 7 o 93 anni? Cambia il numero dei giorni ma non la finitezza della vita. E il godimento che posso avere accumulato in 93 anni non mi segue dopo la morte. E’ più accettabile lasciare morire un anziano ma non risponde alla domanda del cuore,per quanto sopita. Io vivo acciaccata come lei, grottesca forse di più e chi lo sa. Vivo il dolore e la gioia e la normalità che a volte fa spavento pure quella. La differenza è la speranza, che è certezza presente.E non ho merito. Se non di cercare di nutrirla e coltivarla. E di occasioni ce ne sono a bizzeffe. La notizia che sbaraglia tutto è che Cristo è risorto. Provi se crede a riprendere in considerazione questa notizia storica, corroborata dalla parola di migliaia di testimoni oculari. Provi se crede a dire lentamente una preghiera. Per pura sfida, per una sorta di “vediamo se funziona”. Lo dico senza nessuna spocchia. Solo che sapere che Dio è pazzo di lei e lei non lo sa ancora o non più ecco mi dispiace. Più che il dialogo mi interessa fare girare la notizia. La Notizia! Davvero, con sincera cordialità. E la Grazia che lei ammette in fondo qualcuno la può dispensare. Chiediamola.

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