Sit-in nel cuore

 

pray

 

 

 

 

 

 

 

 

(Articolo già pubblicato per La Croce Quotidiano http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora)

Spedali Civili di Brescia.(Non è proprio la sede per certe istanze di rinnovamento ma chiedo: non sarebbe il caso di aggiungerci la O? No? Lo lasciamo così , rispettiamo l’ottocentesca  tradizione).
Vado, torno, rivado, ritorno;  ricoveri-dimissioni- urgenze-e-routine. Sui muri inneggiano a Stamina e a voler salva Sofia. Anch’io in quel momento vorrei salvarla, povera piccola innocente. Chi non avrebbe voluto salvarla..?

Davanti all’ingresso un giorno,  diversi mesi fa, mi imbatto in  un presidio di malati e famiglie. Consegnano volantini, offrono bevande calde, palloncini.

Per come anche allora mi ero potuta documentare non condivido, ma prima di tutto li amo, li vorrei abbracciare e consolare io stessa.

Lottano, non mollano. Chiedono con la tenacia che merita anche un miraggio se muori di sete in un deserto (lo trovo sbagliato ma la sete è giusta. La sete è sete, meglio. )
Anche noi. Uguale-uguale. (E facciamo tutto: cure, consulti autorevoli,  fisioterapia e anche vigilanza sui noi stessi e la smania disperata che ti illude che più fai meglio è).

Anche noi, dico, facciamo sit-in.
Solo il nostro picchetto è altrove.

Nel cuore. O davanti al Santissimo. Nella mente o anima o entrambe quando parlo con Maria SS e Le chiedo ci pensi Lei. Ma subito.
E mi arrabbio. Minaccio  di tornare a non darLe tregua.
Siamo tutti uguali. Si agitano in noi gli stessi sentimenti. Cose alte e orribili pulsioni . E amiamo. (Sì ma cosa? E come?) Bramando di  essere riamati.
Mi faccio sempre più convinta, nella mia banalità, che il problema vero sia solo chi, cosa e in che ordine. E anche a quale costo.
Amo moltissimo nostro figlio, il piccolo. Amo sconsideratamente tutte e tre le nostre figlie. Tutte come uniche. E questo è il bello.
Ma è anche il brutto.

Perché nemmeno 10 figli sani ti possono consolare per quello colpito. Per quello caduto. Inizio a sospettare cosa intenda Dio con la storia della predilezione. Dell’amore unico e personalissimo. Della Sua gelosia.

Noi vogliamo tutti essere preferiti. E se lo sperimento io cosi normale , cosi umana e infantile anche..
Amare il figlio che non può guardarti negli occhi ti incide nella carne la parola gratis. Perché  l’amore non campa di contraccambio. Sembra di più un investimento folle e intero. È un pieno a perdere.
L’amore, la rabbia, il dolore. E sopra tutto questo,  la speranza .
Quanta rabbia per quelli che quasi subito ci dicevano ” è una benedizione, Dio vi predilige. Ludovico è amato” (ed è vero. Oh come è vero! Però ti scoccia se te lo dico io?), e quasi intercettavo  tra i loro sospiri  quello che significava sollievo per essere stati risparmiati .

Lo shock all’inizio mi ha spinto anche contro gli altri. Chiedo perdono Signore! Davvero pensaci Tu. Argina Tu l’ondata di cupa tristezza che spesso ho lasciato schiantare contro le persone, soprattutto le più care, le più vicine soprattutto.
Il dolore, quello vero, fa venire il vomito. È orrendo. Non ha niente di bello, in sè. La malattia, la  menomazione di un figlio, del mio!
Che ci si possa vivere e che dentro si celi altro. Che serva a purificarmi, passandomi letteralmente al fuoco è  vero. Lo avrei piano piano scoperto e lo scoprirò di nuovo.
Che lui sia dotato di tutto  ciò che serve alla felicità vera, un’anima immortale e pura, questa è la cosa  importante.
È vero perché deve esserlo. La ragione lo esige. Nulla di essenziale gli è tolto nel suo stato di esistenziale menomazione.
Salgo a fatica queste alture aspre nel mio cuore e poi  rovino a terra per  sette parolette sparate a raffica:”Chiunque  avrebbe abortito con un figlio così” mi dicono da più parti.

E dicono la verità , è così. O meglio, la mentalità maggiormente diffusa è questa perché poi, per davvero, ci sono annali segreti al mondo che elencano i nomi di chi non lo fa, non lo ha fatto ed è sempre stato ripagato. Sempre, anche senza guarigione.

Ma non appena  queste parole in fila come un plotone schierato mi colpiscono fronte e petto  io mi sento svenire. Squarciano  la carne. Sfondano il cuore che fa un tonfo sordo perché cambia ritmo..
Poi monta la rabbia. Chi parla così del nostro bambino? Ludovico il degno di morire prima di nascere, il meritevole di sparire con la sua dote di malattia, disagio,fatica.
Perché ?
Con tutto ciò non è che io non provi angoscia e rifiuto e che non vorrei togliermi di dosso tutto questo asfissiante dolore. Però rimango. Tutta scomposta, lo so, non ho lo standing da Calvario.
In piedi o  riversa a terra. Urlando. Picchiando porte. Scagliando piatti e graffiandomi la  faccia  per farla sparire. Pregando a singhiozzi verso il Dio in croce, verso Sua madre dolente e poi giubilante. E davanti a Loro due le rivendicazioni perdono tracotanza. Non esigo più.
Ma contemplando un Altro dolore provo a mendicare ciò che non merito.
Una, una sola goccia di sangue, anche rappreso, un grumo, un millesimo di secondo di acuto dolore alla spalla di Gesù, quella che ha sopportato il trasporto della Croce,  investito, puntato su Ludo, speso per lui solo. Toccalo, guariscilo. Puoi.
Perché non vuoi? Ancora..
(Come soffre il Mio Signore della mia ingratitudine.)
Tantissimi amici sono toccati dalla nostra storia e danno prove di un amore e di una vicinanza commoventi.
La cognata più buona del mondo che con settehodettosette figli  mentre sono in ospedale viene a pulirmi tutta la casa. E dopo di lei l’amica dei tempi della pallavolo che è diventata l’amica per tutte le stagioni. Un monastero intero di suore carmelitane che ama il nostro bimbo come un Gesù e sono serie! Madrina e padrino e nipoti che fanno pellegrinaggi di notte, sui monti. Una volta siccome Ludo non sa stare nello zainetto sulle spalle in 4 uomini lo portano in braccio per 2 ore  di cammino e un dislivello di 600 metri fino alla Madonna della Corona. E intanto mi prendono in giro perché sono in ansia.

Fratelli ancora più fraterni. Le nostre famiglie a totale, umilissimo servizio. Amiche che mi regalano giornate intere per starmi vicino e accompagnarci all’ ospedale a Milano; e non è facile starmi vicino. Affatto.
Mamme di amichette d’asilo che rendono i pomeriggi senza di me pieni di giochi e avventure. Una comunità intera che prega e ci regala tempo e generi di conforto;  e ci organizza il rinfresco per il suo S. Battesimo perché saremmo usciti dall’ospedale solo 3 giorni prima.

E poi noi  a casa con le figlie preghiamo spesso. E in  modo più sistematico e davvero insieme, ora.
Ad un certo punto ci decidiamo per una novena  a  Giovanni Paolo II su suggerimento di un amico arcivescovo in vista della Canonizzazione del 27 aprile 2014; e poi una mesena (per iOS non si può dire ma io lo scrivo. Non mi corrigerai!).

Andiamo avanti a oltranza. In un punto imprecisato del secondo mese di recita la parte con la  richiesta di guarigione diventa quasi urlata e variamente integrata da avverbi di tempo e di modo..La grazia che da tanto tempo e con grande insistenza ti chiediamo”.
Le tre si guardano tra loro, sorridono e borbottano. La portavoce di turno mi fa:
“Mamma, perché lo dici così, ad altissima voce? Secondo me ti sentiva anche prima ”

Per lui, tesoro. Per Ludovico il Magnifico. Ludovico  Il Dolce. Il dissoda cuori .

Quando arriva un grande dolore tanti amici eroicamente ti si affiancano, ne arrivano di nuovi e i gesti di amore e premura sono davvero tanti e consolano.

Perché?
Cerchiamo di scusare un Dio che ha colpito uno di noi quasi a coprire noi umanamente lo spazio aperto da questa spada con tutto l’affetto di cui siamo capaci? Rimediando al male che sembra infliggerci?
Allora in fondo non ci fidiamo..O Lui ci colpisce e ci consola? E ci aspettiamo che dopo tanto dolore presto arrivi una ricompensa, un periodo di prosperità  e abbondanza e privo di fatiche? Impugnando quale diritto?
Già un cielo terso è un regalo ..

Tutto è per il nostro bene. Ma nel senso che solo Lui, tutto Lui è il solo nostro bene. E tutto ciò che succede presto o tardi ne rivelerà il Volto.
E anche morire è per il nostro bene, se vogliamo tirare le estreme conseguenze e dare una risposta degna alla mia bambina di quasi 5 anni che mi fa certe domande. Sì, Isabella, alla fine della fiera anche morire (oh, speriamo fra un sacco di tempo! Anche se a volte penso con timore alla  mia eventuale longevità) è per il nostro bene .
Ma prima viviamo. Prima viviamo per Chi ci ha ritenuti meritevoli della Sua morte. Non serve sapere tutto . O meglio si sa vivendo. Se ne assume il sapore. Ed è, alla fine, squisitamente vita.

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3 thoughts on “Sit-in nel cuore

  1. L’ha ribloggato su lavitasempreintornoe ha commentato:
    Di Paola Belletti, per la Croce

    Noi vogliamo tutti essere preferiti. E se lo sperimento io cosi normale , cosi umana e infantile anche..
    Amare il figlio che non può guardarti negli occhi ti incide nella carne la parola gratis. Perché  l’amore non campa di contraccambio. Sembra di più un investimento folle e intero. È un pieno a perdere.

    Liked by 1 persona

  2. “Il dolore è assurdo, solo per il fatto che esiste”
    Charles Bukowski

    Ti ringrazio molto. Mostri in modo mirabile dove poggiano i tuoi piedi, e dove possono poggiare i miei! Roccia

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