Ogni benedetto bambino

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(articolo già pubblicato per La Croce Quotidiano. http://www.lacrocequotidiano.it)

Trascinata dalla corrente impetuosa degli algoritmi di Facebook e dalla storia oggettiva che viviamo come famiglia, quella di avere un bimbo malato e di averlo saputo, almeno temuto da prima che uscisse alla luce, mi imbatto spesso in contenuti prolife. In Pagine Facebook dedicate; in associazioni, iniziative e soprattutto altre persone. C’è pieno di storie meravigliose, di persone coraggiose, di bambini accolti e amati comunque. Di figli tenuti in braccio un soffio e poi lasciati andare che hanno avuto tutto. Amore, battesimo, mamma, papà, fratelli, zii e poi l’eternità. Ci sono anche tante storie di bambini che sembravano gravemente menomati e invece grazie alla benedetta ostinazione delle loro mamme e papà sono nati, sani. Ecco, queste. Sarà che confidavo sarebbe andata così anche per noi.. Ma bisogna stare attenti.

Un figlio sano è più bello, è più gratificante, ha più talenti visibili; fa fare molta, molta meno fatica (comunque tanta. E poi la vita può essere lunga e le fatiche diverse). Ma non è di una categoria superiore. Siamo più contenti tutti, ma non è da più di uno (già) malato.

Ho sperato tanto e pregato a lungo e continuo a farlo. Che bello sarebbe se le infermità che colpiscono il nostro venissero sanate. Che bello sarebbe se anche a lui fosse data la possibilità di affrontare la vita con tutti i sensi integri e uno sviluppo psichico e fisico nella norma. Non è così per ora. E forse non lo sarà mai.

Non lo so.Spero razionalmente e quasi con una sorta di addolorata indifferenza che la mia poca fede sia bastante e che Maria convinca Suo Figlio. Esiste la santa indifferenza, ci arriverò, per ora ho questo. Una attesa addolorata eppure lieta che non sospende la vita.

Esiste anche la consapevolezza che seppure in modo misterioso e paradossale il suo stato concorra al suo e nostro  bene e di chissà quanti altri molto più che non la salute. È difficile ragionarci sopra soprattutto per noi occidentali addestrati a fuggire ad ogni costo fatica e dolore. Spesso questa riflessione suscita fastidio, rabbia e rifiuto. Anche se a farla è la mamma.

Non soffri mai abbastanza oppure soffri troppo, “dai adesso basta piangere”. Sei sempre troppo angosciata oppure troppo su di morale e allora  sicuramente è una difesa psicologica, una negazione. Non fai mai abbastanza per quello che sta male ma se poi fai troppo per lui allora i consigli non richiesti e a volte così schiaccianti (li sento così quando sono un tronco secco e non un giunco che si flette e così resiste o addirittura abbraccia) si spostano in massa sugli altri figli e sui loro bisogni.

Ogni figlio ha le sue esigenze e pure i suoi talenti. Ci sono quelli più intelligenti e quelli meno; quelli intonati e quelli no. E soprattutto non si vede tutto subito. Io scommetto su tutti i miei 4, sulla loro reale riuscita, che non c’entra quasi nulla con il successo. Anzi nulla.

Siamo tutti molto diversi.

Ma il valore, la dignità è la stessa. Di questo volevo parlare; della dignità.

Anzi , vorrei che me ne parlassero. Vorrei vedere più visi lieti e meno facce imbarazzate. Vorrei più senso dell’umorismo e meno pietismo. Vorrei , vorrei..

Secondo me però ora tocca proprio a me. Tocca – anche – a me offrire gioia e testimonianza. Testimoniare che il dolore non è un inibitore di gioia. Che non sapere  tutto non è ignoranza del senso.

Che non avere la soluzione in mano fa parte della nostra meravigliosa incompiutezza e accentuerà il senso di sorpresa in questa vita (perché il  Regno di Dio è vicino) e nell’altra.

Diremo insieme : “Ecco perché. Ecco come. Ecco per chi!”

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10 thoughts on “Ogni benedetto bambino

  1. Cara Paola,le tue parole giungono a me come uno tra gli auguri più belli che io abbia ricevuto oggi,giorni del mio quarantunesimo compleanno!!!grazie a te e alla tua famiglia per l’incredibile testimonianza che siete!ciao!silvia pullini

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  2. Non so Paola se esiste una “santa indifferenza”…

    Forse si ,ma non quella che ti fa “veleggiare” sugli altru dolori, per non parlare di quelli che affliggono coloro che amiamo. Persino Gesà ha pianto per Lazzaro suo amico…
    Pianse addirittura per i futuri dolori di Gerusalemme:
    «Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”». (Luca 19,41-44)

    La Santità che è amore e capacità di condivisione è proprio il contrario dell’indifferenza che tanto attanaglia questo mondo, che usa l’indifferenza per difendersi, perché condividere, avere sentimenti e lasciarsi coinvolgere è faticoso e doloroso… ma non v’è altra strada.
    Ad alcuni il Signore pone tanti e tali fatti, che non puoi NON scegliere da che parte stare… non puoi essere “tiepido” o indifferente.

    La scoperta è scoprire che in questa fatica, Dio è tutt’altro che indifferente alla nostro soffrire per qualcuno e con qualcuno… anzi, in Gesù Cristo, si fa Lui carico delle sofferenze che sarebbero umanamente insopportabili… Lui culla noi mentre siamo intenti a cullare qualcuno.

    La Santa infdifferenza forse è quella che il Signore dà agli “insulti e agli sputi”, a chi “ti tira la barba”, a chi ti deride o compiange… ma questa è altra cosa.

    Forza e coraggio Paola! 😉

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    • “non puoi essere tiepido o indifferente…”

      Non non è vero… puoi farlo. Puoi scappare…
      Cercare di scappare dalla Croce, sinche non incocci nella prossima… e così avanti di fuga in fuga e combattendo perché nulla di questo avvenga… ma avviene.

      E’ solo “entrando” nella Croce aggrappati a Cristo, alla preghiera, a Maria, che si scopre che la morte è stata vinta, che la Croce non è più patibolo ma segno di Resurrezione, “letto d’amore dobe ci ha sposato il Signore”…

      Scoprire che qualcuno ha rotolato per noi quel macigno… che il sepolcro è vuoto!
      Non è forse questo il Tempo? 😉

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    • Sì esiste! Consiste proprio nel chiedere e affidarsi alla volontà di Dio. È s. Ignazio che la insegna . Ed è una bussola per me grazie ad un confessore che me l’ha ricordata . Ed è quello che dolorosamente mio figlio mi insegna . È ininfluente vivere 3 o 100 anni. Essere ricchi o poveri , sani a lungo o malati subito. L’essenziale a lui è già assicurato la guarigione è un bene che desidero per lui e per noi ma non a scapito nè al posto del bene supremo. “È perciò necessario renderci indifferenti rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati”. (Dagli Esercizi)

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      • C’è sempre da imparare…

        Se questa è l’ “indifferenza” di cui parlavi, non posso che concordare…
        “Ubi maior minor cessat” 😉

        Anche se dal limite dei miei limiti la vedo così: per la NOSTRA vita vedo un dono grande questa Santa indifferenza (malattia/salute – ricchezza/povertà – vita/morte – stima/disprezzo – ecc.). Ho qualche perplessità per ciò che può riguardare la vita di chi ci sta accanto… Certo abbiamo ben presente qual è il bene ultimo (per iperbole: meglio un figlio sanissimo che mette e serio repentaglio la sua Vita Eterna, o una breve vita fatta anche di sofferenze che lo prepara e potremmo dire gli “assicura” la Vita Eterna?), ma vedo difficilmente applicabile una “indifferenza” che ci faccia dire: “non fa differenza se è sano o malato, se soffre o non soffre, l’importante è che…”, come invece potremmo dire (se il Signore ce lo concede) per noi stessi.

        Per esperienza diretta trovo questo molto difficile nel momento della prova… quanto “tutto è concluso”, ecco, allora tutto viene ordinato nella giusta prospettiva, nella certezza della Fede.
        Nella prova, arrivare a dire sinceramente “sia fatta la Tua e non la mia volontà…” è già una grande Grazia.

        Ma le mie sono solo riflessioni che lasciano il tempo che trovano. Un dialogo con te che faccio qui perché non ho un mezzo più “diretto”.
        😉

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  3. gentile signora Belletti, ho organizzato una veglia/adorazione per Charlie Gard per venerdì 30 giugno ore 21 (via Marzabotto 12, Bologna) e sarei onorato se Lei potesse gentilmente inviarmi una meditazione per tale occasione da leggere durante la preghiera comunitaria. sentitamente ringrazio in anticipo. don Alberto Bindi @donBindi

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    • Carissimo Don Alberto, la ringrazio davvero dell’attenzione e della richiesta. Mi piacerebbe molto poter scrivere una cosa anche nuova, inedita ma non so davvero se trovo il tempo. anche questo blog lo sto molto trascurando perché sono redattrice su Aleteia e con 4 figli piccoli di cui uno Ludovico sono un po’ carica! Ci provo! Ma se non dovessi riuscire e trovasse qualche cosa già edito qua sul blog o su Aleteia non esiti a farne uso!

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      • grazie della risposta. stia tranquilla, farò tesoro di altri Suoi scritti, tutti hanno qualcosa di interessante, pregherò perchè si allunghino le ore della sua intensa giornata, d’altronde conosciamo la definizione della parola mamma: “colei che fa il lavoro di 20 persone… gratis”

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