La Versione di Melinda (prima parte)

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«Cette semaine est sainte ; une crise économique bien plus grave et bien plus fondamentale pour nos vies que celle de Wall-Street est en cours. Celle de l’économie du Salut: Dieu cherche à nous sauver et l’offre de son amour ne trouve que peu de demande. “L’amour n’est pas aimé!” ».

Ve lo metto in francese poi ve lo traduco al solo e unico scopo di sfoggiare la mia conoscenza della lingua d’Oltralpe. Sul fatto che l’operazione sia istantanea vi dovrete  fidare di una che spreca una serie di battute per ostentare una vaga reminescenza liceale.. Comunque dopo Simone Weil mi sono imbattuta in questo sito francese, Cahiers libres. Sono rimasta incantata nel leggere i due paragrafetti che ne dichiarano gli scopi lì a destra in homepage e che si chiudono con una citazione del molto amato Péguy: « Il y a quelque chose de pire que d’avoir une mauvaise pensée. C’est d’avoir une pensée toute faite». «C’è qualcosa di peggio che avere un pensiero sbagliato. È di non avere affatto un pensiero».

E poco sotto ho trovato l’invito ad abbonarsi alla lettre hebdomadaire. Ho una passione sfrenata per questo aggettivo. Ma non importa.

Mi sono imbattuta in due cose degnissime di nota. E credo lo siano anche molte altre. La prima è la citazione d’incipit, presa dall’editoriale della Settimana Santa 2015: «Questa settimana è santa; una crisi economica ben più grave e ben più fondamentale per le nostre vite di quella di Wall-Strett è in corso. Quella dell’economia della Salvezza: Dio cerca di salvarci e l’offerta del suo amore non trova che pochissima domanda.  “L’amore non è amato”». Lo crediamo davvero? Perché, in fondo, non è che questo. Dio ci vuole; e noi?

L’altra è un’intervista ad una giovane donna. Per ora non la qualifico oltre. Intervistata da Padre Mark Mary nel 2011 per un’emittente americana la trasmissione è stata tradotta per cahiers libres. È quanto mai opportuna. Per me. Per molti, credo. Provo un disagio sofferente per tutte le volte che mi confronto con qualcuno sui temi dell’omosessualità perché basta che le nostre conversazioni si avvicinino anche vagamente alla parola Chiesa o Fede e come un gas altamente infiammabile per un innesco che a me pareva invece materia inerte esplodono con fragore. Ci sono parole, frasi, interi argomentari capaci di scatenare reazioni violente del vicino di casa, del lettore occasionale, del contatto facebook, di parenti, amici, passanti. Al di là dello stato di indottrinamento che non so valutare quanto sia capillare e consolidato- e che purtroppo procede a tappe forzate!-  credo che ci sia una reattività giusta. Che deve dirmi qualcosa. Io forse sto sbagliando qualcosa. Anche perché mi accorgo che lo sguardo amorevole e partecipe e profondamente rispettoso  che davvero voglio posare sulle persone non arriva. Allora forse nemmeno parte? O parte viziato? O non lo si coglie perché troppo raro?

Questa giovane signora canadese scrive libri, articoli, tiene conferenze. È sposata, ha 6 figli (al tempo dell’intervista aspettava il sesto) è cattolica. Ha incontrato la fede mentre apparteneva alla comunità gay e viveva un rapporto stabile con una compagna.

Ecco, già detta così non va bene. Allora portate pazienza, qualche brano è necessario che ve lo riporti integralmente. Questa signora peraltro ha una capacità espressiva così chiara, disarmata e decisa insieme; e coraggiosa. Guarda le cose e le nomina, con calma, senza paura e quindi senza violenza alcuna. «E’ cominciato tutto quando avevo 12-13 anni; so che la metà degli ascoltatori sarà scioccata ma è l’età abituale per questo genere di cose. Mi chiedevo se fossi eterosessuale o no perché la maggior parte delle altre ragazzine cominciavano ad essere attratte dai ragazzi e io per niente. Guardavo i ragazzi con indifferenza ma avevo un tuffo al cuore molto intenso per la mia migliore amica e poco a poco questa attrazione è diventata sessuale. Durante questo periodo, come accade spesso, io mi dicevo che non ero veramente lesbica, forse bisessuale. Cercavo di uscire con dei ragazzi ma non andava bene e una o due volte è andata proprio male. Ho finito per dirmi che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca e pretendere di essere ciò che non ero. Sono uscita allo scoperto e ho assunto l’identità di lesbica. Nel contesto culturale questo ha anche voluto dire unirmi apertamente alle battaglie della comunità. E poi, qualche mese più tardi, mi sono convertita al cattolicesimo». Aveva circa 19 anni.

«Sono diventata cattolica e ho voluto seguire la ‘linea del partito’, quindi siccome ero gay, pensavo che ciò avrebbe voluto dire che avrei trascorso una vita di celibato. Idealmente ero una razionalista con un’inclinazione per lo stoicismo, per questo andavo consolidando in me dei meccanismi secondo i quali mi dicevo che questo non sarebbe stato un problema. E poi con mia grande sorpresa mi sono innamorata, mi sono sposata e sono attualmente incinta del mio sesto figlio. Non voglio dare l’ impressione che questo dovrebbe succedere per tutte le persone che fanno questo genere di scelta; ma per quanto riguarda  me, è quello che Dio ha deciso». Di questo passaggio noterei soprattutto due cose: era poco più che una ragazza e aveva un pensiero! Aveva fatto una scelta di pensiero. Approcciava la vita e la domanda di senso delle cose secondo un sistema ideale che fino ad allora le era parso coerente. Secondo elemento stupefacente: parla dell’azione di Dio. Dio è un soggetto che ad un certo punto lei ha incontrato e che ha agito nella sua vita. Che ha riconosciuto agire nella sua esistenza. È un fatto personale, che riguarda due persone libere: lei e Dio. E l’azione dell’Uno ha impresso una nuova traiettoria nella vita dell’altra; una traiettoria e un percorso che lei non si sognerebbe mai di proporre come paradigma per tutti proprio perché è frutto di due libertà in relazione.

Anche nei commenti al post trovo che chi resta arrabbiato nei confronti della conversione di Melinda passi sotto silenzio l’azione di una persona. Con la maiuscola. Non prenda in considerazione che se Dio c’è e si interessa di noi allora agisce. E in fondo può fare un po’ quel che Gli pare, non come arbitrio capriccioso ma secondo la multiforme bellezza del Logos, che è poi ancora Lui. Comunque procediamo con ordine, quello di Melinda, perché il mio rischierebbe di essere più rapsodico. Quando il conduttore le chiede di raccontare come questo sia avvenuto lei racconta: era atea, femminista radicale, molto influenzata dall’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre. E pure da Kant che si è permessa di definire un filo troppo rigido; per questo cercava nella sua sintesi di pensiero di assumere l’etica razionalista del filosofo prussiano in una versione maggiormente liberale.

Accidenti!  Che mordente sulla vita, che uso audace della propria ragione questa ragazzina! E già a questo punto sarebbe opportuno dire che il fatto che fosse omosessuale è davvero secondario. (Lo è in un certo senso e deve sempre esserlo. Una delle cose che di più mi crea disagio nelle discussioni su gender, istanze lgbt, nuovi diritti è proprio questo appiattimento sulla sessualità. Ma non per beghineria, perché è troppo poco. Per chiunque. La sessualità è importante e meravigliosa ma non è la persona).

Non per lei però. Lei intende andare fino in fondo. E percepisce la propria vita come un tutto unitario. E anche la proposta cristiana alla quale approderà è fatta propria e assunta come radicale e totalizzante. Come del resto è. Passando per abbondanti bevute di cherry, agguerrite discussioni con un amico ed alcune letture fa un passo importante: la ragione non è il razionalismo. La mia ragione, la mia piccola ragione da sola, non spiega tutto, dice a se stessa e racconta al suo interlocutore. «Thomas Merton mi ha convinto che avevo bisogno di tendere a qualcosa di nuovo sulla questione di Dio, che credevo risolta. Non ero affatto entusiasmata da questa prospettiva, ma volevo essere autentica e proseguire il ragionamento fino a dove mi avrebbe condotta. Non volevo restare in un sistema perché mi tornava.

Quindi per sperimentare ho deciso di pregare, più volte al giorno. Dicevo a Dio: “Se sei qui e se ti interessi delle vicende umane, mostrami chi sei e quello che vuoi che io faccia.”. Mi dicevo che se c’era un dio, se fossi stata perseverante e aperta di spirito, avrebbe finito col rispondermi». Passa dall’idea di un dio astratto a quella del Creatore di tutte le cose e ne prova gratitudine. E fa una cosa assai razionale e scientifica: prova. Verifica un’ipotesi. Si mette a pregare. E poi incontra Maria. Nella preghiera, piano piano, percepisce la sua presenza e vi entra in relazione. Il rosario arriverà dopo. Intanto la Madonna le presenta Gesù, dice lei. Il percorso fatto fino ad allora, lei dice, la costringe a diventare cattolica. Per serietà verso se stessa e ciò che aveva compreso capisce anche che deve fare il passo definitivo.

E la prima cosa che fa è rompere il fidanzamento con la propria compagna. Che dolore devono aver provato. La compagna le chiede se non sia possibile proseguire in un modo non contrario alla sua fede ma insieme capiscono che questo modo avrebbe solo prolungato la sofferenza. Altra notazione: il loro legame, sebbene caratterizzato da atti disordinati, era un legame di un certo valore, importante, carico di affetto sincero.

Più avanti Melinda farà una bella osservazione sulle relazioni omosessuali e la loro simmetria. Hanno un aspetto di corrispondenza e di specularità che offre alle persone coinvolte un contenuto di relazione importante e bello. Padre Mark Mary le chiede ora di parlare della sua attività di conferenziera. «Per esempio, recentemente ho tenuto una conferenza all’Università Notre-Dame (una delle più importanti università cattoliche degli Stati Uniti). C’è molto timore, nella comunità gay, verso le persone che hanno lasciato questa comunità.  E ci sono delle ottime ragioni per questo (timore). Ci si immagina di solito un predicatore infervorato che dà la parola a un gentile piccolo ex-gay, che inizia a dire “Oh sì, ma certo che si può cambiare la propria sessualità” e poi lascia la scena in fretta prima che gli si lancino dei pomodori. Nel mondo protestante, la vocazione alla castità è spesso mal compresa. Si insiste molto sull’idea di cambiare la propria sessualità, di guarire psicologicamente dall’omosessualità. La reazione di paura della comunità omosessuale è comprensibile. Perché storicamente, nel corso del secolo passato, i tentativi per guarire l’omosessualità,  hanno causato molte ferite, in particolare per le lesbiche[…]».

Il problema della propria identità sessuale emerge con forza nell’adolescenza e soprattutto ora, nel nostro attuale contesto culturale, i giovanissimi sentono una forte pressione a definirsi omo o etero. E quando un giovane cattolico scopre di provare attrazione per le persone dello stesso sesso secondo Melinda la prima cosa da ricordare è che tutti attraversiamo delle tentazioni. Va bè questa risposta ve la metto quasi per intero perché come vi dicevo parla con chiarezza e serenità, con profondità e ha sempre presente che nel dramma di ogni vita Dio agisce. «E poi, bisogna cercare di vedere che, anche se la sessualità è qualcosa di molto bello, non è l’alfa e l’omega della vita umana. E infine, anche quando si ha un’attrazione per le persone dello stesso sesso, è frequente avere anche un certo grado di attrazione per le persone di sesso opposto.

Se si tiene a fondare una famiglia, è possibile svilupparla. Ci sono anche le vocazioni religiose. Io ho un amico che è passato per un itinerario molto simile al mio e ha finito per discernere la vocazione di entrare in un ordine religioso. Oggi è molto felice e soddisfatto.

Ci sono molte possibilità per i giovani in questa situazione, numerosi cammini di senso e di realizzazione. Se si mette Dio al centro della propria vita, le cose vanno chiarendosi.

Molte persone si torturano provando a fare sparire la propria omosessualità. Si dicono che se pregheranno abbastanza, Dio li guarirà, altrimenti la loro vita è fallita. Ciò può causare dei conflitti molto profondi, delle relazioni nevrotiche di odio di sé; e allora si finisce per concludere che Dio deve proprio odiarci per domandarci qualche cosa d’impossibile e si lascia perdere tutto. Bisogna essere realisti e ammettere che il desiderio omosessuale può anche durare tutta la vita; ma ciò non significa che Dio ci detesta e che non abbiamo comunque numerose maniere differenti di vivere la nostra vocazione nella castità».

E soggiunge una considerazione che serve a tutti coloro da qualsiasi parte della barricata si trovino a sentirsi senza barricate. Secondo forme diverse ciò che può sperimentare una persona che ha tendenze omosessuali è ciò che in altre forme tocca a tutti. La prova. Un ostacolo spaventoso. Una passione che pare invincibile. «Molte persone omosessuali hanno l’impressione di vivere qualcosa di eccezionalmente difficile, che nessun altro vive. Ma tutti, in un momento o in un altro, conoscono la tentazione insormontabile, o hanno l’impressione di stare per morire se non vi cedono. È un’esperienza umana universale. La maggior parte delle persone tengono tutto ciò segreto, perché è doloroso; ma possono trovare un certo conforto nel sapere che è universale».

E poi veniamo alla Chiesa e alle sue “assurde” pretese. Ci sono tre paragrafi nel Catechismo della Chiesa Cattolica che parlano delle persone con tendenze omosessuali. Che dite li metto? Valgano come ripassino generale:

“2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.


2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.”

Dal CCC promulgato da Giovanni Paolo II° nel 1992.

FINE PRIMA PARTE

(articolo già pubblicato per La Croce quotidiano)

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