Le signorine delle mosche. Perché buoni si diventa

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«Però lei le ha detto stronzetta!»

«E ora vedi come piange?»

«Sì ma loro hanno spinto Emma e le hanno fatto male. E poi mi prendevano in giro».

«Come?»

«Non so, così. Muovendo la testa un po’ a destra e un po’a sinistra e guardandomi con quel modo..».

Una frotta di bambine gardesane e un nutrito gruppo di autoctone briantee si sfidano nel grande parco che circonda la Basilica romanica dei SS. Pietro e Paolo. Il pomeriggio si è scaldato al sole deciso di maggio. I numerosi alberi offrirebbero sufficiente refrigerio, se solo lo si andasse a prendere (invece di stare a cuocersi nel punto più assolato del prato, Marty! Per forza hai mal di testa, come cosa c’entra il sole?).

Sono vestite tutte in modo delizioso, per la maggior parte di bianco e spesso con dei pizzi. Hanno acconciature ricercate, visini gentili  (esclusione fatta per due esemplari di cui sono responsabile e che siccome saremmo arrivati dopo la celebrazione della Messa hanno ottenuto l’approvazione per un outfit più easy e scanzonato che si concludeva con coloratissime infradito).

Oltre a questi segni niente altro corrobora l’ipotesi che si tratti di bambine civilizzate. Si muovono in gruppi compatti, si riconoscono in un leader, si affibbiano nomignoli sprezzanti: la banda dei ladri, l’una, e il gruppo delle spione, l’altro.

Di tra i loro occhietti grandi e dolci si studiano e cercano il modo di sferrarsi le une le altre il prossimo attacco.

Attirata dal pianto prolungato e molesto della più piccola mi ero portata nella zona parco-giochi. E avevo imprudentemente chiesto cosa stesse succedendo.

Sbagliato, sbagliatissimo. Mi riferiscono di soprusi e fermenti di vendetta. Mi mostrano la piccolotta con una convincente candela al naso e grossi lacrimoni che rimane abbarbicata al collo della capo branco. Che si è anche macchiata dell’ignomignoso insulto.

«Ma Elisa non si dicono ‘ ste parolacce, per nessun motivo!». «No, zia,  dovevo proprio, scusa l’hanno fatta cadere e poi ridacchiavano».

Certo i piccoli vanno difesi ma non a prezzo di altre ingiustizie e poi serve proporzione. Per esempio una bastonata per un’occhiataccia, come ho sentito fosse nei loro piani, non è proporzionata. E che ne so io -mi dicono- di quanto loro si siano sentite offese da quell’occhiata? Ci sono occhiate e occhiate, mamma, zia.

Richiamo generale dei principi di rispetto del prossimo, che sì in questo caso coincide proprio con quelle bambine un po’ troppo antipatiche a vostro avviso; ribadisco il divieto assoluto di dire parolacce. Rischio di infrangerlo un attimo dopo perché scivolo dal tacco e la caviglia non se lo aspettava..

Raggiungo lentamente lo schieramento avversario. Non appena penso di avere individuato la loro portavoce le faccio presente il fatto che la più piccola si è fatta male e che occorre stiano più attente e che c’è spazio per tutti (il parco in effetti consta di qualche ettaro..); lei però mi guarda con una certa sicumera. Aveva l’asso nella manica.

Da dietro al sua schienina si fa avanti incoraggiata dalla stretta di mano di due compagne più grandi un’altra bimbetta vestita come una bambola e con due occhi languidi; piange visibilmente ferita nell’intimo perché le hanno detto appunto la testuale parola di cui sopra. L’ho già sgridata, avete ragione non si fa.

Insulto, spintone, difesa dei più deboli, siamo tutti fratelli, perdoniamoci, non importa, convogliamo l’aggressività in una bella sfida sportiva..?(mi guardano compatendomi)

Scappo. Ho deciso di svignarmela.

Se la vedano loro. Si misurino loro con la propria quasi innocua cattiveria e desiderio di prevaricare.

Voleranno sguardi terribili, si rinsalderanno rapporti tra cugine. Proveranno l’ orgoglio di appartenere ad un gruppo e di avanzare nuove soluzioni tattiche: tipo nascondersi nel boschetto di bambù per studiare le mosse della banda dei ladri  e così , per via dell’assenza di fogliame delle canne, saranno subito individuate e confermate nell’epiteto di “banda delle spione”. E poi crescerà la voglia di affermarsi come le migliori e abbozzeranno rudimentali forme di autogoverno. E a ridosso dell’elezione della loro regina correranno sbuffando, sudate e pure un po’ sollevate in direzione del papà che ha già detto due volte « è ora di andare».

Senza fare Il Signore delle Mosche di noialtri – che poi non condivido il suo pessimismo che ci vuole instancabili api del male solo perché non ometto il fatto storico della Redenzione  –  è bello osservare la natura umana nei bambini che lotta senza ipocrisia con se stessa.

Sono buone e cattive queste bambine. Desiderose di affermarsi. Di fare le brave per compiacere la mamma oppure perché sentono già e non c’è bisogno di spiegarglielo che dentro di loro una voce nitida dichiara che fare il bene è bene. Non sopportano i soprusi ma poi odiano il nemico solo perché è estraneo. Sono generose e possessive. Maschiacce e vanitose.

Dovranno lavorarci tutta la vita. Dovranno stare attente alle voci e scegliere chi ascoltare. Dovranno sapere che ogni volontà è sempre libera sebbene stiracchiata di qua dal desiderio di primeggiare o invitata con la seduzione ad andare di là dove qualcuno ti dice sarai applaudito. La libertà è sempre nostra sebbene fiaccata, estenuata addirittura in questi nostri tempi. La nostra libertà così pesante da portarsi dietro, con la grazia ci fa volare. Senza grazia ci consegna a noi stessi. Terribile destino. Bambine, correte dalla mamma e dal papà e provate a vedere a cosa obbediscono loro.

Vi auguro padri uomini e madri donne un po’ distratti dai vostri capricci perché tutti presi a compiere il proprio destino. Che è anche il vostro. Non era l’Ascensione giusto ieri? Allora se Gesù è impegnato a prepararci un posto tutto per noi teniamo in forma anime e corpi perché con entrambi andremo ad occupare quello spazio. Tutto per noi. Là il possesso sarà vero, e non rapina.

«Ci sarà lo scivolo in Paradiso?»

Non lo so, Marghe. So che tutto quello che desideri non è neanche la metà della bellezza che ti aspetta là. E qua.

(articolo già pubblicato per La Croce quotidiano)

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