September, more

fichi-120Attesi come un bel mal di denti pulsante ci raggiungono in queste settimane brani, pensieri, articoli, tweet, stati di facebook tutti su di lui. Settembre. Questo mese un po’ così, che regala slanci inattesi e alle volte molesti di un’estate caduca; che festeggia molti compleanni (soprattutto il 10. Nella mia famiglia siamo due fratelli e una cugina nati proprio quel giorno. Poi ho una ex collega, un amico e la di lui mamma. A capodanno o giù di lì andavano ancora per la maggiore pratiche propedeutiche al concepimento, pare). Che squaderna su cataloghi e volantini corsi di ogni sorta e prezzo blandendo gli animi più tiepidi con la promessa di prove gratuite. Che anticipa look e colori  di nostro futuro gradimento.

Allora ho pensato di dare anch’io il mio rinunciabile contributo.
Settembre.
Ed è subito stress. Settembre e mi ricordo con gli odori i primi giorni di scuola. I miei primi giorni. E riapro le matriosche delle emozioni e delle paure e delle grandi aspettative che si schiudevano insieme ai quaderni nuovi e alle matite ancora lunghe e slanciate.
Prometto che quest’anno non mordicchierò le matite né le gomme. Prometto che sarò brava. Prometto che non litigherò coi miei fratelli. Prometto che non farò più arrabbiare la mamma. Sarò ubbidiente e docile con tutti. Sarò brava a catechismo, a messa, a pallavolo e aiuterò sempre a sparecchiare. Sarò brava, lo prometto.
Chissà cosa mi faceva pensare che settembre potesse avere in sé questa magia di farmi vincere con l’abbrivio del suo energico cominciare  le intemperanze della mia natura bambina.
E anche ora, su questo crinale di profumi al confine, tra cieli ancora squillanti di luce e tonanti di caldo e i loro improvvisi incupirsi dietro a nuvole grosse e irrequiete; anche ora mentre l’animo è già tentato di lasciarsi sedurre dalla festa malinconica delle foglie che abbandonano il verde per i loro veri colori, anche ora mi rimane il desiderio di non so cosa.
Di fare, di rifare, di progettare, di dare svolte significative. Di imbiancare pareti. Di leggere libri e inventare storie. Di sapermi all’inizio di nuove sanissime abitudini; romperò il fiato dei 700 mt di corsa e diventerò anch’io una performante runner ultra quarantenne ? ( scusate ho concesso qualcosa di troppo al genere fantasy). E invece non ho tempo; non ho il tempo perché ho altri settembre non miei da servire; fatti di libri da ricoprire, primi compiti da accompagnare con tanti “oh” di meraviglia. Di grembiuli da appendere, zaini da salvare da merende scordate sul fondo. Gite da autorizzare; panini da imbottire. Attività da riprendere o abbandonare. Bilanci sempre incerti da far quadrare. Pratiche impervie da avviare recuperando documenti che vorrei invece vedere ardere in un camino. Riabilitazioni da mettere di nuovo in calendario. Decisioni piccole e grandi da prendere o lasciar prendere.
Armadi ibridi da mal sopportare fino al grande giorno; quando il cuore avrà la forza di decidersi e affrontare l’impresa del cambio di stagione. Il Grande Cambio di Stagione. (Proporrei un nuovo diritto per il quale battersi: il C.A.P.A., Cambio Armadi per Altri. Basta un hashtag ed è subito istanza). Ma ora è solo settembre e la stagione cambia e non cambia; ammicca e ci ripensa.
Cadranno le foglie e i post it che ora si assiepano su frigoriferi e bacheche. Cadranno dentini da latte ora appena tentennanti. Mi cadranno un numero imprecisato di bicchieri o piatti dalle mani alle quali do sempre troppa fiducia. Scenderanno sere più veloci e scure. Cambieremo abiti e modi di dire.
Anche se “non è tanto la temperatura quanto l’umidità” si adatta perfettamente anche alle lamentazioni per la stagione fredda.
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