Fiori o cannoni? Isis vs Iris

 

iris-flower-copertina.jpgAl ritorno da scuola, nel gesto di sfilarsi il piumino viola («la più bella spesa che abbia mai fatto» è di solito la chiosa che accompagna al momento la nonna) ancora nel corridoio, sulla scia sonora del tonfo dovuto allo sganciamento dello zaino sul pavimento, Isabella mi ha riferito una cosa.

Aveva gli occhietti tutti sgranati; le mani si allontanavano dal petto e tornavano al centro con un movimento perentorio per sottolineare la gravità e l’importanza di ciò che mi avrebbe annunciato.

«Mamma, questa volta è vero. È una cosa proprio vera. Matilde – amica del cuore che se ne esce con trovate esilaranti, surreali, spesso geniali e che ha un’opinione su molte cose – mi ha detto che lo ha sentito al telegiornale: c’è una, che si chiama Iris, che viene dall’Egitto. E sta arrivando. Anche da noi. E ci odia tutti. Ci vuole uccidere…Ma è vero?»

Il mio cuore di mamma, cattolica sì ma occidentale di quell’Occidente un po’ fiaccato da una pace conquistata da altri, si atterrisce e si spiace ma senza rivolta di non potere dire con la stessa sicurezza e sincerità di Matilde che non bisogna avere paura.

Intanto correggo il piccolo refuso dell’Ansa di Maty. Si chiama Isis, amore mio. È un gruppo di uomini, ahimè, davvero molto cattivi. Sì purtroppo ci sono e odiano quasi tutti. Hanno ucciso molte persone. Sì sono cattivi. Però noi siamo al sicuro. Abbastanza. Ancora. Ho chiarito. Ho spiegato. Un poco.

E i suoi occhietti aperti, grandi. E la bocca in un «ah» aspirato e sospeso..Mi sento la corresponsabilità di averli invitati, questi figli, in un mondo così ammalorato.

Cosa c’è però che può farmi dire a lei e prima a me, da me stessa: sì ci sono cose che metterebbero proprio una grande paura ma non abbiano averne?Anzi la paura non ci deve possedere interamente. E poi quando siamo santi fatti e finiti siamo più di Cristo che della paura.Perché le cose spaventose mettono paura. Sapere che ci sono persone lontane nemmeno più tanto che odiano la sua mamma perché appartiene ad un paese e una storia che per loro non dovrebbe nemmeno esistere. Sapere che qualcuno sarebbe contento di togliere la vita alla sua mamma come a tutti o a lei addirittura è terribile.Ha ragione Isabella. E anche la sua fonte non è così inaffidabile..Hai ragione piccola Maty occhioni blu!Tra ieri sera e stamattina ci ho pensato parecchio.Come si fa a dire «Non abbiate paura!»?Non si può. Non è possibile, mantenendo la nomea di persone sane di mente.Non si può in nessun altro modo se non terminando la frase che tutti ci ricordiamo con il volto di chi l’ha pronunciata e il nome per il quale le porte sono da aprire.«Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!»Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo.Non avrete paura, se avrete aperto le porte a Cristo.Aprite « alla Sua salvatrice potestà.Aprite i confini degli stati, i sistemi economici, come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà di sviluppo. Non abbiate paura!»E io come la traduco questa per mia figlia?

«Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo Lui, lo sa! Vi prego, vi imploro, con umiltà e con fiducia. Permettete a Cristo di parlare all’uomo! Solo Lui ha parole di vita. Sì. Di vita eterna.»Io credo che dobbiamo chiarirci sulla faccenda della paura e su quello che Cristo può fare per noi.Noi, o forse solo io, a volte ci immaginiamo un Cristo spazzaneve, spazza paura, spazza pericoli. Allora, siccome vediamo continuamente pericoli crescenti e sempre più spaventevoli, pensiamo forse che Cristo sia inefficace. Se Gesù Cristo, Quello stesso di 2015 anni fa, fosse morto solo per questo, allora basterebbe concentrarci in un discreto numero, fare massa critica, credere, aprirci il più non posso, permettere che l’azione di Cristo sia efficace al punto giusto per poi liberarcene. Potremmo pagare pegno alla fede e allo sforzo che ci chiede e ottenere un contesto nel quale vivere in pace e prosperità. Senza di Lui.

Ma no. Non è così. Gesù Cristo e la Sua potestà ci servono per poter godere proprio di Lui. Gesù non è fornitore di beni, ma il Bene. Il tesoro che vorrei consegnare intero alle mie figlie. Il tesoro di bellezza, potenza, felicità, amore sconsiderato, luce che vorrei lasciare sul tavolo del soggiorno la mattina di Santa Lucia ai miei bambini. Vicino alla cesta piena di dolciumi al colorante e zuccheri semplici..

Ma intanto li devo educare a desiderare i giochi senza lasciarsi sopraffare dalla smania di averne e ancora e ancora. E a molto altro, anche ad altissimi ideali. Sempre che possa prendere spunto da una lite per la Barbie preferita o dal rispetto dei turni di apparecchiamento. E devo educare me.

Ma intanto ho davanti lei e la sua domanda che brucia.

«Mamma ma è davvero così? Come è possibile? Ma i cattivi possono diventare buoni?»

«Sì».

Cominciamo noi, amore. E comunque stai tranquilla, qui siamo al sicuro.

Qui dove?

Qui. Dove ci sono persone che possono sì uccidere il corpo ma non l’anima.

La paura è temere che qualcosa di forte arrivi e sia più forte di noi. Che ci strappi da ciò che amiamo, da chi amiamo, dalle cose che ci gratificano, dall’essere amati, dai fratelli, dal papà e dai nonni.

La paura è fondata. Siamo sempre  – più – esposti a questi pericoli.

Come faccio a mostrare a mia figlia che queste minacce sono reali ma non sono così terribili? Non basta citare S. Paolo:

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, Nostro Signore” (Rm 8, 31-39). Bisogna esserne persuasi, come lui, o almeno un po’.

Deve, l’amicizia con Gesù Cristo, essere quotidiana e reale. Più avvincente di Alex and Co., più glam di Violetta, più luccicante dei Mini Pony. E più luminosa di questo cielo. Più concreta della nostra casa rossa. La casetta che ti mancava tanto, amore mio, mentre eravamo al mare e che allora hai soprannominato “Coccola”.

Ma intanto che guadagniamo queste altezze che si fa?

Le ho spiegato, come ho potuto, che cos’è l’Isis. Dopo avere riso all’indentro perché loro si aspettavano questa famigerata donnaccia di nome Iris.  Le ho spiegato che il male esiste. Già ne avevamo un più che vago sospetto, invero..Le ho detto altre cose. E di stare tranquilla che io e il suo papà e un sacco di altra gente la proteggeremo. Poi ho pensato ad un’altra cosa che le aveva detto Matilde la settimana prima..«Sai, Isabella, quando io e te ci allontaniamo, c’è il filo dell’amicizia tra noi. Per cui restiamo attaccate». Lei lo intende in senso tutto letterale e reale, al massimo magico. Ma non allegorico.

Quello spetta a noi.

Il filo dell’amicizia di Matilde e Isabella non fermerà le bombe o i kamikaze. Mi auguro che ci siano tante contromisure, in atto. Pesanti, intelligenti, durature. Forti. Mica ci salviamo con le foto dei gattini in tutu. Ma io come mamma che altro ho da fare se non custodire, educare, aiutare, incoraggiare questi figli un giorno alla volta? In questo contesto che è ancora privilegiato e pacifico?

E preoccuparmi innanzitutto di rendere più intima e profonda la mia amicizia con Gesù Cristo e aiutarLo a tessere una tela sul mondo che catturi le persone con l’amore e le strappi alla stupidità feroce di un nulla che in molti celebrano come libertà? E stenderla, questa tela, su un mondo che pare voglia non essere davvero libero ma liberarsi. Di tutto, persino di se stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 thoughts on “Fiori o cannoni? Isis vs Iris

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Un bellissimo post della mia amica Paola:

    “Il filo dell’amicizia di Matilde e Isabella non fermerà le bombe o i kamikaze. Mi auguro che ci siano tante contromisure, in atto. Pesanti, intelligenti, durature. Forti. Mica ci salviamo con le foto dei gattini in tutu. Ma io come mamma che altro ho da fare se non custodire, educare, aiutare, incoraggiare questi figli un giorno alla volta? In questo contesto che è ancora privilegiato e pacifico?

    E preoccuparmi innanzitutto di rendere più intima e profonda la mia amicizia con Gesù Cristo e aiutarLo a tessere una tela sul mondo che catturi le persone con l’amore e le strappi alla stupidità feroce di un nulla che in molti celebrano come libertà? E stenderla, questa tela, su un mondo che pare voglia non essere davvero libero ma liberarsi. Di tutto, persino di se stesso.”

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  2. Leggerti è sempre un incoraggiamento a sperare. Il tuo atteggiamento di mamma non potrebbe essere più giusto o migliore di così. Non ho avuto la fortuna di diventare madre ma ho soddisfatto il mio desiderio di maternità con l’insegnamento ai bimbi delle scuole elementari. Spesso li affidavo al Signore, soprattutto se la famiglia era inesistente dal punto di vista educativo, dicendo: “Prima che alunni affidati alle mie cure, SONO FIGLI TUOI. PENSACI TU “

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