Ponti, muri e porte in faccia

Grande articolo. Hai ragione da vendere, cara Costanza.Invece come al solito tu regali tutto!

il blog di Costanza Miriano

battle_of_the_century

di Costanza Miriano

Le critiche, anche asperrime, da quelli che non la pensano come noi non fanno alcun male, neanche quando sono condite di insulti e cattiverie: quelle sono messe in conto. Più dolorose invece tutte quelle che sto, stiamo, ricevendo per la questione del Family day da quelli che sarebbero amici, o meglio compagni di fede, cioè molto più che amici (rilevo per la cronaca che quelli che parlano sempre di ponti e misericordia, i cultori del dubbio, sono di solito quelli che menano più forte, mentre quelli che parlano di Verità quando ti incontrano sono invece i più teneri con la debolezza umana).

Mi dispiace dunque quando i cultori dei ponti dicono più o meno che non ha avuto senso scendere in piazza perché il mondo non si cambia così, opponendosi a chi lo vuole “sbagliato”, perché chisiamonoipergiudicare, perché l’opposizione frontale allontana i fratelli, perché il lavoro…

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14 thoughts on “Ponti, muri e porte in faccia

  1. beh, mi pare naturale: difendere il dubbio è molto più difficile che sostenere una bella certezza.
    Chi difende il dubbio deve lottare anche per chi è credente e per difendere la sua libertà di comportarsi come vuole e credendo a quello che vuole, nei limiti dell’etica civile e laica.
    E quanti paradossi che si devono risolvere per questa ideologia.

    Di solito invece chi crede non ci pensa mai a difendere la libertà di chi non crede che non ci siano dettami divini, ma solo persone con percorsi diversi.
    Chi crede è dentro, tutti gli altri non vengono nemmeno presi in considerazione, perché tanto sbagliano in partenza.

    Ma tanto siamo su internet e parliamo di fede, quindi mi scuso a posteriori per un commento che non serve a nulla.
    Quello che possiamo fare insieme è sperare in un clima più pacato e tollerante, e su un accordo migliore sui principi che dovrebbero governare lo Stato.
    Anche una classe politica più impegnata e meno opportunista farebbe comodo, no? 🙂

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    • Buongiorno Andrea. No, non è facile difendere questa certezza che è tra l’altro una evidenza di ragione. Che i figli nascano da uomo e donna, che i deboli siano da difendere, che il minore e il suo interesse vengano prima del desiderio per quanto lacerante e comprensibile di un adulto è cosa che possiamo comprendere con la ragione e che è anche frutto di conquiste di secoli. Costanza denuncia solo la comprensibile stanchezza di chi continua ad attribuire a lei e a tantissimi altri una tetragona e insensibile piattezza nell’affermare un’opinione come un’altra. Soprattutto soffre che questo venga da parti di fratello di fede. Stiamo cercando di difendere bambini innocenti, quindi esistenze precise e anche i contorni della nostra civiltà. Questo è. Civiltà che ha permesso che ci fosse libertà di pensiero e di stampa e di opinione per esempio…

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  2. Appunto, assunti diversi a priori, al punto che il proprio punto di vista diventa una “certezza che è evidenza di ragione”.
    Non mi interessa la ragione del contendere, non mi interessa proprio perché sarebbe un altro commento più inutile del primo (che già ha un grado di inutilità olimpionico).
    E poi sono un argomentatore pedante e soporifero.

    Ma un modello così monolitico non è davvero difficile da difendere (se non per il pathos che si può versare nella causa).
    Diventa difficile se per un attimo si individuano e si mettono in dubbio gli assunti, i propri assunti monolitici, ma questa è una cosa che si lascia più volentieri agli ‘altri’, a quelli che, è evidente, hanno torto perché lo fanno già 😉

    grazie comunque per lo scambio – i prossimi commenti prometto che mi dedicherò solo a cercare i punti di accordo!
    🙂

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  3. Ma no, va benone anche così. Sono d’accordo sulla diffidenza nei confronti di chi propone sempre a tutti e con le stesse parole la propria idea senza sottoporla alla verifica della realtà. Questa sì è una salutare fatica! Ma coltivare il dubbio per il dubbio no, non credo. Possiamo anziché stare sul metodo entrare nel merito? Io e lei siamo o non siamo nati da padre e madre? Altra cosa che mi sta molto a cuore: poniamo per assurdo che degli studi rivelino che i figli allevati in coppie omosessuali siano sani ed equilibrati. Ma che si fa così? Sperimentiamo su migliaia e migliaia di bambini, sulle loro vite, forti del fatto che non possono decidere per sè. Prendiamoli come cavie, studiamoli e poi diciamo “avevamo ragione”. No. E per ottenere figli da inserire in questi esperimenti sociali compriamo prestazioni (gestazione), compriamo gameti, estraendo ovociti da donne bombardate di ormoni, scartiamo embrioni scadenti etc. È evidente, non può non esserlo, che è ingiusto. Senza intelligibilità della realtà, senza evidenze che si dimostrano da sè su cosa poggiamo la nostra intelligenza della realtà? Su cosa la ricerca della giustizia? Su cosa e chi se non sui più prepotenti e/o suadenti? Ora tutto tira da una parte. Potere e seduzione. Ma la verità si impone da sè. Non da me. Si impone anche in me le e la sua stessa forza. Altrimenti davvero siamo – lo siamo?!- in balia totale dei potenti

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  4. Ah, ma il dubbio per il dubbio è il sale delle mie giornate! 😀
    Il merito della questione poi è un argomento scivoloso perché porta ad accapigliarsi per quelle che, in fondo, sono ideologie, e questo proprio non voglio farlo (per ideologia, ovvio).

    Quando parlavo di dubitare degli assunti intendevo partire da delle valutazioni di valore implicite.
    Cosa intendiamo per ‘meglio’ nell’educazione? Siamo sicuri che il ‘meglio’ a cui tendiamo sia importante?

    gli assunti (le ‘verità’) da cui parto io invece sono:
    – la nascita biologia non ha mai significato nulla ai fini dello sviluppo. I bambini di ogni epoca sono stati cresciuti indifferentemente da zii, zie, fratelli, sorelle, comunità aperte, intere tribù, riunioni condominiali, associazioni di madri, istituzioni religiose (!!!), rednecks, tamarri, squinzie, godzilla. La parentela di sangue non è indispensabile – tantomeno la famiglia ‘naturale’ (che esiste solo nelle nostre teste). Sto parlando di antropologia, non di esperimenti di vivisezione.
    – traumi e errori nell’educazione sono endemici. Li hanno tutti, indipendentemente dai genitori. Anzi, sono quasi necessari. Smettiamo di dare per scontato che siano delle eccezioni, che facciano male o che si possano evitare.
    – se c’è qualcosa che fa la differenza nel successo di una educazione sono, ahimè, i soldi. Genitori ricchi = + cultura + possibilità + educazione. Sesso, genere, perversioni, menate varie. Scompare tutto davanti a una casa pavimentata di dollari.
    – le regole servono a regolamentare la società, ma non funzionano se cerchiamo di negare la realtà.

    ho messo un sacco di virgolette, perché so che, visti dall’altro lato, i miei assunti sembreranno follie senza senso. Eppure sono altrettanto ‘veri’, e supportati da una evidenza empirica che si rifà all’idea che il genere umano va avanti e si adatta e sopravvive, e i cambiamenti non sempre sono in peggio.

    Come dicevo, idee, da cui discendono altre idee e a cui risalgono i miei dubbi – le realtà sono talmente tante che ci vogliono sempre più dubbi perché le idee rispecchino davvero la verità.
    Magari al momento le nostre idee sono ancora ‘limitate’, e per questo ci sembrano così distanti

    E poi grazie per lo scambio, mi ha fatto molto piacere trovare qui una interlocutrice (pacata e di buon senso!) su un tema tanto scottante 🙂

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  5. Arg. Questo commento è lunghissimo… Dubbio per dubbio uguale assoluto. Diventa un dogma nel senso deteriore del termine (che di suo non avrebbe!! Tra l’altro). Nessuno parla del meglio per il bambino come obiettivo dell’educazione; quello lo fanno i progressistoni e permette loro di svincolare il bene anzi l’essere del figlio dal suo essere figlio di. Zio billi. Siamo figli. Padre madre figlio. Certo ci sono ancora e ci sono state società poligamiche. Ci sono matriarcati esasperati e segregazione. C’è un po’ tutto nel guazzabuglio della storia umana. Ma io dico questo. Maschio e femmina sono un dato. Maschio e femmina e il loro amplesso solo quello genera altri figli. La cosa scomposta come i lego e ricomposta in laboratorio conferma solo che così si nasce. Amore e capacità educative ben vengano. Ma Cristina d’Avena! Sapete da chi vengo fuori è fondamentale e fondativo! Come posso io che so chi sono mamma e papà dire che per altri bambini prodotti allo scopo di far fare l’esperienza del genitore non è importante? Ma poi dico la scienza quella vera, quella seria sono decenni che sa e dimostra sempre più la fondatività della relazione madre figlio (lo sa pure Lo Giudice e pure Elton John per questo il neonato viene portato via subito entro i primi minuti) già dal concepimento e poi pure col padre se è lì che gira nei dintorni! Ti prego… Ragioniamo sulla vita, sull’essere di persone. Persone. O dobbiamo sottoporre a dubbio anche il concetto di persona?! Beh pare di sì purtroppo ed è da mo’ che ci si dilettano. La realtà, l’essere dobbiamo affidarci a quello e fidarci una buona volta di noi e della nostra ragione. Siamo fatti bene. Una mela è una mela. Prendi la rincorsa a torna all’attacco:))

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  6. No, no, non ce la posso fare: sto già dando prova di gravissima blogorrea, se continuo finisce che ingolfo gli schermi dei blog altrui e non è bello.

    Uff, però, come resistere a una bella conversazione? 😀

    Passiamo dagli assunti generali al tema in particolare.
    La prima cosa che mi spiazza è “la scienza quella vera, quella seria”. Forse lei intende “il coacervo di correnti e idee e ricercatori più o meno in opposizione gli uni contro gli altri finché una idea non viene smentita definitivamente con un metodo scientifico di ricerca e altre tre teorie spuntano come funghi al suo posto”?
    Allora no, sono in disaccordo perché non mi pare che ci sia nessuna conferma che essere cresciuti da esseri umani adulti e ricchi sia un male.
    Poveri sì, qualunque sia l’orientamento sessuale per favore non fate crescere figli ai poveri.
    Tanto lo fanno già… e vengono pure su bene, tutto sommato 🙂

    Comunque almeno un punto di accordo lo abbiamo trovato (potrebbe darmi del tu? Mi sento ancora tanto giovane dentro): sì, padre e madre sono importanti.
    No, non è detto che i genitori biologici siano sempre presenti.
    Sì, è meglio se il bimbo non viene cresciuto nella giungla da una pantera. Meglio se ci sono esseri umani adulti attorno.
    Quindi è possibile che un bambino sia cresciuto da terzi e quarti? Sì.
    Meglio se hanno soldi? Sì, meglio se possono sfamare la criatura.
    Per me questa è una risposta – peccato perché l’idea della pantera mi piaceva, ma me ne farò una ragione.

    E quindi dobbiamo ragionare sul concetto di persona? Uhm… qui mi sono perso di nuovo.
    Perché? (A parte che, comunque, sì, io il dubbio sul concetto di ‘persona’ me lo sono posto, con risultati anche spiazzanti, tipo situazioni in cui avrei preferito non cacciarmi)

    La realtà (quale? di chi? da che punto di vista?), l’essere (eh?): mi paiono concetti un po’ fumosi per deciderci il futuro di una società.
    Non potrei avere qualcosa di più concreto?
    Uno schemino?

    Posso immaginare “l’essere” come la sfera di Parmenide? Era di Parmenide, vero?

    (AAARgh, sono stato ancora più prolisso!)

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  7. Perché siamo ammalati! Torni la prego a fidarsi di sè, della nostra umana capacità di conoscere che è autentica per quanto limitata, torni all ‘esperienza. Quello che le sembra vero se è onesto e si scortica di pose e costruzioni, quello che confusamente pure le pare vero e positivo perché posto fuori di lei ma accessibile alla sua mente si fidi…. È vero! È vero ad esempio che lei è vivo e dipende da qualcosa che lo ha posto in essere senza chiederle il consenso informato prima di procedere. Conosca come conosceva da bambino per esperienza e per fede. Si fidi di sè, della realtà per come ci è accessibile e lo è parecchio fino al punto che possiamo dire che è misteriosa . Ah! Provi un giorno di digiuno! Aiuta la conoscenza:)) sul serio

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  8. hehehe, la ringrazio, ma ho fatto una tesi sulla comunicazione religiosa, e si potrebbero fare delle riflessioni molto interessanti su chi sarebbero i veri ‘ammalati’ (cfr Watzlawich & co).

    Comunque se abbracciassi una fede non sarebbe il cristianesimo. Diciamo più “misticismo realista” – e direi che i risultati in termine di credenze (non i mobili! Le credenze che cerchiamo di modificarci a vicenda) sarebbe molto diversi da quelli che mi prospetta.
    (ehm, mi è anche capitato di digiunare, anche di recente, ma a parte un lieve stato alterato di coscienza (o stato aggiustato di coscienza) i miei assunti di base non sono mai stati messi in dubbio).

    Ad esempio, dice che è tutto vero e che devo fidarmi di me, ma io lo sto già facendo – e funziona, e l’impianto è ben sostenuto logicamente, al punto che è solido e flessibile.

    Immagino che anche il suo sistema di riferimento le permetta di vivere nella comunità umana senza troppi problemi, quindi, anche se non lo condivido minimamente, non le dirò di metterlo in dubbio

    Ma perchè siamo finiti a parlare di come io e lei percepiamo il mondo?
    Non mi si doveva dimostrare perchè quello che già succede nel mondo, senza conseguenze visibili per nessuno, dovrebbe essere regolamentato invece in modo che non succeda più?

    Ogni persona in più che condivide la fede di un gruppo rafforza l’impianto di credenze di quel gruppo, mentro ogni apostata è una prova lampante che la ‘verità’, in fondo, potrebbe non essere affatto la verità, e la dissonanza cognitiva è un fastidio insopportabile, ma la ringrazio comunque per il tentativo di ‘redenzione’ 🙂

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  9. Ho amato molto Watzlawick. Ricordo che mi ha introdotto in un modo nuovo di concepire la comunicazione il linguaggio e le relazioni. E che ipotizzava alla fine della Pragmatica un universo intero in attesa di feedback. Ora mi ha fatto venire voglia di ristudiarlo per bene. E anche di digiunare sul serio perché invece a me aiuta a riproporzionare le mie proprie fami! Non volevo urtarla e spero di non averlo fatto. Sono convinta che nella nostra grande complessità abbiamo pure la possibilità di fidarci della nostra esperienza soprattutto quella primaria, elementare. Perché siamo fatti bene. Anzi in primis siamo fatti. Questo a prescindere dalla religione che uno vive.( Chè tanto il cristianesimo non è una religione, ma l’incontro dell’uomo col suo Dio incarnato).

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  10. Aaahh, una collega di pragmatica della comunicazione! Che piacere scoprire una così bella base in comune!
    Anche per me quel libro è stato fondante, soprattutto per districarmi nelle relazioni quotidiane (e basilare per la tesi). Parlo della comunicazione paradossale, che è alla base della comunicazione religiosa – e il cristianesimo, visto in una ottica comparativa (non diamo per scontato che esista Dio, nè che si incarni, anche perchè non mi pare ci siano prove – e le ‘sensazioni’ non valgono), è una religione a tutti gli effetti, e pure molto ‘spinta’ dal punto di vista dei doppi legami terapeutici.
    Sarebbe dovuta restare una setta a mio parere, come era stata pensata inizialmente, per un ristretto numero di esoteristi. Invece tra le chiese spicca per proprietà simboliche e di trasformazione come una pera di eroina a un incontro di degustazione di caffè 🙂

    Detto questo devo scusarmi davvero di nuovo: non era mia intenzione risultare brusco – è solo una questione di tempo (poco) e urgenza della risposta, scritta ‘senza moderazione’, ovvero senza le numerose riscritture che mi avrebbero reso più leggibile.
    Anche il fatto che non ci conosciamo bene accentua gli spigoli, ma questo spero sia parte di un processo di taratura reciproca.

    Ritornando (con più pacatezza, spero) al nocciolo della questione stiamo comunicando su due binari paralleli.
    Da un lato io insisto a chiederle di considerare il punto di vista ‘dubitante’, che chiede prove e verifiche e falsificazioni per ogni affermazione, dall’altro lei suggerisce che esista una “realtà” quasi gnostica percepibile a priori, senza bisogno di prove, e che giustificherebbe a cascata tutta una serie di ragionamenti (che, dal mio punto di vista, non hanno nessun riscontro nella realtà delle cose, come espresso già nell’enunciazione degli assunti).

    Per me la concezione gnostica e la realtà accettata secondo una percezione non-ragionata sono dei tranelli fumosi: io la percepisco in un modo, lei in un altro.
    L’opposizione da questi presupposti è sterile: lei dice di percepire una verità, io un’altra (anche io sono stato indottrinato dal catechismo da bambino, ma ne sono venuto fuori praticamente subito: le mie verità sono state ragionate e discusse quasi da subito).
    Se invece discutessimo su una base ragionata avremmo un linguaggio (di strutture, argomenti e tesi) che potremmo condividere e da cui potremmo partire per concordare una realtà comune.
    Ma questo implicitamente toglierebbe acqua al suo mulino, e sarebbe ingiusto forzarla a fare questo passo se non vuole.

    Certo, il metodo logico è abbastanza diffuso da queste parti, per cui il terreno della discussione non sarebbe solo mio, ma estendibile a tutta la società.
    Il problema è che anche risolvessimo noi qui questa diatriba la società continuerebbe imperterrita ad ignorare i nostri accordi – e questo credo sarebbe un enorme peccato.

    Buona giornata comunque!

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  11. Sai cosa volevo proporti? Una cosa più semitica che greca:) la verità per il popolo eletto era una roccia o rupe. Per noi è luce. Ciò che persuade, convince si dimostra e mantiene nel tempo vero è ciò che resta, rimane. La verità allora non solo come visione ma come esperienza di stabilità. Esperienza. Verità intellettuale e razionale e di vita. So che prescindo un po’ dai tuoi lunghi e articolati commenti, e così ben fatti. Però intendevo invitarti su un’altra riva. Non siamo una mente razionale staccata dalla vita di una persona. Non so se hai per lui simpatia o meno; è Don Giussani che ha spiegato in un suo testo del Percorso questa concezione di verità. Per me si è spalancato un panorama nuovo da vedere:) e nel quale orientarsi ricordando sempre dove sta il monte, la rupe.

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  12. Torneremmo al discoso di prima: la fede richiede una amputazione del dubbio e della ragione e del buon senso che non si coniugano affatto bene con una concezione laica dello Stato, nè con una vita che coniughi l’esperienza quotidiana e un approccio razionale (cosa è vero, nella vita, se non la studiamo prendendo le distanze da noi stessi?)
    Non si può accettare un principio razionale e seguire i dettami di una fede – nè viceversa.

    Ma se volessimo abbracciare una fede, perchè tenere una rupe come punto di riferimento? Perchè non uscire dai confini stabiliti dalle mappe disegnate dai don giussani del mondo e non andare su quella montagna di persona?

    Mi rispondo da solo, ok: perchè l’esperienza religiosa è una schifezza, e su quella rupe non solo si è soli, ma si sta pure un da cani.
    Non conosco nessuno che si sia messo in gioco dopo i 25 anni se non per aver preso tanti di quei calci in faccia da mettere in ginocchio terminator (e sinceramente anche sotto ai 25 anni se ne vedono pochi di disgraziati con quella follia nello sguardo).
    Per fortuna, magari, ma sono gli unici che, se non tornano con la coda tra le gambe, possono vedere quella riva per quello che è, e disegnare mappe nuove e diverse.
    Io ci ho trovato una palude, per esempio, ma non ci invito quasi nessuno, perchè mica a tutti piacciono le zanzare e gli alligatori e i serpenti.

    Lei ha mai pensato di fondare una religione sua? Nuova? Senza niente in comune con nessuna altra religione, nemmeno (anzi, soprattutto non) al cristianesimo?
    Come pensa sarebbe una vita senza punti di riferimento?
    Da dove partirebbe per ricostruire dopo aver distrutto tutto?

    Non c’entra niente, ma… ha mai letto questo raccontino di Brautigan? Io l’ho trovato dolcissimo, spero le piacerà 🙂
    https://andreataglio.wordpress.com/2016/03/06/in-automobile-tra-le-more/

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