Ci sono ma e ma. Ma io, ma tu, ma Lui.

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Al  coraggioso annuncio che  “Il Re è nudo!” si alzano ora urletti scomposti e risatine isteriche? “Uh! Dai andiamo a vedere, il Re è nudo!”

Siamo davvero condannati a pensare a noi esseri umani tutti schiacciati sull’impulso sessuale? E a percorrere questo tunnel di freddi ragionamenti e lubriche immaginazioni fino in fondo, fino dove già in parecchi urlano che omosex sia meglio, più nobile, alto, puro? (Veronesi, illustrissimo Professore, che aveva additato all’umano consesso l’amore omosessuale come quello più altruistico e gratuito sotto la spinta di non so quale ispirazione,  ha modo in questi giorni di mettersi lì a riflettere? Può cercare uno qualsiasi dei numerosi studi che fotografano lo stile di vita delle comunità omosessuali? Lo sa quanto soffrono in realtà? Nella psiche e nel corpo?)

Dareifigliaduegaychesiamano va scritto così. Siamo circondati da sonocattolicoetuttoma non capisco perché la chiesa abbia paura dei gay. Se si amano?

Cosa c’è più dell’amore?

C’è la carità. Ho sentito ricordarmi stamattina.  Che cosa sia Amore ce lo mostra Gesù Cristo.

Stavo per mettermi a scrivere poi mi ha preso un senso di stanchezza. Come stessi nuotando da ore e ore e vedessi la riva ad una distanza irrimediabile.

Allora mi sono messa a leggere. Uno dei miei blog preferiti è quello di Giuliano Guzzo. Mi arriva l’email di notifica, apro e leggo.

“Ma è un figlio”. V’è già una partenza avversativa, in questo titolo, che condivido. Un ma opposto alla corrente  come un sasso dentro un fiume che scorre deciso a valle.

Ci sono notizie e notizie, dice Giuliano. Alcune enormi, come questa.

«(…)E’ il caso dell’avvenuta autorizzazione, da parte del Regno Unito, alla primamanipolazione embrioni umani per scopi scientifici. Il nullaosta – annunciato nei giorni scorsi dalla Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), l’ente britannico responsabile degli studi sulla fertilità e sugli embrioni – consentirà ai ricercatori del Francis Crick Institute di Londra di utilizzare, nei prossimi mesi, la tecnica Crispr-Cas9, che prende in esame i geni ‘malati’ nel Dna con l’obiettivo di neutralizzarli».

La sua è la cronaca lucida e agghiacciante di quello che le leggi e le autorità per la riproduzione e fertilità umana fanno, ora, a qualche isolato da casa nostra.

Editing genetico è la formula che passa tra i convenuti ad un summit internazionale che ne vuole discutere il futuro. Desumo quindi abbia già un presente. Intervenire, alterare, modificare il dna per eliminare e correggere errori e patologie. Costerà non so quanti embrioni. Costerà non so quante persone. Perché basta adesso farci fregare con le parole. È solo l’embrione che si manifesta come persona. La persona non viene che da quel percorso. Altrimenti, integerrimi scienziati, dovete ipotizzare l’intervento ad un certo punto dello sviluppo di qualcosa che introduca il fattore persona. Oppure continuare a giocare con le parole e sfacciati farci credere  che persona è il nome sintetico e veloce per additare un agglomerato più complesso. E allora perché gli diamo tutto questo potere, chissà!

Mio figlio ha due anni e mezzo. Notizia di 10 giorni fa. Abbiamo avuto conferma che ha un pezzo di uno dei tanti geni del suo adorabile DNA che si forma male.

Per fortuna l’ho saputo solo ora.

Sono passati due anni. L’avessi saputo prima mi sarei disfatta nello sforzo di capire e cercare di risalire io a forza la catena delle generazioni e  intervenire sul destino dell’umanità e costringerla, questa maledetta cieca che ha colpito mio figlio, a scrivere una storia dove i geni di tutti, ma soprattutto del mio bambino sarebbero stati perfetti.

Benedetta umanità. Benedetti uomini. Con una mitezza che non so da dove mi viene ora vi benedico e vi amo tutti.

Ora ho capito. Non si passa da quella strada. Abbiamo un senso unico obbligato. Dove il comando principale è amore. Sì in questo caso l’amore-carità. L’amore di Dio in croce a soffrire di tutto per tutti.

Non voglio più passare da quella strada. Quella dello sforzo titanico, del titano gentile che ruba agli dei un fuoco che non ci spetta.

Va bene la medicina umana, così affaticata e approssimativa eppure piena di possibilità. Le perseguiamo, queste possibilità. Ma prima di tutto c’è lui, il figlio, che è figlio, integralmente.

Altra notizia bomba. Il gene, molto probabilmente, viene da me.

Gliel’ho passato io. Dio non mi ha risparmiato nulla. Anzi sì, molte cose. Poteva soffrire di molte altre patologie in forza di questa mutazione.

Poteva farlo brutto e antipatico invece è bellissimo e dolce e carico di allegria.

Comunque cari signori del Hfea, cari nostri stupidi legislatori all’entusiastica sequela del modello anglosassone, cosa sperate di fare?

Mio figlio, forse, ha preso da me la mutazione. È giusto. Di cosa altro potevo essere sicura di essere portatrice se non del peccato originale e delle sue conseguenze? (Lo so caro Don Antonello che tu mi hai addirittura suggerito di brindare a questa notizia. Ci arriverò, se Dio mi ci porta. Intanto accolgo).

Pensate di cancellare le malattie così? Seguendo la sozza perfidia di chi, già a suo tempo, ci ha convinti a fare i furbi contro Dio insuperbendoci e instupidendoci e così ha rovesciato su tutti gli uomini fiumane di dolore, fami, malattie, menomazioni e brutture? Abbiamo grossi problemi di memoria. Di comprendonio e di memoria. Popoli dalla durissima cervice. Stolti. Fino a quando?

Non si passa per di là. Non ci sono i lavori in corso nel Giardino dell’Eden. È chiuso. Vietato l’accesso.

Lo dice G. THibon che ho scoperto grazie ad Emiliano Fumaneri. Siamo pieni di teste fini in questi paraggi.

Chiuso. È chiuso. Le spade di fuoco hanno un fuoco che brucia. Meglio starne alla larga.

Cambiate strada.

Da dove si passa ora?

Proprio da lì. Proprio da qui. Da quel taglio. Da quella ferita. Da quel  gene spezzato. Dalla nostra umanità ferita e per la gran pena di saperla così redenta dall’Ucciso Risorto. Dalle ferite che non fanno più ribrezzo perché salvano.Tutto qua.

Genetisti dei miei stivali.

Intanto stamattina Ludo ed io abbiamo fatto tanti salti sulla palla da fisioterapia e ridevamo a crepapelle. Non è che ci manchino molte cose. E a voi?

Ah, un’ultima cosa. In questa strada, quella della malattia che offende le creature più belle che sono rotolate fuori dalle Mani di Dio, come il mio bambino, la via più semplice da percorrere è il miracolo. Io credo nel potere di miracolo di Gesù Cristo e nella intercessione dei Suoi santi.

Chiedete voi per favore che guarisca mio figlio? Chi è a Roma può andare a pregare sulle reliquie di San Pio da Pietralcina?

Chiedete in modo semplice e diretto. Chiedete voi, che non siete me e non avete una siepe brulicante di topi, insetti e formiche pronti ad invadere il giardino della mia anima per venire a portarmi il sospetto che in fondo non chiedo bene, non abbastanza almeno; e mi riportano per altra via nella prima superba posizione di chi cede di potere tutto. Ma queste cose le ho già dette. Lasciamo perdere. Aria, ossigeno, luce. Voglio aria, ossigeno e luce.

(Pubblicato per La Croce il 6 febbraio 2016 http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora)

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4 thoughts on “Ci sono ma e ma. Ma io, ma tu, ma Lui.

  1. E certo che ci preghiamo e ovunque! Esistono i miracoli, piovono miracoli! E li abbiamo visti per davvero, non per finta, nella salute della nostra quinta figlia, quando tanti dicevano che c’era poco da fare. E il primo miracolo è stato ridere tutti insieme, in famiglia e confidare in Colui che “genera”, che “crea” e che “ricrea” di continuo quando il nemico vuol tagliare la strada mettendo in testa dubbi e angosce. Dio vi benedica!

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