Che cinema!

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“E ora siete legalmente e ufficialmente i miei figli adottivi” (e qui il volume e il ritmo dell’eloquio cambiano. Sembra un ordine dato in codice. Deve piantartisi nel cervello e far scattare un qualche riflesso condizionato. Infatti le mie bambine, mamma delinquente che sono ad averle portate, se la ricordano eccome e l’hanno ripetuta proprio con quel tono lì).

“Siamo ufficialmente e legalmente tuoi figli, Dave! Che giornata!”

Vado un po’ a memoria. Comunque finisce così la visione di uno dei lungometraggi Family del tempo natalizio: Alvin Superstar Nessuno ci può fermare! Finisce così,  se si esclude la coda della scena con il disastro domestico causato da veri scoiattoli lasciati in casa dai chipmunks umanizzati per coprire la loro fuga. Erano fuggiti da casa per raggiungere il padre percepito perché erano convinti stesse per fidanzarsi con una donna (che banalità) e questo avrebbe implicato la convivenza sgraditissima con l’eventuale fratellastro.

La scena clou è quella in cui Dave a sorpresa conduce i suoi tre amati chipmunks davanti ad un giudice Usa che è, nell’ordine, donna, nera e con i capelli corti e grigi.

Bisogna riconoscere che prima di condividere con questa famiglia il trionfo del loro riconoscimento legale e ufficiale ci si gode una cinquantina di minuti di immagini simpatiche, battute simpatiche e pulite e musiche impossibili da non ballare almeno con qualche ritmica alzata di spalle.

Durante la visione alla quale ho sottoposto le mie entusiaste figlie e due loro amiche con relativa mamma ho notato diverse battute e immagini, inquadrature, frasi a effetto tutto orientate in una direzione. E ho notato anche cose lasciate cadere con nonchalance , messe lì sullo sfondo mentre la vicenda avviene in primo piano e lasciate cadere allo stesso modo sul fondo della coscienza degli spettatori.

Ad esempio sono più che certa che verso la fine delle peripezie dei chipmunks con maglione e sneakers mentre si trovano in aeroporto dove finalmente di nuovo potranno salire su un aereo, si vedano passare dei passeggeri comparse. Diversi da soli, qualche coppia uomo donna e almeno una saffica in atto di scambiarsi sorrisi e tenerezze varie. Roba di un attimo. Ma ad una un po’ fissata e pentita di essere lì come ero io non poteva sfuggire.

Prima invece,  durante le rocambolesche avventure dei tre figli adottivi di Dave e il figlio bullo ma in realtà buono di Dana (La chiama così mio marito; sempre in onore della sua partecipazione, a lui graditissima, a La vita secondo Jim) il ragazzo, l’unico umano del gruppo , commenta più consolato che sconsolato che la figura del padre è molto sopravvalutata. Lui non ce l’ha più vicino il padre. È figlio della sua bella ed affermata mamma medico (Sig.ra Boldrini, ahimè nostra illustrissima Presidenta, mi spiace ma in questo caso non si riesce a pronunciare il femminile. Io almeno non riesco. E ho più rispetto per me e per il nostro sesso a volte gentile e a volte no per pensare che il riconoscimento della nostra vera e piena dignità possa passare dalla molestia insistente perpetrata ai danni del magnifico italico idioma). Non gli serve un padre. Chissà.

La bella Dana (si chiama Samantha il personaggio che interpreta nel film) che i tre scoiattoli senza coda e con la voce perennemente in falsetto rabbrividiscono nella ingannevole convinzione che il padre adottivo presto sposerà, si scopre sollevata- con un’enfasi che ogni uomo degno di questo nome riterrebbe offensiva –  dal fatto che l’anello di fidanzamento che Dave porta in viaggio non sia destinato a lei. Cioè mi piaci, sembra dire, sto bene con te, andiamo alla grande io e te; ce la spassiamo in vari modi , ma sposarsi no, no, no! Non mi interessa. Non adesso almeno.

Altra figurina attaccata all’album del pensiero unico dominante anti umano.

Figli che spuntano chissà da dove. Padre addirittura di un’altra specie. Madre inesistente. Figlio che disprezza il padre e il valore della paternità tout-cout, gettando a mare secoli di civiltà in un ciak. Essere genitori diventa espressione di un desiderio e il desiderio, ormai polo magnetico per ogni atto pubblico, deve esigere la propria ratificazione istituzionale. Io lo desidero quindi tu Stato me lo devi riconoscere.

 

Durante la traversata degli States da New York  a Miami i quattro figli di non si sa chi sono inseguiti dal poliziotto delle linee aeree e con lui ad un certo punto si trovano coinvolti in una carnevalata musicale a New Orleans. Il poliziotto si sveglia la mattina dopo sul pavimento di una stanza di un motel seminudo e tatuato con un altro uomo accanto, molto accanto e altrettanto semi.

Sembrano i postumi di un Gay Pride. Semplificando ed esasperando. Ma semplificazione ed esasperazione non sono mie, sono di chi lo propone. Ai bambini. Capite?

Anche le innumerabili e sempre in onda serie tv di cartoni contemporanei sono in rotta di collisione con la famiglia. Non la rappresentano. Non c’è mai. Bimbi e fatine e coniglietti e orchetti tutti felici. Al massimo c’è qualche maestro (Tipo nei Bubble Guppies o in Fragolina Dolce cuore). Ma io mi ricordo personalmente anche un cartone giapponese degli anni ’80.  Ne canticchiavo la sigla. Che mi spaventava: “Dal Nulla arriva Nanà/e lei passato non ha, creata da uno scienziato che da padre le fa…”. Non bastava a rassicurarmi la molesta voce tutta guizzi e saltelli di Cristina d’Avena. Mi chiedevo, da sola, tra me e me, il perché. E mi chiedo, ora: perché non ho chiesto alla mia mamma? Che era sempre lì? Della quale mi fidavo? Non lo so, a volte i bambini le cose le pensano tra sé e sé e si danno da soli delle spiegazioni. Questo aggiunge tremore a timore.

Un altro tormentone per il quale mi sono attirata risolini di compatimento e diverse scosse di teste è il mio perfettibile tentativo di decriptare Frozen.

È un film d’animazione davvero bello. Musiche, personaggi, battute, musica…tutto è davvero affascinante.

E lì abbiamo una famiglia reale intera: madre, padre e due figlie.

Peccato che questi genitori così buoni e bene intenzionati non ne azzecchino una. Anzi una sola; quando portano Anna dai Troll perché la liberino dall’effetto del potere di Elsa che lei povera cucciola non sa come gestire.

Poi invece salendo sulla nave entrambi per un viaggio importante salutano le figlie dicendo loro di stare tranquille che sarebbe andato tutto bene. Moriranno entrambi.

Non prima di avere convinto Elsa a reprimere del tutto la sua forza, la magia con la quale è nata. E così costringendola a separarsi dalla amatissima sorellina che la ricambia con un affetto struggente e per gli anni a venire condannato ad infrangersi contro una porta chiusa.

 

In sintesi in Frozen ho notato questo: il vero amore è tra femmine. Semplifico ed estremizzo perché nel film c’è molto altro. Però si impone potente questa immagine: le due sorelle tra loro si feriscono e si salvano. L’atto di amore vero avviene tra loro. Il cervello, che assorbe immagini come una spugna, si lascia persuadere con l’impatto di figure e significati semplici, con la forza di ragionamenti anche solo pseudo logici.

Giocano tra loro, le femmine, e con il ghiaccio. E con un pupazzo che ha una lunga carota come naso. Lo so, anche mio marito su questo mi ha deriso. Non credo sia un caso né il nome del posto, né quello delle protagoniste, nè quello del regno retto da sole femmine Arendelle, sebbene sia una località esistente (ci vedo dentro un allusione ermafrodita o androgina. Aner, andros, + Elle..).

Il maschio più salvabile canta e si squaglia d’amore amicale per la sua renna puzzolente quanto lui. Condivide con la bestia la carota, sempre lei, tutta sbavata e detesta il resto del genere umano. Per altro anche di lui non si conoscono i genitori. È stato adottato da piccolo da una colonia di sassi coperti di muschio che si animano a richiesta (i Troll, per l’appunto).

Inoltre anche in Frozen come in altri prodotti e narrazioni dedicati ai bambini, ci sono le cose al contrario di come dovrebbero essere. Perché mai il pupazzo di neve dovrebbe amare il caldo afoso? Abbiamo quindi in giro così tante nature mal interpretate dai corpi che sono toccati loro in sorte?

Frozen poi significa congelato. Come altre cose crioconservate? Non so, sarò matta io.

Ma lì alla Disney quando preparano la granata da far brillare davanti a miliardi di coppie di occhi sgranati e sognanti di bambini ci pensano bene, quando fanno le cose.

Esiste poi il capitolo maschi. In Frozen, come già in Maleficient (dove le figure dei genitori naturali sono fatte a pezzi, ma anche lì c’è un livello positivo della storia e uno di sfondo, di cornice che invece attacca la compagine sociale più semplice e strutturante che è la coppia uomo donna che accoglie figli), troviamo esemplari di inetti e altri di biechi opportunisti. Hans usa Anna che è la più debole per arrivare al potere.

Kristoff, venditore di ghiaccio al Polo Nord,  ha tanti lati nobili ed esprime comportamenti anche molto positivi; ciò non toglie che non possa rappresentare in niente l’ideale virile.

Nelle fiabe non cerchiamo l’impasto realistico di buono e cattivo, alto e meschino che già troviamo nella vita di tutti i giorni; abbiamo bisogno di imparare gli ideali di bene e di male perfetti, nella loro inafferrabile purezza ai quali tendere e dai quali rifuggire così che possiamo più facilmente riconoscerli per l’appunto ben mescolati nel guazzabuglio della realtà umana.

Credo ci siano, in tanti film d’animazione e non, diversi livelli di lettura e diverse chiavi di accesso. E trovo questa cosa assai pericolosa. Resta un livello superficiale di accettabilità e di normalità per lo meno percepita; ma sotto traccia qualcuno vuole veicolare altro. Per quanto riguarda la Disney non parliamo nemmeno dei simboli massonici disseminati ovunque (pavimento a scacchi; tempio massonico; sole e luna; squadra e compasso,…) Ok; iscrivetemi al gruppo di aiuto per complottisti e dietrologi. (In ogni caso non ci andrò perché lo temo manipolato da qualche lobby segreta).

Dal punto di vista psicanalitico ho trovato ad esempio una lettura interessante della storia che si dipana in Frozen; le due sorelle sarebbero la stessa persona che vede una lotta titanica tra la parte sana e vitale e quella sofferente e distruttiva. Insomma sono molti i blogger con sale in zucca in giro per il web.

 

Anche per quanto riguarda le serie tv animate in onda su Sky e su Premium ho notato molti tratti comuni. Soprattutto per quanto riguarda ciò che manca (i genitori! Fatta salva Peppa Pig e la grande figura di uomo e padre che si staglia gagliardo su schermi e stickers di tutti i bimbi del mondo, Papà Pig) e per alcuni stratagemmi sempre presenti. Ribaltamento e confusione.

Per gli orchi delle Little Charmers tutto ciò che è brutto è bello ma non dicono “bello!”. Dicono “Che schifo!”, perché mi ha spiegato Isabella, parlavano anche al contrario. Verde e puzzolente è bello.  La festa di matrimonio fatta male, piena di disgustosi addobbi e dall’atmosfera truce è brutta (cioè bella). Ricordatevi bambini: quello che è bello è brutto e quello che è brutto è bello. Non potrebbe essere davvero questo l’intento di chi confeziona o fa confezionare questi articoli?

Tornando al Cinema ho visto anche Hotel Transilvania 3. Mi ha fatto ridere e terrorizzato anzi, inorridito insieme. Sempre lo schema del ribaltamento. Quello che sembra brutto è bello. Cantano una ninna nanna che sembra un salmo demoniaco…

Già così Monster and Co. I mostri, i cattivi che devono fare paura ai bambini invece no sono buoni e si possono avvicinare. È bello, fanno ridere! A me e alla mia fervida immaginazione pare invece un adescamento pedofilo.

Sicuramente possiamo ricavarne una rubrica annuale e scriverne in abbondanza ogni giorno, per cui chiedo scusa della velocità e approssimazione, ma occhio. Non c’è tempo. Attenzione. Sono in corso attentati morbidi e zuccherosi a danno dei nostri figli, nipoti, figli di amici e di sconosciuti comunque parte della nostra società. Ci sono insidie perpetrate alle nostre psiche e dei nostri bambini e non ce ne accorgiamo.

Alvin superstar, nessuno di quelli che dormono (come me durante le vacanze natalizie!)  vi può fermare ma quelli svegli e fuori dal cinema sì.

 

Articolo già pubblicato per La Croce quotidiano. Sosteniamola http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

 

 

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4 thoughts on “Che cinema!

  1. Grazie Paola per aver detto in modo molto chiaro e preciso quello che anch’io ho percepito. Poi ho cercato di spiegare alcune cose alle mie bambine, di farle riflettere… ma chissà cos’è rimasto davvero dentro di loro.

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