Millerighe e nessun senso

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Premetto che considero un consistente numero di testate molto più credibili e accattivanti di Cosmopolitan. Come  rivista poi che promuove trend e cose in e out per me non ha rivali Starmale, mensile di cose brutte, malessere e disagi.

Come non fare proprie ad esempio le tecniche per percepire il presente come rimpianto? E come non provare sincero sollievo al sapere che finalmente Wats App propone la terza spunta? Starà ad indicare la banalità di un concetto.

Non posso poi non appassionarmi al racconto delle storie delle start up italiane: da un modesto garage a uno squallido scantinato.

Tremo con chi, come me, percepisce con ansia il movimento rotatorio terrestre.

Va bene basta. Dai pochissimi like che ho preso su Facebook ho capito che questa comicità non è apprezzatissima.

Comunque Cosmpolitan è a mio neanche troppo modesto avviso una fogna glitterata.

Ci rovescia addosso su pagine patinate e costellate di scarpe alla modissima e smalti veramente irresistibili cose orrende, disumane. Ma trendy.

Leggo ad esempio di tal C.N. Cara, carissima ragazza lei, che preferisce restare anonima. (Mi permetto di segnalarle – se davvero esiste, perché a me pare questa storiella una poveracciata di pochissima fantasia – che magari suo figlio avrebbe preferito non restarlo, anonimo. E invece lo sarà, suo malgrado, per sempre).

Costei, o il caso tipo stilato da qualcuno in redazione, non lo so – dopo avere scoperto di essere incinta ha optato, però tutto in grassetto, per l’interruzione volontaria di gravidanza come previsto, ci ricorda lei per l’ora obbligatoria di coercizione civica, dalla legge 194 del 1978. Di nuovo e pedantemente mi trovo a ricordarle, io, che c’era un’altra volontà il cui titolare non è stato nemmeno interpellato. Anzi due altre volontà, stando solo a quelle umane. Il padre?)

Ma devo interrompermi perché ora sta parlando proprio a me. Come lo zio Sam che lui want  proprio me e mi guarda magnetico e perentorio dritta negli occhi, puntandomi il dito.

Tu, sì dico a te, povera ingenuotta;se hai sentito dire in giro che la pillola abortiva è pericolosissima e fa malissimo, sappi che la verità è un’altra. Chissenefrega se sono morte ragazze che avevano nomi e cognomi per esteso e mamme, papà, fidanzati che ancora le piangono. Amaramente. Ascolta me!

E te la dice questa Ci puntato Enne puntato. Fidati.

Lei l’ha usata ed è stata strabene. Ergo, buttando a mare in un paragrafetto breve qualche secolo di applicazione del metodo scientifico sperimentale, lei è sicura che usare codesta pillolina sia una cosa fantastica e sicurissima.

Ad un certo punto, forse per non sembrare troppo leggera, usa un “purtroppo” per far capire che non è che fosse contenta di abortire, ma lo è stata di farlo usando la RU486.

(E io sono certissima che nessuna sia felice di farlo. Possiamo forse al massimo credere che sia obbligatorio essere sollevate, sentirci nel giusto, che in fondo non è come uccidere un figlio, che tanto altri ne verranno. Possiamo convincerci che se è un diritto si vede che è pure buono e giusto. Possiamo sviluppare una sorta di asettico distacco. Ma felicità no. Per quanto rassicurate dalla certezza di essere precedute e seguite da innumerevoli C.N che lo hanno fatto e lo faranno, non avremo mai in cambio vera, umana gratificazione. Per questo auguro a costei e a tutte di svegliarsi un giorno, piangere a dirotto, andare a confessarsi sinceramente pentite e promettere di non farlo più. Mai più).

Sì perché questo bravo e professionale ginecologo che le ha fatto l’ecografia ha riscontrato che si trovava tra la 5° e la 6° settimana e le ha detto che poteva optare (già due volte viene usato questo verbo. Optare non è il verbo adatto all’esercizio della libertà. Sono lì davanti ad un menu a tendina e faccio la spunta ad A oppure a B oppure a C. E va bene tutto. No. La libertà vera è adesione al bene) per la RU486 e poteva farlo in day hospital e non come le aveva detto quella sciocca della sua amica con un lungo e molesto ricovero di tre giorni.

Evviva l’aborto take away.

Da qui in avanti la cosa scorre liscia come l’olio. Scorrono invece in un attimo i giorni di vita concessi a quest’uomo o donna che poteva essere bambino. Scorrono via col sangue ma, si badi, senza pericolose emorragie. Solo perdite, è vero, un poco abbondanti. Ma passato un mese non ne è rimasta traccia. E così ha potuto riprendere subito l’assunzione della pillola. Anticoncezionale.

Grazie Cosmopolitan.

Mi procurerò anche io un capo must have millerighe. Ignorerò elegantemente le tue lezioni di amore gay e l’energia rainbow per le acconciature primavera, ma continuerò a dire che se quel figlio lì l’aveste lasciato stare sarebbe nato e avrebbe pianto, riso e scarabocchiato fogli. E qualcuno li avrebbe trovati adorabili.

(Articolo pubblicato per La Croce quotidiano, http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora)

 

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3 thoughts on “Millerighe e nessun senso

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Un articolo scritto magnificamente, sul non senso dell’essere cosmopolitan. Perchè a noi cristiani piace di più essere cosmpopoliti, ovvero innmorati delmondo edi ogni vita che c’è in esso. A partire dalla più indifesa. Da quella che ti è appena nata in grembo. Grazie Paola Belletti.

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  2. Ho finito di leggere il tuo libro. Grazie per ogni sensazione che mi hai regalato. Ti prometto che Ludo è entrato nel mio cuore e nella mia mente e non sarà dimenticato finchè camperò. Oggi mi sono imbattuta nella storia di questa donna. La conosci?

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