Dolore innocente, familiare e moderno

gesùmadonnapellegrinicaravaggio
Nel far fuori  in tutto il mondo i  malati, i piccolissimi impiccioni con la pretesa di nascere, i mostruosi, i deformi, i menomati, gli inutilizzabili c’è una fredda e sistematica rabbia. Una roba oltremondana. Roba che viene su da un inframondo. Robaccia satanica.
Che il bastardo ci abbia convinti a farci fuori quando facciamo un po’ schifo o diamo fastidio non può che significare che in quel momento, in quelle miserabili condizioni siamo gli esseri più preziosi in assoluto. Anzi lo siamo per Lui, che è l’Assoluto. E che buttandoci nelle fogne, negli inceneritori, nella caldaie, nelle celle frigorifere di laboratori, stiamo buttando la caramella più buona della scatola di latta che è il mondo per tenerci le carte luccicanti. Che scricchiolano e luccicano. Idioti. Ci sta fregando un’altra volta.
(Perché Satana non si accanisce che contro ciò che più Dio ama e non ha altro obiettivo che ingannare e sedurre l’uomo per ucciderlo. “Menzognero e omicida fin dal principio”. Che programma orribile si è scelto. Che vision merdosa ha codificato per la sua Società per Azioni Distruttive. A quale stupida ottusa mission costringe i suoi con efficaci ed efficienti people strategies.
Perché odia Dio e noi. Perché Dio ha fatto noi a Sua immagine e non lui. Noi Gli assomigliamo per statuto divino, lui no. Ma tanto mica gli sarebbe bastato. Voleva esserlo, Dio, la somiglianza è robetta. Sempre tutto troppo poco).
Cosa si nasconde nei sofferenti? In una persona gravemente handicappata? In un malato che puzza, che sbava, o che si accanisce contro chi lo cura perché è demente e ha paura, che non riconosce nessuno?
E perché ci molesta cosi tanto, in effetti, il malato, la malattia, la piaga, il piagato? Perché ci affrettiamo a trasformare in asettica metafora il putrido lebbroso che Francesco ha incontrato e baciato in Assisi davvero, decisamente fuor di metafora?
Ha sentito i denti che la faccia smangiata dalla lebbra non custodiva più contro le sue labbra morbide e sane di giovane con le carni sane, morbide, tornite. Cosa c’è di attraente nel repellente?
Niente. Mica siamo pazzi, noi.
In fondo, però, siamo stupidi. Non abbiamo capito che sotto tutto, dietro tutte le azioni di Dio c’è sempre la solita matrice. Paradosso, ribaltamento. Offrire l’innocente per amore dei colpevoli. Usare l’ingiustizia come altare per rendere finalmente e definitivamente giustizia. Spezzare la morte morendo.
Mandare Dio bambino in Egitto per sette anni dando ordine all’uomo-custode di svegliare quei due poveretti di notte e scappare. Questo ha fatto. Invece che spedire un fulmine in petto ad Erode e squarciarglielo per mandarlo fuori dai piedi in fretta. Lui che solo l’indomani avrebbe, vigliacco, mandato sicari di stato a squartare piccoli petti di bambini per lasciarli affogare nel proprio sangue innocente diluito da scrosci di lacrime di madri folli per il dolore. Che pazzia. E fallo fuori Erode invece che aspettare che muoia! No, non è da Lui. Preferisce disturbare Giuseppe il Giusto e farlo partire col buio, al freddo e senza data di ritorno. Solo con l’umiliazione dell’esilio e la promessa di un nuovo avviso quando sarà ora. Che il quando sarà non sono affari suoi.
Però ora che tutto si è compiuto il Giusto Giuseppe è, dopo la sua Sposa vergine, il Santo più grande. Muto per tutto il Vangelo, ora, se spende due parole lui con il Padre di cui ha fatto le veci succedono cose. Succedono cose vere. Cioè fatti. Arrivano cas
e. Lavoro. Guarigioni. Naufragi scampati. Latte per le suore che tirano su orfani. Il posto a scuola per mia figlia, anche.
Al mio Ludo, che porta pure il suo nome e quello della Sposa, invece, ancora niente. Non sempre, non subito succedono le cose che vogliamo accadano.
E se non succede vuol dire che fino a che non succederà sarà stato meglio così. Più utile, più vero, più buono.
Ludovico è qua, con noi, a fare quello che sa fare. Ad allungarsi e un po’ dimagrire. A scomodare assistenti sociali, medici e fisioterapisti. A prendere baci da tutti. E smettetela comunque che un po’ mi da fastidio. Non tutti possono sbaciucchiarlo. È mio. È nostro.
È qui a ricordare che non lo abbiamo ammazzato. A ricordare che non siamo Dio e che Dio lo ha voluto e io contro Dio non ci vado, non voglio. Non per cose così grosse almeno. Se Dio mi aiuta. E mi ha aiutato perché mi ha fatto innamorare di un uomo sicuro e buono. Intelligente e paziente.  Mi ha aiutato perché vedere ragazzi di 17 anni accartocciati su carrozzine che sbavano ciondolando il capo trafitto da occhi persi mi dava la nausea. Pensando al destino del mio bambino. E invece non tenevo conto della compagnia irrinunciabile, del godimento sincero che ci dà avere a che fare con Ludo. Del fatto che mi tocca segnare le crisi epilettiche che vedo e spesso mi scappano. Ma sono contenta quando compilo con uno zelo pressoché inutile il nostro libretto. E ho un minimo garantito di soddisfazione e gratificazione percepita tutte le volte che gli do le quattro medicine. Tre volte al giorno. E sono così contenta di avere affinato le tecniche di polverizzazione delle pastiglie che gli toccano due volte al giorno. E me lo guardo di continuo, lo muovo, lo giro, lo faccio saltare. Così ride. Siamo così felicemente ridotti all’essenziale. Al fatto che lui dipende da me, da noi per tutto. E sa fare egregiamente quello che uomini muscolosi e arguti ci mettono anni a capire. Aspettarsi tutto. Lasciarsi amare. Fidarsi. Dormire. Cose così. Quelle cose che Gesù ai mistici dice di insegnare a tutti i poveri cristi sparpagliati per il mondo.
Abbandonatevi. Lasciate che Io agisca. Lasciatemi fare. Venite qui dentro la mia fornace di amore che brucia. Venite qui.
Ma fatelo da lì, dalle vostre vite. Nelle vostre camere. Con gli avambracci appoggiati alle vostre scrivanie. Con i polpastrelli che battono veloci sulle vostre tastiere. Usate pure quelle ergonomiche. E state ben dritti con la schiena, che ve l’ho data quasi a tutti dritta e ben fatta per stare eretti. E tenete in dentro l’ombelico così tutta la figura, tutto il busto si rimette nell’assetto che Io, con il Padre, ho pensato debba avere. E tenetela bene su, la testa. Non vi ingobbite. Insomma, non vedete che avete corpi magnifici? Non apprezzate la rotondità del gluteo? Perché non camminate un po’ di più? Sono belle le mani delle donne. Sono belli i polpacci di chi va a correre. Sono belle le cosce, sono belli i colli ben disegnati. La fronte e le tempie. Siete belli, che diamine. Non state ad accartocciarvi su croci che io non vi ho dato. Fatelo solo sulle croci che non si possono togliere. Amate le malattie che non si possono guarire. Amate la malattie che si possono curare e  guarire senza innamorarvene per stare lì a crogiolarvi e compiacervi. Amate la vita. Non c’è bisogno che vi procuriate dolore apposta.
Però, amici miei, fratelli piccoli e vecchi, però, dolci fratellini miei, non dimenticate mai che il dolore c’è e che un uomo che in una vita intera non abbia imparato un accidenti su cosa sia il dolore e non abbia trovato una parola degna sul dolore e la sofferenza non è un uomo. È un fuggitivo. Uno sciocco.
Questo bambino noi  non lo abbiamo fatto fuori. Ed è il nostro morbido, fragrante lebbrosetto. Il nostro lebbroso dalle carni sane e tenere che annusiamo e che ci inebria coi suoi baci involontari.
È il nostro mistero del dolore innocente familiare e moderno. È il nostro santo innocente normale. È il nostro quotidiano nascosto e magnifico.
È il nostro bambino che ha le sue sorelle. E le sue sorelle hanno il loro bravo fratello. Proprio così. Come Dio comanda. Finchè Dio comanda.
(Articolo pubblicato per La Croce. Sosteniamola http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora)
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11 thoughts on “Dolore innocente, familiare e moderno

  1. Pingback: Dolore innocente, familiare e moderno | Luca Zacchi, energia in relazione

  2. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    “Nel far fuori in tutto il mondo i malati, i piccolissimi impiccioni con la pretesa di nascere, i mostruosi, i deformi, i menomati, gli inutilizzabili c’è una fredda e sistematica rabbia. Una roba oltremondana. Roba che viene su da un inframondo. Robaccia satanica.

    Che il bastardo ci abbia convinti a farci fuori quando facciamo un po’ schifo o diamo fastidio non può che significare che in quel momento, in quelle miserabili condizioni siamo gli esseri più preziosi in assoluto. Anzi lo siamo per Lui, che è l’Assoluto.”

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