“L’invadente” di Emanuele Fant

Siccome non riesco a scrivere in questo periodo , rilancio e volentieri chi lo fa; raccontando di chi racconta di santi estremi, ma così tanto estremi che allungandosi ancora un poco toccano tutti. Anche me

mienmiuaif & bra

(recensione di Giuseppe Signorin uscita su La Croce Quotidiano)

La poesia cattolica non è morta. Sì, ho letto Emanuele Fant e quando leggo Emanuele Fant mi viene in mente questa cosa qui, un po’ adolescenziale, forse, ma molto importante. Intanto l’etichetta “poesia cattolica” mi piace e non mi piace. Però è importante che ci sia oggi qualcuno nel mondo ma non del mondo che prova a raccontare “con arte” ambienti e fatti che riguardano i cattolici, da dentro.

La poesia cattolica quindi non è morta e l’ho capito leggendo l’ultimo libro di Fant, “L’invadente. Fratel Ettore, la virtù degli estremi”, pubblicato da San Paolo, che in realtà non è un libro di poesie ma un romanzo, e pure avvincente. A tratti assume le tinte del noir, colore che l’autore predilige anche nel modo di vestire, come il “camilliano dei barboni” che la Provvidenza fino a questo momento gli ha piantato…

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