Di presepi, wifi e piscina

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«Dai su facciamo una foto a questa Maria che poi la mettiamo su Internet»

Scampoli di giochi sui sedili posteriori.  Vocette squillanti si irradiano da due visi arrossati, dentro una cornice di boccoli; i capelli un po’ induriti dal cloro che il passaggio fugace nei pressi di una doccia accesa non ha potuto rimuovere. Questo vedo con una sbirciata allo specchietto retrovisore. Quelle parole accompagnano la messa in scena.

Una figlia dopo la piscina si è agghindata con un telo rosa come una bella madonnina e la sorella che armeggia con la macchina fotografica digitale, pronta dal primo pomeriggio di vacanze estive in vista dei viaggi ancora tutti da ipotizzare e rendere possibili, cattura qualche scatto e propone di condividerlo con il maggior numero di semisconosciuti connessi con il suo futuribile profilo social.

Adesso, senza stiracchiare per forza ogni piccolo episodio quotidiano, non so mi pare che questo dialogo  sia una sintesi dei nostri goffi tentativi genitoriali di vivere la familiarità con il trascendente, tutti inzuppati di contemporaneità.

È normale per  queste figliole parlare della Madre di Gesù, considerarne l’aspetto e alle volte pure l’abbigliamento e pensare che sia esistente. Non chiaramente accessibile ma reale. Eccezionale eppure feriale. Come è normale, e fin troppo, la pervasività invadente della tecnologia. Schermi, devices, periferiche. Sì, lo riconosco con vergogna, quanto basta; la presenza del wifi è una preoccupazione che le mie figlie hanno fatto propria. La velocità di connessione pure. E le domande, alle volte, si fanno direttamente a google. Sempre con sermoncino accompagnatorio della mamma

«No tesoro su internet non c’è tutto.»

«Ci sono molte informazioni ma “ci sono molte più cose in cielo e in terra che nella tua cartella preferiti, Orazia..”».

«Eh? Ma cosa dici mamma?»

«Niente, scusa».

Comunque su Google c’è quello che persone reali hanno trasferito; quasi tutte avendole imparate direttamente dalla realtà o dai libri. E ho scoperto che c’è un certo Lenier, grande informatico e fan della realtà virtuale della primissima ora- ancorché padre del termine stesso!-  che ha in proposito una critica sistematica da opporre. Ha in mente una controrivoluzione umanistica ora che il web 2.0 si è fatto così antidemocratico.

No alla mitizzazione del web, della condivisione senza confini, della bontà della massa (conoscenza diffusa? Potrebbe pure trattarsi di idiozia su scala planetaria, per quanto ne so io!),  dell’aurora digitale che tutti illuminerebbe. Soprattutto perché pochi campano su quello che tutti noi offriamo; gratis. Parlava della possibilità di usare un sistema diverso  con link bidirezionali, diversi da quelli che abitano il web come lo viviamo noi, e un metodo di micro retribuzione per i contenuti che tutti mettiamo a disposizione sul web, tendenzialmente gratis.

(Fa niente, lasciamo perdere. Ci saranno altre occasioni per affrontare l’argomento. Il form per il workshop “Imparare da google? ” si può compilare online. A breve il clickday).

Torno dalle mie figlie, finché sono bambine. Certo siamo ancora nell’infanzia;  anche se la più grande la vede già erosa da un’impellente pare improrogabile adolescenza. «Dai non darmi bacini che ormai sono quasi una ragazzina. Alle ragazzine non piacciono i bacini, lo sai».

Verrà il tempo del grandissimo scuotimento. Sì! Scuoteranno con veemenza il loro grande setaccio per vedere cosa resiste; cosa di tutte le cose che mamma e papà hanno consegnato loro regge ai loro occhi che guardano il mondo senza dire «mamma, guarda!» Scuoteranno fortissimo e non solo il setaccio.

Per adesso ci raccontiamo cose così. Giochiamo al presepe digitale e sogniamo sogni così:

«Ho sognato il Paradiso mamma! Mi dice un mattino l’altra figlia. Stavolta lo so che non è vero. È una piccola messa in scena, innocente, lo capisco dal tono e dagli occhietti furbi».

«Dai? E com’era?»

«Mah, brutto..»

«E ho visto Gesù!»

«Davvero? E Lui com’era?»

«Insomma un po’ bruttino (ridacchia)».

«Ah mamma ho visto anche Maria!»

«E Lei com’era?»

«Bella, sì molto bella. Anche perché Lei ci tiene alla moda».

«Dai chiama la Costy che glielo racconti, così ride».

Dobbiamo lavorare sul timore reverenziale, ma per quanto riguarda la familiarità col divino ci difendiamo.

(Articolo già pubblicato un agosto fa, correva l’anno 2015, su La croce quotidiano http://www.lacrocequotidiano.it)

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2 thoughts on “Di presepi, wifi e piscina

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