Taleae Christi

 

sindone-volto

Domenica ho cambiato borsa, perché mi hanno insegnato che blu e marrone proprio non si sposano. E siccome mi ero risolta per una giacca blu, prodotta dalla mia mamma diversi anni fa e di un panno meraviglioso come oggi non se ne vedono più,… sto divagando vero?

Posto che il capospalla non era più in discussione e che la macchina era già accesa nel vialetto di casa con tutti gli altri membri della famiglia all’interno, mi sono diretta decisa verso il mio armadio; ho tramestato senza ritegno nei suoi misteriosi fondali e ho estratto la prima borsa non marrone intraista. Era quella che mi ha regalato Melissa. Grazie Melly!

Siccome nel riporre le borse non ho mai il tempo di svuotarle del tutto, quando vado a riprenderle ho spesso la sorpresa di imbattermi in qualcosa di bello. Oltre ad elastici e buoni sconto scaduti, ritrovo santini o insospettati souvenir di altre epoche. In questa ho rinvenuto un plico di fogli stampati e molto sgualciti. Ma integri. Questo il titolo: “Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica”. Ammazza che interessi coltivavo non più tardi di pochi mesi fa.

Un documento della Congregazione per la dottrina della fede era lì, prosaicamente a portata di mano e di trascuratezza; nella borsa lasciata a maggese nello scaffale basso del guardaroba. Il potere della globalizzazione; i rischi della digitalizzazione diffusa. Cose così, certo. Ma anche la possibilità per tanti di accedere direttamente a testi pieni di parole piene. Che poi stampare non è uguale a leggere e leggere non è uguale a capire.

Comunque ho trovato diversi passaggi sottolineati.. lo avevo addirittura letto, pare. Un po’. Me lo aveva segnalato una cara amica, sempre quella che mi ha regalato il testo di K. Wojtila Amore e responsabilità, dopo che un’altra amica le aveva confidato il profondo dolore e la desolazione per il non poter avere figli. E la possibilità del concepimento medicalmente procurato era lì, a suonare le sue sirene di seduzione proprio a due passi da lei. A portata di impegnativa.

Così ho pensato che questa amica è proprio in gamba e ho deciso di leggere il testo che lei aveva studiato per poter rispondere con ragioni solide e ricche di amore alla sua amica dolente.

La Dignitas Personae è del 2008 e fa riferimento alla Donum Vitae  e alle Encicliche Veritatis Splendor e Evangelium Vitae di GPII. Parla della vita, della sua dignità, della sacralità che possiede. Della bellezza del matrimonio e dell’atto coniugale, della cosa enorme alla quale partecipiamo che è procreare per mandare gente in Paradiso, alla fine.

La Chiesa, dipintaci da secoli come barbosa e mortificante tutte le possibilità espressive dell’’umano genio, dice invece- e non c’è da stupirsene-  parole turgide di vita e tracimanti bellezza. E mostra una grande pazienza nell’andare ad inseguire l’uomo nei suoi immaginifici scenari di tecno-potenza. E li osserva, esamina, valuta. E spiega di nuovo i fondamentali. Trova l’occasione per ripulire della polvere dell’ovvio il mistero del nostro essere, del nostro esserci.

Il fatto inspiegabile dell’uomo così com’è.

(E il mondo sfotte)

Tutte le culture, in vario modo, mostrano grande riverenza per la vita umana, riconosce la Chiesa anche in questo documento. La Chiesa vuole incoraggiare la scienza e le sue possibilità per l’uomo, ribadisce. Ma intanto ne approfitta per ridire chi è l’uomo, per dire «attenti a non usare la scienza sull’uomo, contro l’uomo. Voi non sapete chi siete», sembra ricordarci.

L’uomo è mistero personale da subito. E anche se non ci sono strumenti in grado di misurare la presenza dell’anima “sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana” dice al punto 5.

Per questo, prima dell’universalità di tutti i diritti, preesiste l’universalità della persona. La persona è più dei diritti che le devono essere riconosciuti.

Dimentichi dell’essere e del suo grande mistero, andiamo di fretta a fare cose, ricavare frutti, misurare rendimenti. Ci arrabattiamo nella smaniosa ricerca di qualità, di attributi, di competenze, di diritti dell’individuo. Che poi è una persona; e come tale indivisibile. E irriducibile ad altro che non sia lui stesso; ma la sua natura è di essere in relazione. Ma l’uomo innanzitutto è. E qui occorre essere avversativi. Servono tanti ma. Ma. Serve il ma o l’invece. Invece noi siamo e ci siamo.

Cosa tocca dire alla Chiesa. Esistete! Esistiamo! Ci siamo. Ci troviamo qui all’improvviso atterrati dal mondo del non c’eravamo. Questo sospetto di nulla che non ci lascia si traduce nei bambini nella domanda sulla loro collocazione prima della nascita. «Dov’ero io prima?» Come se l’io non potesse far altro che esistere. Invece no. Ci siamo solo perché voluti.

Perdonatemi, io, superba, mi permetto questi slanci pseudofilosifici mentre la Chiesa nella sua umile e profonda sapienza procede per passi. Razionali, fondati, accessibili a tutti.

Dice questo:

“la realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità della persona”. (ibidem)

Fin dall’inizio e per tutta la sua durata.

La gradualità è nel manifestarsi, nell’attuarsi. Non è ontologica. Siamo persona, nel momento stesso in cui iniziamo ad esserci.

Ora digrado un po’, come al solito. Pensavo al mio bambino. Al di là del dolore, che c’è, al di là delle oscurità, delle domande. Al di qua, anzi, di tutto questo, lui è squisitamente persona.

Ci dice, insegna a noi, meno feriti nell’integrità corporea e psichica, chi siamo.

Già il bambino, di suo, è così. Fa vedere alla società cosa pensa degli uomini perché nel bambino l’uomo è spogliato delle sue capacità, della sua produttività. (Così mi disse il Card. Caffarra e ancora gliene sono grata). Ancor più avviene nel bambino ammalato perché non offre, nel modo solito almeno, le gratificazioni che ci si aspetta da un figlio. È squisitamente, esclusivamente persona.

E così ci ricorda come abbiamo bisogno di essere guardati tutti, anche i grandi, anche gli attualmente, i lungamente, gli abitualmente sani.  È così che vogliamo saperci guardati: per il fatto che ci siamo.

Di più, siccome la fede, ci ricorda la Chiesa in questo documento e in molte altre occasioni, esalta, purifica perfeziona ciò che è umano, ci dice al punto 7 che l’uomo nella sua massima espressione è cristiforme.

Per questo Lui, il Cristo, che è il più bello dei nati di donna e che poi diventa inguardabile e vergognoso quando la tortura della flagellazione, della coronazione di spine, degli insulti, degli sputi, della croce lo rendono spettacolo al mondo e alla storia, ancor più mi sembra ricordato nel mio, e molti, moltissimi altri bambini. Ma il mio di più perché parla alla mia carne. La croce, che non ci può piacere, che è in effetti inguardabile e dolorosa, a quanto pare ripara le ferite che ci siamo lasciati fare al volto e ci restituisce uomini a Dio e a noi stessi.

Come talee di Cristo, diventiamo divini e compiamo, noi soli tra tutte le creature, l’unico vero salto di specie possibile.

 

 

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3 thoughts on “Taleae Christi

  1. “Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
    dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;
    a te la mia lode senza fine.” (Salmi 70,6)

    “Ascoltatemi, o isole,
    udite attentamente, nazioni lontane;
    il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
    fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome.”
    (Isaia 49,1)

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  2. Pingback: Taleae Christi – l'ovvio e l'evidente

  3. “Per questo Lui, il Cristo, che è il più bello dei nati di donna e che poi diventa inguardabile e vergognoso quando la tortura della flagellazione, della coronazione di spine, degli insulti, degli sputi, della croce lo rendono spettacolo al mondo e alla storia, ancor più mi sembra ricordato nel mio, e in molti, moltissimi altri bambini…..”

    Dovremmo imprimerci nella mente e nel cuore questa verità tutte le volte che ci troviamo davanti alla sofferenza dei bambini……e forse riusciremmo a non sprofondare nel dubbio sull’amore di Dio ma a crescere nella FIDUCIA in LUI.

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