I giorni di consegna

fiduciaindiolorenzobartolini

Eravamo in ritardo stamattina; ma era necessario assecondare le esigenze fisiologiche dell’ultimo (dolorosamente)genito.

Arriviamo tardi e un poco spruzzati di pioggia alle basse pendici della scuola materna. Un papà ci aiuta a salire prendendo da solo il passeggino col mio piccolo che sarebbe grande perché di anni ne ha tre ed è molto lungo. Dobbiamo dire lungo. Perché non sta in piedi, non cammina. Si dice lungo, come con i neonati.
La figlia di questo papà vede la scena dalla finestra. Entriamo e mi dice: era il mio, quel papà. Felice e orgogliosa.
Tutti a salutare Ludo. Un bambino esce dalla tana che si era trovato sotto il tavolo della maestra dove sgranocchiava la fine della sua colazione e mi porge una caramella gommosa. Così Ludo può ciucciarla, dice. Subito va via scivolando con le ginocchia sul pavimento dell’aula. Inizia a giocare con macchinine rosse e nere.
Esco contenta e segretamente commossa. Tutti i miei sentimenti intorno a Ludo sono dipinti sullo sfondo blu intenso della mia amata mestizia. Obbligatoria. È necessaria alla mia grande consolazione, che arriverà. E sarà totale.
Esco nella pioggerella che assomiglia a quella che ci ha scortato all’ingresso. Sono tutt’altre gocce, penso. Tutte diverse.
Arrivo in auto. Chiama il marito. Non chiama mai, se non per cose mediamente serie. Ti cercano dal servizio volontari del paese. No! Penso. Vedrai saranno arrabbiati con me, mi faranno una ramanzina.
Chiamo ed è così. Sono scocciati e risentiti. Non mi hanno mai trovato a casa quando passavano a portarmi gli integratori per Ludovico.
– Quando siete passati?
– Quando potevamo noi.
Non mi è tornato in mente di dire che eravamo d’accordo per il mercoledì mattina. Proseguono dicendo che almeno un minimo di interesse ci vuole. Che bisogna interessarsi ai figli e a tutte queste cose che loro fanno un servizio gratis e sono sempre in giro.
Non resisto e accetto la competizione: quanti più impegni ho io! Quanto davvero sono sopraffatta dalle scadenze e dalle preoccupazioni da non riuscire nemmeno a telefonare..
Uno dei due rimane accigliato. L’altro la butta sul siamo tutti nonni e abbiamo vissuto tanti problemi anche noi. Questa piccola scaramuccia mi provoca una specie di abrasione superficiale. Sembra nulla, ma mi fa male. Vorrei in tutti i modi che capissero. Subito dopo vorrei invece essere capace di offrire questa mortificazione. Lo faccio. Ma resto mortificata. Com’è giusto che sia, credo. Offro anche la mia fretta. Offro anche la ribellione che spinge da dentro e che a forza ricaccio giù.
Ho perso entrambe le Messe mattutine compatibili con i miei orari.
Vado lo stesso in Chiesa. Scelgo di nuovo il Santuario mariano perché spero ancora di arrivare nella seconda metà della celebrazione. Dalla porta vetri che guadagno in pochi passi vedo il movimento delle braccia di quelli che hanno partecipato. Si fanno il segno della croce per la benedizione finale. Pazienza.
Entro.
Porto me stessa e il mio seguito di passioni, angosce e cure, nella cappella dedicata all’Eucarestia. Mi inginocchio e sto lì. Nessuna formula. Mi forzo al silenzio esteriore e scopro l’agitazione muta che mi scuote dentro. Resisto. Chiedo solo a Lui di dirmi qualcosa. Di darmisi.
Nella cappella a destra, dedicata alle confessioni, passa veloce un uomo. Sposta l’aria. L’aria mi scosta una ciocca piccola di capelli. E subito li vedo sulla mano di Dio, nelle Sue conte. Quei capelli fini, elettrizzati e quasi invisibili, che ondeggiano davanti all’orecchio destro, sono saputi.
Se potessi essere inghiottita dentro la mia superficie, nella profondità interiore, dietro la membrana che l’aria sfiora, e scovare il punto esatto di contatto con Lui, quanta dirompente, tumultuosa dolcezza potrei godere! Quanto turgido ozio, quanta deliziosa rassegnazione..
Voglio andare in guerra. Voglio andare e combattere tutti i giorni sul fronte. Su quel fronte. Infilzare lame nei corpi dei nemici e scavalcarne i cadaveri. Ed entrare nella terra della mia conquista. Voglio rapinare tutti i tesori. Voglio andare a prendermeli.

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7 thoughts on “I giorni di consegna

  1. Tu sei ogni giorno in guerra….al fronte……e Gesù ti accompagna per aiutarti. Mi scendono due lacrimoni ed ho vergogna perché a volte l’età che avanza (71 fra poco)mi spinge alla lamentela e mi sento un verme di fronte a ciò che quotidianamente sopporti. Forza Paola!!!!!

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  2. Grazie Paola…

    Pensavo… hai fatto bene ad andare a cercare Nostro Signore, la Nostra Forza, il Nostro Consolatore in quella cappella… ma lo avevi appena salutato, quando hai salutato Ludovico.

    Continua a combattere, il Regno dei Cieli, la “nostra” conquista, la Terra Promessa, la Gerusalemme Celeste è dei violenti!

    Apocalisse 21
    2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
    «Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
    Egli dimorerà tra di loro
    ed essi saranno suo popolo
    ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
    4 E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
    non ci sarà più la morte,
    né lutto, né lamento, né affanno,
    perché le cose di prima sono passate».
    5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.
    6 Ecco sono compiute!
    Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.
    A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita.
    7 Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

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