Am i still Your child?

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«Nessun bambino dovrebbe avere paura»

L’ormai ex candidata alla Casa Bianca ha anche citato, seppur non direttamente, il presidente eletto Trump, facendo riferimento all’episodio di una bambina del Nevada che era scoppiata in lacrime per paura che i suoi genitori siano espulsi dagli Stati Uniti: «Nessun bambino dovrebbe vivere con una paura come questa – ha detto Hillary Clinton criticando il magnate repubblicano sul tema dell’immigrazione – Nessun bambino dovrebbe avere paura di andare a scuola perché è `latino´ o afroamericano o musulmano o perché ha una disabilità» (Dal corriere.it, Annalisa Grandi, 17 novembre 2016)

Nessun bambino. Nessun bambino dovrebbe avere paura.

Ha ragione signora Clinton. Eccome se ne ha.

La vostra – è necessario il distinguo, mi spiace-  Hillary  si fa coraggio dopo i giorni più brutti della sua vita, che ha avuta, perché l’ha avuta!, ed esce di casa. Per il gala della  Children’s Defense Funds . Senza truccarsi, credo. Sembra me che corro a scuola in fretta e senza essermi ancora guardata allo specchio. Per quanto riguarda il colorito almeno.

Dice che aveva pensato che non lo avrebbe più fatto. Se non per portare a spasso i cani. Sarebbe poi rientrata in casa per mettersi a leggere un libro. E io mi chiedo, curiosa: quale? Che libro? Di cosa nutre la mente e lo spirito questa signora?

Sarebbe una domanda che le farei. Come in un colloquio di selezione del personale.

Ultimo libro letto? Mi motivi la scelta. E cosa le ha lasciato questo romanzo o quel saggio? Cosa la fa ridere in un racconto? E nella vita? Cosa guarda di una persona? Cosa la colpisce maggiormente?

Quali sono i suoi valori?

Esperienze pregresse? Partiamo dall’inizio.

Davvero? Ha lavorato nella Children’s Defense Funds? È in quella organizzazione che ha intrapreso la sua carriera legale? Ha conosciuto direttamente la fondatrice?

Ha letto qualcuno dei suoi libri? Io no e conosco della sua vita solo quello che riferisce Wikipedia. Ho scorso proprio ora la lista di opere pubblicate a suo nome.

Marian Wright Edelman ne ha scritti diversi.

I’m your child, God, ad esempio. É un libro di preghiere per bambini e adolescenti.

Ora basta giocare. Glielo chiedo direttamente. Come può anche solo articolare il pensiero muto, (non parliamo del trasformarlo in diritto, non ragioniamo sul fatto che lo ha messo a tema nella sua campagna elettorale. Chi, sano di mente, potrebbe davvero desiderare di poter uccidere suo figlio in travaglio?) di permettere e finanziare l’uccisione di uno di questi bambini di Dio fino a che non è del tutto uscito dall’utero di sua madre?

Ora le dico una cosa. Fra non so quanto tempo si parlerà di questo orrore planetario dell’aborto, del massacro di bambini che facciamo in tutto il mondo da decenni,  come di una vera gigantesca follia. Di una razionale crudeltà estesa a tutte le latitudini insieme con la malattia mentale che fa dire a grandi masse di persone che è giusto.

È una totale, insensata, spietata pazzia. È un crimine indicibile. È una cosa che toglie il sonno. Perché toglie l’essere, no toglie la vita a milioni di bambini. A me toglie il sonno. Mi fa orrore pensare che scorra questo sangue. Mi fa orrore camminare su questa terra che raccoglie tutto questo sangue. Non mi capacito della quantità di sangue che fate scorrere. Non mi impressiona la faccia schifata e la supponenza dei benpensanti annoiati da questo argomento. Non me ne frega proprio niente.

Siete voi i pazzi. Siete di una crudeltà ineguagliabile.

Per nulla a me cara, eppure amata al punto che saperla così schiava del male mi raggela, signora Rodham, qualche decennio fa espulsa senza particolari inconvenienti dal canale del parto dietro il quale stava sua mamma; carissima nonna, anziana donna dai modi urbani e affettati- quando non algidi e feroci-, sono così felice per noi che lei abbia perso queste elezioni e che la sua carriera politica sia finita senza possibilità di ricorsi in appello!

Basta. Ora basta, si quieti. E sa, sono contentissima per i bambini che forse (perché non è che lei sia la sola a perseguire determinati obiettivi) scamperanno all’uccisione sulla soglia della vita extrauterina. Ma sono contentissima anche per lei.

Forse avrà tempo. Forse avrà occasione. Forse potrà spaventarsi  e sobbalzare per l’improvviso risveglio di una coscienza che lei pure, accidenti, deve avere. Forse farà in tempo a sentire, come un acido reflusso, salirle dallo stomaco, il rimorso. L’orrore per le uccisioni che ha permesso e promosso.

Forse dirà appena in tempo: che cosa ho fatto, mio Dio. Oh, my God. I’m your child. I’m still your child.

Am I still your child?

Pietà di lei, Dio. Pietà di me, di noi. Pietà.

 

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