I giorni di consegna

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Eravamo in ritardo stamattina; ma era necessario assecondare le esigenze fisiologiche dell’ultimo (dolorosamente)genito.

Arriviamo tardi e un poco spruzzati di pioggia alle basse pendici della scuola materna. Un papà ci aiuta a salire prendendo da solo il passeggino col mio piccolo che sarebbe grande perché di anni ne ha tre ed è molto lungo. Dobbiamo dire lungo. Perché non sta in piedi, non cammina. Si dice lungo, come con i neonati.
La figlia di questo papà vede la scena dalla finestra. Entriamo e mi dice: era il mio, quel papà. Felice e orgogliosa.
Tutti a salutare Ludo. Un bambino esce dalla tana che si era trovato sotto il tavolo della maestra dove sgranocchiava la fine della sua colazione e mi porge una caramella gommosa. Così Ludo può ciucciarla, dice. Subito va via scivolando con le ginocchia sul pavimento dell’aula. Inizia a giocare con macchinine rosse e nere. Continua a leggere

Il volto, i volti.

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(Articolo già pubblicato per La Croce Quotidiano, http://www.lacrocequotidiano.it)

Sto studiando. Lo faccio perché mi piace. Mi piace perché le cose interrogano. Sono evidenti e misteriose, familiari e inconoscibili. Allora tocca fissarle, a lungo. Fino a che, di nuovo, tornino a spaventarci per il fatto così inspiegabile e continuo che esistono.

E guardo anche me come oggetto esistente, come essere che esiste. Soggetto, certo.

Ex sisto. Spunto fuori, buco il piano dell’essere, spunto fuori e sto in piedi sulla crosta del mondo.

Sento a volte come  l’assurda presenza del  nulla che ci insegue e soffia sulle caviglie il suo fiato gelido, raggelante.  Non mi avrai, Nulla. Sei nulla, senza maiuscola.

Sono e siamo. Eravate, era, fosti, furono; saremo tutti. Per sempre.

Mi  succede, passando attraverso la folla, che mi sorprenda un pensiero gigantesco: le innumerevoli facce, la moltitudine immensa delle persone. Davanti, intorno a me un piccolo scampolo di questa folla senza fine.

Un’anziana asiatica, il bambino tedesco che dorme nello zainetto la guancia accaldata sulla schiena del padre, un gruppo di uomini e donne che vedo solo di spalle, la guida turistica francese con la bandierina levata in alto, io, una figlia per mano.

Oh! Che soprassalto. Facce a migliaia e milioni e miliardi come tante finestre sull’infinito. Sul non sapere Chi è Quello che ci chiama, che sembra farsi trovare e poi sparisce e tace. Dio a volte tace. Continua a leggere

Sit-in nel cuore

 

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(Articolo già pubblicato per La Croce Quotidiano http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora)

Spedali Civili di Brescia.(Non è proprio la sede per certe istanze di rinnovamento ma chiedo: non sarebbe il caso di aggiungerci la O? No? Lo lasciamo così , rispettiamo l’ottocentesca  tradizione).
Vado, torno, rivado, ritorno;  ricoveri-dimissioni- urgenze-e-routine. Sui muri inneggiano a Stamina e a voler salva Sofia. Anch’io in quel momento vorrei salvarla, povera piccola innocente. Chi non avrebbe voluto salvarla..?

Davanti all’ingresso un giorno,  diversi mesi fa, mi imbatto in  un presidio di malati e famiglie. Consegnano volantini, offrono bevande calde, palloncini.

Per come anche allora mi ero potuta documentare non condivido, ma prima di tutto li amo, li vorrei abbracciare e consolare io stessa.

Lottano, non mollano. Chiedono con la tenacia che merita anche un miraggio se muori di sete in un deserto (lo trovo sbagliato ma la sete è giusta. La sete è sete, meglio. )
Anche noi. Uguale-uguale. (E facciamo tutto: cure, consulti autorevoli,  fisioterapia e anche vigilanza sui noi stessi e la smania disperata che ti illude che più fai meglio è).

Anche noi, dico, facciamo sit-in.
Solo il nostro picchetto è altrove. Continua a leggere

Ho pianto e ho pure riso molto

(di Paola Belletti per la Croce, Numero zero. In edicola dal 13 gennaio)

Sono andata a confessarmi. Cerco di farlo almeno una volta al mese. Desidererei farlo di più. Ho scelto il Santuario vicino a casa, un bel santuario mariano come ce ne sono molti in Italia. Anche ad un’osservazione frettolosa ci si accorge subito che è frequentato, vivace. Tutto un via vai di pullman, ondate di pellegrini over ’60, facciamo anche over ’75, che si dirigono acciaccati ma spediti dalla madonnina e poi al negozio di souvenir. Ma anche molti giovani, molte persone e basta insomma. Anche alla Messa delle 7.00 e a quella delle 9.00. nei giorni feriali.

Prego da tempo perché il Signore mi faccia imbattere in un bravo confessore che magari potrebbe pure sobbarcarsi l’onere di una vera e propria direzione spirituale. O almeno che mi aiuti ad averla una direzione e a smetterla di girare in tondo.

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