Una lavagna divisa a metà

lavagna

All’inizio della malattia di Ludovico ho fatto come alle elementari, ai miei tempi, quando la maestra si assentava per poco dall’aula. Ero una specie di capoclasse della mia vita, gesso in mano, sguardo indagatore, radar morale acceso. Di fronte a me, dentro di me, una  grande lavagna.

E tutte le persone che mi ruotavano attorno avevano  nomi, a volte solo cognomi, altre solo professioni o incarichi, che al più presto andavano  scritti in colonna o a destra o a sinistra. Perché nei primi tempi , i primi 20 giorni dopo lo shock per il manifestarsi della malattia di Ludo, seguiti alla guardinga illusione che i temuti problemi ravvisati in gravidanza si fossero di molto ridimensionati, quasi spariti, io mi sentivo giusta. Perché avevo un dolore grande. E tutti dovevano capire, tutti usare tatto e  prodigarsi il più possibile.

Allora cominciamo. Continua a leggere

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