Noi e la Madre

Ed ecco il nostro goffo approdo su mensile mariano. La Presenza di Maria,  numero di maggio, di questo stesso anno, il 2016.

Grazie ad Angelo De Lorenzi per la pazienza.

 

 

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Si esigono miracoli

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Perché chiedere miracoli a volte può assomigliare a questo: “Caro il mio plenipotenziario Signore –  virgola –  sbrigati a fare in modo che io possa di nuovo fare a meno di Te –  punto esclamativo e un po’ nervoso”.

Guarisci me, trovami il lavoro, guarisci mio figlio, sciogli questo nodo, aiuta quella famiglia, addolcisci quella persona, allontanami quest’altra. Togli questo ostacolo. Togli questo limite. Toglici questo debito. Toglile quella paura. . Toglimi tutti i promemoria della mia finitezza. Togli. TogliTi. O resta sullo sfondo. Mi ricorderò ogni tanto di ringraziarTi. Mi ricorderò di parlare di Te, racconterò in giro di come mi hai aiutato. Ma in fondo me lo dovevi. No? Desiderare la salute, desiderare l’appagamento personale, impegnarsi con dedizione per raggiungere obiettivi materiali e non, darsi da fare in vista di questi ed altri più nobili scopi. Tutto questo è umano. E resta solo tale anche quando vediamo che, accidenti!,  non ci basta pensare positivo. No, non è sufficiente esercitarsi ed essere costanti. Non basta fare tesoro degli insuccessi, per ripartire più forti di prima. Non ci sono formatori e motivatori sufficientemente entusiasmanti capaci  di tirare fuori da noi stessi l’energia necessaria per tagliare un traguardo (che la sorgente non sia inesauribile? Che impossible non sia proprio nothing?). E allora ci troviamo a chiedere  a Te. A patto che poi Tu te ne vada? Allora che differenza c’è tra lo yoga e il rosario? Va bene tutto? Training autogeno, running (anche il mio entry level!), meditazione trascendentale, novene, Messa, votarsi alla causa? Tutto, basta che funzioni? Certo. Va bene tutto. E ci sono persone che assicurano che niente sia più efficace della preghiera cristiana. Continua a leggere

Rosario grunge

Articolo pubblicato per La Croce quotidiano il 31 gennaio 2015

la_Croce

Cammino per il paese, da sola.

Non sono Ungaretti (casomai qualcuno dubitasse), ma vorrei farvi notare con questa icastica  espressione che lì sta tutta la notizia. Cammino da sola. E sto/ come d’autunno/ sugli alberi/ le foglie, ma sono contenta. Cerco di raccogliermi in me stessa. Contemplo la natura.

Il  paese nel quale abito da 11 anni, che però mi sembra sempre ieri, è  parte di un anfiteatro morenico. Una quieta campagna piena di vigne, campi coltivati, uliveti e addirittura boschi. Non è famoso per la movida notturna. Di più per il salame, addirittura lo zafferano; i vini. Quando un colle finisce e ne inizia un altro, nello spicchio che nasce tra i due,  si affaccia  il lago. Il vento ha fatto il suo lavoro:  l’azzurro che sfoggia è commovente; e il  freddo dell’inverno finalmente sicuro di sé  lo rende ancora più brillante.

Ti ringrazio Signore. Tutte le creature cantano le Tue lodi. Anche le foglie scricchiolando sotto il mio piede; e i cani alle ringhiere (no quello no, mi ha appena fatto rischiare un infarto guizzando fuori dalla siepe all’improvviso). E le ragnatele come merletti tra un ramo e l’altro. Anche le montagne già glassate di neve. Continua a leggere