Il neonato di Settimo Torinese è già morto. E noi?

Ma Paolo sarebbe sempre stato Paolo. Uguale-uguale. Qualche etto di meno, meno grasso sottocutaneo, polmoni più chiusi. Meno o nessun fiato né tempo per piangere.

Là non si sarebbe nemmeno guadagnato un asciugamano, la voce della mamma, (e se lo avesse buttato e si fosse pentita col figlio ancora in volo?), almeno un gemito durante il travaglio, e il disturbo del netturbino che chiama subito i soccorsi. Né le mani dei paramedici che lo prendono, lo scaldano e tentano la rianimazione. Si sarebbe perso le carezze delle donne accorse (allora le Via Crucis resistono nei nostri stradari, anche in quartieri tranquilli e borghesi, e sono pur sempre punteggiate di donne pronte e a piangere e consolare i morituri). Non si sarebbe meritato neppure il pianto nostro e i nostri articoli ed elogi funebri.

Paolino, bambino morto che neanche avevi finito di nascere per bene, col cordone ombelicale ancora attaccato perché nessuna ostetrica aveva proposto al tuo papà di tagliarlo, che vogliamo dire, ancora?

Che come te ci sono altri 399 neonati circa che fanno la tua stessa fulminea sorte?

In Italia, ogni anno, vengono buttati vivi 400 neonati. Più di uno al giorno. Almeno uno al giorno. Lo ricorda Vittorio Feltri nel suo articolo di ieri su Libero, mettendo sul tavolo anche il suo sconcerto e la ruvida disponibilità a prenderselo lui, piuttosto, un neonato anziché vederlo buttato via. Parla anche degli aborti, ormai considerati come un’estrazione del dente del giudizio, sano, ma fastidioso e inutile.

Le coppie che soffrono l’ infertilità nei paesi industrializzati sono il 15%. Un numero significativo ricorre a tentativi di fecondazione assistita, non ultimo quello dell’utero in affitto. Le coppie disposte ad adottare sono molte di più dei bimbi dichiarati adottabili. Siamo un paese con la sindrome da invecchiamento rapido, siamo una piramide decrepita rovesciata sulla schiena di pochissimi giovani. Siamo una Caporetto demografica.

Ma perché? Perché proprio noi, proprio questa società che ragiona sempre in termini di domanda e offerta non si accorge nemmeno secondo questa orripilante versione della ragion di mercatura che  ci sono una domanda e un’offerta che non si incontrano?

Perché buttiamo via delle persone nate da poco, vive e poi impazziamo per procurarci una gravidanza?

Mai stati così interconnessi. Mai stati così inaccessibili gli uni gli altri.

Mai stato così smarrito il senso della creatura umana. Mai così allontanato dal senso comune la percezione che quel bambino sono io. Uguale a me, potrei essere io.

Temo una cosa ancora peggiore. Che non rispettiamo il neonato perché odiamo i bambini e basta. Il fatto è che disprezziamo noi stessi. Cerchiamo terra per il nostro desiderio sempre pronto a gettare stoloni manco fosse sempre maggio e a propagarsi come le fragole, anche fuori dal vaso; eppure ci disprezziamo.

Nel neonato buttato per strada detestiamo noi stessi. E il suo cuore che è cuore da poco diventa una fragola schiacciata sull’asfalto.

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One thought on “Il neonato di Settimo Torinese è già morto. E noi?

  1. É e rimane comunque un neo-nato al Cielo. Questo non toglie e non mitica le responsabilità dove ve ne sono, ma neppure é una “magra consolazione” come direbbe qualcuno. É una realtà per chi ha Fede. Ora gioisce di tutto l’Amore inimmaginabile che noi ci sforziamo di immaginare… Ben più di quell’amore che forse gli sarebbe stato negato da chi lo ha gettato dalla finestra (così pare dalle ultime cronache) o da chi neppure era conscio che sarebbe venuto al mondo. Un non-amore che può segnare tutta una vita.

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