23 chiamate per abortire. Non era vero.

il blog di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Era tutto falso. Purtroppo non è vero che non sia facilissimo abortire. Non è vero che ci siano troppi obiettori di coscienza. Un’inchiesta della magistratura ha ristabilito la verità.
Ricordate quella donna veneta di 41 anni, a cui i giornali avevano dato il nome di Giulia buttandosi a pesce sulla sua vicenda, raccontando che siccome “non intendeva inoltrarsi lungo il sentiero della gravidanza” (leggi: voleva uccidere il bambino che aveva in grembo) e non aveva trovato posto in numerosi ospedali era stata costretta a un calvario di 23 tentativi a vuoto prima di trovare un medico che la facesse abortire? Ricordate come tutti i media ci si erano buttati a pesce, rinnovando la bufala dell’obiezione di coscienza, per appoggiare il presidente della Regione Lazio che al San Camillo aveva indetto un bando per medici ginecologi riservato ai non obiettori, bando di dubbia costituzionalità?
Bene, anzi male. Era…

View original post 437 altre parole

La porta gialla.Ovvero dell’oro e altri metalli preziosi.

 

Erica è bella. Erica è intelligente. Erica è arguta. Erica è geniale e pacata. Erica è viva. E, ragazzi, scrive così bene. Ha un ritmo bellissimo, un fraseggio leggero e pulito. E quando serve affilato e tagliente per separare, tagliare, per curare e guarire.

Ora che ha guadato un grosso fiume è venuta a raccontarcelo.

Ha pubblicato da poco con la San Paolo un libro di platino. Perché è piccolo, una ventina di pagine oltre le cento, ma ha un altissimo peso specifico.

Ed è nobile, come un metallo prezioso. Potrebbe pure essere d’oro. Giallo come la porta che apre e chiude il libro. La porta che, aprendosi, l’ha attirata come un vento gelido salito dagli abissi sul crepaccio della malattia e dello sgomento. Che l’ha trascinata proprio dove aveva ben specificato di non voler essere condotta. Ne aveva parlato con Dio. Va bene quasi tutto, ma non il tumore.

Si è ritrovata invece davanti ad un dottore con una diagnosi in mano che metteva in fila proprio quelle odiose sillabe, al plurale, per giunta. Ma ora credo non le odi più così tanto perché con il suo garbo tenace e la sua grazia guerriera ha detto «Va bene. Se è questo che ora mi offre la vita lo prendo. Se è quella la strada che mi tocca imboccare la imboccherò. Se è lì, tra chemioterapie, interventi, prostrazioni che devo andare a combattere, imbraccio quel che posso e parto».

Giallo come la stessa porta che dopo due anni avrebbe chiuso le correnti più forti fuori della sua vita, seppure nella tremante e incerta speranza sul futuro. Erica sa più di chi non ha ancora incontrato battaglie simili che il futuro è incerto nei suoi programmi. Eppure è paradossalmente più certo, molto più di prima nel suo disegno e nel suo approdo.

Perché ne ha riconosciuto la firma nei momenti più duri. Quando, schiacciata dalla stanchezza delle terapie e anche dei pensieri, ancora non sapeva se doveva prepararsi a guarire o a morire.

Sapeva già che nelle nostre esistenze agisce la Provvidenza. Ma non l’aveva ancora vista all’opera nella versione agonistica, secondo una sua felicissima espressione. Riscopre la preghiera e i sacramenti nella loro più profonda natura ed efficacia. Riesce anche a sorridere per le reazioni di qualche parrocchiano per l’Unzione degli infermi da lei ricevuta come consolazione e aiuto fisico e spirituale.

Racconta dello spettacolo che è la sofferenza, secondo lo stesso significato che assume la parola usata dall’evangelista per descrivere Gesù che muore in croce. Spectaculum.

Così spogliata vede fiorire amicizie inaspettate che si fanno solerti esecutori e imitatori della tenerezza divina. Ma, attenzione, tutto questo non è retorico o manieroso nemmeno per sbaglio. La malattia, ricordiamolo, non ha alcun fascino suo proprio. È solo che c’è stato e c’è Gesù Cristo e questo, signori miei, cambia tutto. Ribalta proprio tutto.

Erica lo sapeva di già, ma ora lo sa in ogni fibra del suo essere. Ha capito di aver conquistato cose che altrimenti chissà che giro lungo avrebbe dovuto fare per andare a prendersele. Si è lasciata amare quando lei stessa si riteneva pochissimo amabile, ha accettato di avere bisogno e ha così approfondito la sua già ricca umanità. Ha permesso di essere amata quando sapeva bene di non poter ricambiare e ha avuto l’intelligenza di accorgersi che quello era un paradigma. Un modello di amore che Dio le stava ricordando,  rimettendo in cuore.

«Sto scoprendo, in questo modo, guardando Gesù nella culla, accanto a Maria e Giuseppe, che nella malattia, così difficile da vivere, divento come una bambina che dipende da tutti ed è bisognosa di tutto. Sto scoprendo, guardando il Crocifisso, che ogni volta che saprò accettare e offrire il mio dolore, potrò essere la via per salvare un’altra persona dalla disperazione, così come è successo a me nel guardare chi ha saputo accettare la malattia trasformandola in via per incontrare e far incontrare Dio. Se saprò essere docile diventerò tabernacolo per Gesù. E chi mi starà vicino, se io mi lascerò aiutare, potrà avvicinarsi a Lui». (p. 89)

Ecco. Queste parole sono di metallo. Sono vere e brillanti. Estratte a mani nude da miniere oscure e inospitali. Non sono un allegato pensoso al sussidio per catechisti 2.0.

Chiunque può incontrare in varie forme il dolore e la prova. Ma quando ci capitasse siamo sicuri di avere un cuore vivo come quello di Erica da lasciarci trafiggere?

 

Se potete regalatevi questo fazzoletto ricamato di vita, che è il suo primo e spero non ultimo libro. Si legge di corsa perché viene subito voglia di rubarle il suo segreto. Si legge veloce perché veloci e profondi sono i passi e gli occhi dei suoi tre bambini che vivono con coraggio e paura la malattia della loro mamma. Ci si commuove con loro e per loro, ma senza indugiare in qualche angolo o disimpegno della casa del dolore dedicato al compiangersi o al compiacersi. Non ci sono stanze inutili. C’è il dolore umano così odioso eppure salutare. C’è la forza di un amore coniugale che nella sua apparente normalità nasconde una fibra resistente ed elastica.

Si ha voglia di stare con loro, sui loro monti vicino al lago o in gita a Roma, come è capitato a noi. O a casa nostra in giardino a fare un pic-nic e inventarsi lavoretti. O vedere giocare i nostri figli.

Erica ha uno sguardo così potente che in un paio di minuti ha colto le personalità di tutte le mie tre figlie. Ma non abusa mai di questo potere.

Insomma non so più se questo mio pezzo si possa spacciare per la recensione di un libro. Voleva esserlo. Invece è un elogio. È un inno di ringraziamento per una nuova e fiammeggiante amicizia che il Signore di tutte le vite ha voluto regalarmi. Sì, il Signore. Lo stesso che governa fulmini, tempeste e soleggiate. Lo stesso che lascia cadere infermità e tumori sui suoi piccoli figli quasi innocenti. Lo stesso che li sostiene e li consola. Lo stesso che scolpisce e prova nel fuoco. Lo stesso che, passata la prova, ci soffia via la polvere e ci tiene in mano per farci brillare. Come l’oro, come il platino. Come Erica e tutti i suoi.

 

“Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” – di Padre Maurizio Botta

La collana si impreziosisce di sifatta gemma! È facile e così struggente riconoscere in Padre Maurizio l’urgenza intima eppure offerta di conoscere e stare occhi negli occhi col Nostro Dio incarnato. Del quale sappiamo a volte poco e male. Venite! Abbiamo conosciuto il Messia.

mienmiuaif & bra

L’ultimo libro uscito nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice, ha il sapore della radicalità e della fede vissuta fino in fondo. “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”, di padre Maurizio Botta, è un corpo a corpo con la Parola senza finzioni. L’autore, sacerdote della parrocchia di Santa Maria in Valicella a Roma noto per i suoi incontri “Cinque passi al mistero” e per il seguitissimo blog che porta lo stesso nome, ci accompagna in un viaggio al centro del Vangelo con un linguaggio diretto e contemporaneo, che può arrivare a tutti ma che non rinuncia per questo alla bellezza, all’intensità e alla verità della “buona notizia”.

“Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere.”

Padre Maurzio…

View original post 299 altre parole

Tutte le balle radicali sull’eutanasia

Giuliano Guzzo

eutanasia

Avanti il prossimo. Dj Fabo se n’è andato, ma i promotori dell’autodeterminazione assoluta sono nuovamente all’opera. «Ci sono altre due persone che stiamo aiutando», ha infatti dichiarato nelle scorse ore Marco Cappato, uscendo

View original post 992 altre parole

Una festa della donna sessualmente liberata

Non ci riesco ancora a credere. Siamo noi, sono loro, Costanza, Thérèse, Giovanni, ma siamo anche noi, tutti noi.. siamo davvero una primavera impaziente che sta buttando gemme. Anche noi donne. Giovanissime o agée. Siamo noi! E i nostri uomini. Avanti con coraggio e decisione. La verità ha fretta di farci liberi

Breviarium

Me l’hanno chiesto in tantissimi, da prima ancora che uscisse il libro: «Ma la Hargot viene in Italia?». Chiaramente a me per primo sarebbe piaciuto molto invitare Thérèse nel mio Paese, dopo avervi introdotto (con un certo successo, a quel che vedo) il suo libro. La cosa però sembrava destinata a non farsi: non si trovavano le leve, soprattutto non si trovavano le tasche. Invece si farà.

View original post 881 altre parole

L’oro del Giappone

Risultati immagini per PAOLO MIKI

 

Sono riuscita ad arrivare a messa pressoché in orario. E senza fiatone. Entro il secondo paragrafo della prima lettura per lo meno.. è presa dal Genesi. Si ferma al quarto giorno di creazione. Per questo mi è rimasta l’acquolina in bocca. Perché è tutto buono, ma non ancora molto buono fino al sesto giorno, fino all’uomo.

Il sacerdote nell’omelia ha ricordato il martirio di Paolo Miki e compagni. Lo ha fatto leggendo la cronaca dettagliata di un contemporaneo di cui non si sa il nome, credo.

La loro marcia verso la morte mi ha entusiasmato e addolorato e di nuovo entusiasmato, nel dolore.

Sono martiri, sono in 26. Sei francescani spagnoli, gli altri giapponesi. Sono laici, sacerdoti, laici, catechisti, terziari, uomini e bambini. Sì bambini.

Vanno a piedi per più di quattrocento miglia-non chilometri- d’inverno sotto diverse intemperie e sopra svariati terreni. Larga parte di popolo li accompagna con rispettoso, devoto silenzio. Il cristianesimo seminato da Francesco Saverio e i suoi era cresciuto rigoglioso, fino ad allora. Fino a che non è diventato una minaccia straniera. Continua a leggere

Parole come coltelli.

Una femminista della prima ora difende le differenze uomo-donna

allattamento-seno-590x442

Julie Bindel è piuttosto arrabbiata.

Julie Bindel è una giornalista freelance britannica. È una scrittrice.  Julie Bindel è una femminista della prima ora. Attivista per i diritti delle donne. In difesa delle donne. Ha co-fondato il gruppo Justice for Woman.

Ha all’attivo studi e ricerche sui temi della violenza sessuale, del turismo sessuale, della prostituzione, dello sfruttamento umano. Ha combattuto per i diritti delle persone lesbiche, per l’uguaglianza di genere, per il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Julie è lesbica dichiarata.

Ed è accusata di odio trans fobico. Anzi, di avere ingaggiato una vera e propria crociata, sebbene solitaria, contro le persone transessuali.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2010/feb/01/julie-bindel-transphobia

Con tutto quello che anche solo la paginetta di wikipedia squaderna al suo attivo come attività, impegno pubblico e studi credo possiamo essere ragionevolmente certi che questa persona non covi in sé odio pregiudiziale nei confronti di chi abbia un vissuto sofferto rispetto alla propria identità sessuale e dica di non riconoscersi nel sesso maschile e dica di voler migrare a quello femminile. Continua a leggere

In salvo

 

«Prima le donne e i bambini!»

Questo ordine urlato con voce maschile e stentorea era sicuramente esecutivo  e ben presto eseguito.  Lo si sentiva risuonare in tanti film storici e d’avventura nel momento di un disastro, di un rovescio che si abbatteva su tante persone, su porzioni di popolo. Erano gli uomini, a gridarlo.

Erano gli uomini. E lo facevano mentre si aprivano la strada menando fendenti da moschettieri e scuotendo piume sui cappelli lungo la Senna o spostando travi cadute da tetti mangiati dalle fiamme in una prateria del Kentucky – scusate la mia immaginazione così standard, così Hollywood prima maniera!. E vedere che impiegavano  tutte le loro forze per salvare donne e bambini obbedendo proprio a questo ordine,  mi ha sempre fatto provare commozione e fierezza. Una nave sta per affondare? Evacuazione! Prima le donne e i bambini. Ci sono degli ostaggi? Rilasciateci i bambini. O la donna in attesa – di un bambino, utile dirlo, ora. Odi il mio popolo e vuoi strapparmi le donne e i figli? Non senza che io abbia lottato fino alla morte per impedirtelo.

La foto scattata nello Studio ovale della Casa Bianca che ritrae un compunto neo presidente Trump, con la sua mai abbastanza commentata pettinatura, e una decina scarsa di maschi urbanizzati e incravattati a fargli corona mentre firma un documento, sta facendo discutere.

Il  45° presidente degli Stati Uniti è ritratto mentre due giorni fa apponeva la sua firma all’ordine esecutivo che ripristina il divieto voluto da Ronald Reagan nel 1984, la Mexico City Policy – e sospeso da Clinton e da Obama, per impedire i finanziamenti federali  alle ONG che pratichino o promuovano l’aborto in giro per il mondo. Lo scatto ha fatto esso stesso, manco a dirlo, il giro dello stesso mondo. Via tweet, via facebook, via google. Indignando a destra e a manca. Più a manca.

E sapete che cosa ha tanto animato e fatto indignare account, utenti e sedicenti maitre à penser? Ma è ovvio: che non ci siano donne. Nella foto.

Dove sono le donne? Perché questo omofobo-maschilista- irrispettoso- conservatore- spietato -misogino inaccettabile- (a metà della sequenza vi consiglio una breve pausa respiro) POTUS può permettersi di firmare una legge che tolga un qualche argine alle caleidoscopiche possibilità di aborto alle donne?

E dire che stavamo andando avanti così bene. Così spediti, così trionfali. Stavamo arrivando da qualche parte, in un punto importante del grande viaggio del progresso. Eravamo così avanti. E invece ora ci tocca vedere un capo di Stato, anzi il capo di una ancora indiscussa potenza mondiale,  che è lì e, lo sapete tutti!,  non dovrebbe starci, circondato da soli uomini-maschi a firmare una cosa che riporta indietro. E indietro, si sa, è sempre male. È sempre meno bene. Quelli prima di noi sono sempre un po’ più stupidi, si sa.

Dove erano le donne poverine? Dove sono ora le donne, eh? Qualcuno sa dirmelo?

Azzardo, timidamente: non lo so! Dipende dalla fascia oraria e dal numero figli, fratto il budget familiare. E dal coefficiente lavoro. E dal fuso orario. Io e molte mie omologhe stiamo organizzando il pranzo. Altre stanno lavorando. Alcune sono all’ospedale vicino al figlio appena uscito dalla sala operatoria. Altre ancora staranno partorendo, alcune abortendo. Moltissime saranno impegnate a cercare di agguantare il cordone ombelicale che le sta facendo crescere e maturare dentro la pancia della loro mamma. Alcune, già nate senza previo consulto-sarà valso sicuramente l’arcinoto e molto civile principio del silenzio/assenso- ,alcune dicevo,  invece, sono impegnate a lanciare tweet con l’hashtag  #shoutyourabortion. Insieme o dopo quello del 21 gennaio:  #WomansMarch.

 

Sì, perché la nuova frontiera è il pride. L’esserne orgogliose. Sta uscendo anche dagli incisi dei pro-choice il fatto che questa scelta possa essere dolorosa. Solo una tenerona come la Signora Cirinnà, che, è risaputo, ha il cuore di burro (lo si vede da come ama i suoi figli non umani), può sprecare una significativa porzione dei  140 caratteri a disposizione per  un superlativo assoluto.

Ora non ci sono più scuse,basta medici obiettori. Deve essere garantito sempre e ovunque diritto donne a #aborto libera scelta dolorosissima,

cinguettava infatti immediatamente dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Misericordia et misera del Santo Padre il 21 novembre scorso per dire la sola cosa che possa venire in mente dopo lettura attenta, integrale e sofferta di un documento così: via l’obiezione di coscienza dalla professione medica e subito. È ora di finirla.

Ma torniamo a loro, torniamo agli americani e al loro presidente. Ha firmato quell’ordine esecutivo e altre misure che vanno tutte nella stessa direzione.  America first. Prima l’America e gli Americani. E innanzitutto occorre che gli americani nascano e una volta nati e rimirato lo stesso cielo stellato dal Nebraska alla California, da Detroit a New York, possano magari trovare lavoro sul suolo coperto da cotanto firmamento. L’ordine esecutivo in questione, però,  non tocca la legislazione sull’aborto negli Stati Uniti. E in ogni caso il potere legislativo spetta al Congresso. Intanto però il vento è girato. Si sente vero?

(Dovrebbe sentirsi ancora di più se i media facessero quello per cui hanno assunto questo nome:  farsi tramite, essere i mezzi che ci raccontano cosa succede e cosa sta per accadere. Perché è più che certo. Trump sostiene fortemente la March of life che oggi, 27 gennaio 2017, giunge alla sua quarantaquattresima edizione. Su Google, digitando Marcia per la vita Washington 2017, la notizia compare come ottavo e decimo risultato e ha come fonte la NBQ e Notizie Provita. Prima ci sono notizie d’archivio delle edizioni precedenti.  I soliti Davide e i soliti Golia.

Si sentirà  eccome, vedrete, nonostante la censura scandalosa. Si sentirà soffiare sempre più forte e gagliardo, questo vento, se Dio vorrà, perché è di oggi (ieri per chi legge, ndr) la notizia che ci siano già atti precisi che riguardano la difesa della vita fin dal suo concepimento anche entro i confini federali. Che riguardano l’impiego dei  soldi dei contribuenti nolenti per le febbrili attività degli instancabili abortifici. Si tratta del provvedimento,« il No Taxpayer Funding of Abortion Act, che rende permanente il Hyde Amendment.  Anche in questo caso si tratta di una svolta dato che quest’ultimo, oggetto di scontro costante fra repubblicani e democratici, doveva essere ratificato ogni anno affinché l’aborto non fosse finanziato con i soldi dei contribuenti nei programmi sanitari pubblici. Al contrario il neoeletto presidente, rispettando la promessa fatta in campagna elettorale, ha confermato che se la legge passerà anche al Senato il divieto sarà permanente e non più passibile di discussioni», spiega la giornalista Benedetta Frigerio» NBQ 27/1/2017)

A me, che dico con Madre Teresa di Calcutta e con mio figlio in braccio, che dopo il concepimento non c’è più nulla da decidere, ma che mai condannerei una donna che ha abortito perché sarei troppo impegnata a piangere con lei e ad abbracciarla, a me, dicevo, quella foto ha fatto pensare agli uomini che tornano al loro posto. E gridano «Prima le donne e i bambini!».

Salviamoli, sono il tesoro più prezioso di una nazione. Che ha confini precisi, aggiungono.

Mentre le donne, alcune donne, urlano, chi con le pudenda al vento, chi più pudicamente lanciando tweet o reggendo cartelli coi vestiti addosso, urlano e strepitano che Trump è un loro, un nostro nemico.

Certo qui siamo nel facile campo della retorica. Trattasi di una foto, di un semplice scatto. La realtà resta in tutta la sua multiforme e a volte greve complessità.

Però, signore e signori, donne, bambini e uomini, come è bello vedere che le cose e le idee possono cambiare. È commovente vedere che ci sono uomini, maschi e femmine, che dicono e agiscono proprio come se la vita di ogni  persona fosse un valore sempre, a priori, senza calcolare tutto il bene e tutto il male che potrà fare una volta nata. Vale in sé e vale il rischio di farla nascere sempre. Come è bello sapere di decisioni, di atti che possono davvero fare la differenza nella vita di tante persone. Ne parleremo a lungo, credo. Ne parleremo fra qualche anno, forse, con molti insospettabili sopravvissuti.

 

2482_foto_128madrebambinoneri