Il capo scout gay, il prete e un (avvilente) silenzio

Giuliano Guzzo

C’è un prete a Staranzano. Verrebbe da commentare così, parafrasando Bertold Brecht, la vicenda che ha per protagonista don Francesco Fragiacomo, parroco di questo paese di poco più di 7.000 anime in provincia di Gorizia, il quale – pensate un po’ – è arrivato a dichiarare l’inadeguatezza di un capo scout a continuare a rivestire il proprio ruolo, dopo l’unione civile che questi ha contratto con un altro uomo. Apriti cielo. Ma come osa, questo don Francesco, esporsi in questo modo? Un fatto inaudito che ha trascinato non lo scout gay, come sarebbe accaduto solo una ventina di anni fa, bensì il povero parroco nell’occhio del ciclone.

Il comportamento di questo prete ha destato un tale sconcerto che le sue parole – come vedremo subito, per nulla dure – sono rimbalzate sui portali web dei principali quotidiani italiani e Radio Capital è addirittura corsa a intervistarlo, non è ben…

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23 chiamate per abortire. Non era vero.

il blog di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Era tutto falso. Purtroppo non è vero che non sia facilissimo abortire. Non è vero che ci siano troppi obiettori di coscienza. Un’inchiesta della magistratura ha ristabilito la verità.
Ricordate quella donna veneta di 41 anni, a cui i giornali avevano dato il nome di Giulia buttandosi a pesce sulla sua vicenda, raccontando che siccome “non intendeva inoltrarsi lungo il sentiero della gravidanza” (leggi: voleva uccidere il bambino che aveva in grembo) e non aveva trovato posto in numerosi ospedali era stata costretta a un calvario di 23 tentativi a vuoto prima di trovare un medico che la facesse abortire? Ricordate come tutti i media ci si erano buttati a pesce, rinnovando la bufala dell’obiezione di coscienza, per appoggiare il presidente della Regione Lazio che al San Camillo aveva indetto un bando per medici ginecologi riservato ai non obiettori, bando di dubbia costituzionalità?
Bene, anzi male. Era…

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La porta gialla.Ovvero dell’oro e altri metalli preziosi.

 

Erica è bella. Erica è intelligente. Erica è arguta. Erica è geniale e pacata. Erica è viva. E, ragazzi, scrive così bene. Ha un ritmo bellissimo, un fraseggio leggero e pulito. E quando serve affilato e tagliente per separare, tagliare, per curare e guarire.

Ora che ha guadato un grosso fiume è venuta a raccontarcelo.

Ha pubblicato da poco con la San Paolo un libro di platino. Perché è piccolo, una ventina di pagine oltre le cento, ma ha un altissimo peso specifico.

Ed è nobile, come un metallo prezioso. Potrebbe pure essere d’oro. Giallo come la porta che apre e chiude il libro. La porta che, aprendosi, l’ha attirata come un vento gelido salito dagli abissi sul crepaccio della malattia e dello sgomento. Che l’ha trascinata proprio dove aveva ben specificato di non voler essere condotta. Ne aveva parlato con Dio. Va bene quasi tutto, ma non il tumore.

Si è ritrovata invece davanti ad un dottore con una diagnosi in mano che metteva in fila proprio quelle odiose sillabe, al plurale, per giunta. Ma ora credo non le odi più così tanto perché con il suo garbo tenace e la sua grazia guerriera ha detto «Va bene. Se è questo che ora mi offre la vita lo prendo. Se è quella la strada che mi tocca imboccare la imboccherò. Se è lì, tra chemioterapie, interventi, prostrazioni che devo andare a combattere, imbraccio quel che posso e parto».

Giallo come la stessa porta che dopo due anni avrebbe chiuso le correnti più forti fuori della sua vita, seppure nella tremante e incerta speranza sul futuro. Erica sa più di chi non ha ancora incontrato battaglie simili che il futuro è incerto nei suoi programmi. Eppure è paradossalmente più certo, molto più di prima nel suo disegno e nel suo approdo.

Perché ne ha riconosciuto la firma nei momenti più duri. Quando, schiacciata dalla stanchezza delle terapie e anche dei pensieri, ancora non sapeva se doveva prepararsi a guarire o a morire.

Sapeva già che nelle nostre esistenze agisce la Provvidenza. Ma non l’aveva ancora vista all’opera nella versione agonistica, secondo una sua felicissima espressione. Riscopre la preghiera e i sacramenti nella loro più profonda natura ed efficacia. Riesce anche a sorridere per le reazioni di qualche parrocchiano per l’Unzione degli infermi da lei ricevuta come consolazione e aiuto fisico e spirituale.

Racconta dello spettacolo che è la sofferenza, secondo lo stesso significato che assume la parola usata dall’evangelista per descrivere Gesù che muore in croce. Spectaculum.

Così spogliata vede fiorire amicizie inaspettate che si fanno solerti esecutori e imitatori della tenerezza divina. Ma, attenzione, tutto questo non è retorico o manieroso nemmeno per sbaglio. La malattia, ricordiamolo, non ha alcun fascino suo proprio. È solo che c’è stato e c’è Gesù Cristo e questo, signori miei, cambia tutto. Ribalta proprio tutto.

Erica lo sapeva di già, ma ora lo sa in ogni fibra del suo essere. Ha capito di aver conquistato cose che altrimenti chissà che giro lungo avrebbe dovuto fare per andare a prendersele. Si è lasciata amare quando lei stessa si riteneva pochissimo amabile, ha accettato di avere bisogno e ha così approfondito la sua già ricca umanità. Ha permesso di essere amata quando sapeva bene di non poter ricambiare e ha avuto l’intelligenza di accorgersi che quello era un paradigma. Un modello di amore che Dio le stava ricordando,  rimettendo in cuore.

«Sto scoprendo, in questo modo, guardando Gesù nella culla, accanto a Maria e Giuseppe, che nella malattia, così difficile da vivere, divento come una bambina che dipende da tutti ed è bisognosa di tutto. Sto scoprendo, guardando il Crocifisso, che ogni volta che saprò accettare e offrire il mio dolore, potrò essere la via per salvare un’altra persona dalla disperazione, così come è successo a me nel guardare chi ha saputo accettare la malattia trasformandola in via per incontrare e far incontrare Dio. Se saprò essere docile diventerò tabernacolo per Gesù. E chi mi starà vicino, se io mi lascerò aiutare, potrà avvicinarsi a Lui». (p. 89)

Ecco. Queste parole sono di metallo. Sono vere e brillanti. Estratte a mani nude da miniere oscure e inospitali. Non sono un allegato pensoso al sussidio per catechisti 2.0.

Chiunque può incontrare in varie forme il dolore e la prova. Ma quando ci capitasse siamo sicuri di avere un cuore vivo come quello di Erica da lasciarci trafiggere?

 

Se potete regalatevi questo fazzoletto ricamato di vita, che è il suo primo e spero non ultimo libro. Si legge di corsa perché viene subito voglia di rubarle il suo segreto. Si legge veloce perché veloci e profondi sono i passi e gli occhi dei suoi tre bambini che vivono con coraggio e paura la malattia della loro mamma. Ci si commuove con loro e per loro, ma senza indugiare in qualche angolo o disimpegno della casa del dolore dedicato al compiangersi o al compiacersi. Non ci sono stanze inutili. C’è il dolore umano così odioso eppure salutare. C’è la forza di un amore coniugale che nella sua apparente normalità nasconde una fibra resistente ed elastica.

Si ha voglia di stare con loro, sui loro monti vicino al lago o in gita a Roma, come è capitato a noi. O a casa nostra in giardino a fare un pic-nic e inventarsi lavoretti. O vedere giocare i nostri figli.

Erica ha uno sguardo così potente che in un paio di minuti ha colto le personalità di tutte le mie tre figlie. Ma non abusa mai di questo potere.

Insomma non so più se questo mio pezzo si possa spacciare per la recensione di un libro. Voleva esserlo. Invece è un elogio. È un inno di ringraziamento per una nuova e fiammeggiante amicizia che il Signore di tutte le vite ha voluto regalarmi. Sì, il Signore. Lo stesso che governa fulmini, tempeste e soleggiate. Lo stesso che lascia cadere infermità e tumori sui suoi piccoli figli quasi innocenti. Lo stesso che li sostiene e li consola. Lo stesso che scolpisce e prova nel fuoco. Lo stesso che, passata la prova, ci soffia via la polvere e ci tiene in mano per farci brillare. Come l’oro, come il platino. Come Erica e tutti i suoi.

 

“Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” – di Padre Maurizio Botta

La collana si impreziosisce di sifatta gemma! È facile e così struggente riconoscere in Padre Maurizio l’urgenza intima eppure offerta di conoscere e stare occhi negli occhi col Nostro Dio incarnato. Del quale sappiamo a volte poco e male. Venite! Abbiamo conosciuto il Messia.

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L’ultimo libro uscito nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice, ha il sapore della radicalità e della fede vissuta fino in fondo. “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”, di padre Maurizio Botta, è un corpo a corpo con la Parola senza finzioni. L’autore, sacerdote della parrocchia di Santa Maria in Valicella a Roma noto per i suoi incontri “Cinque passi al mistero” e per il seguitissimo blog che porta lo stesso nome, ci accompagna in un viaggio al centro del Vangelo con un linguaggio diretto e contemporaneo, che può arrivare a tutti ma che non rinuncia per questo alla bellezza, all’intensità e alla verità della “buona notizia”.

“Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere.”

Padre Maurzio…

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Tutte le balle radicali sull’eutanasia

Giuliano Guzzo

eutanasia

Avanti il prossimo. Dj Fabo se n’è andato, ma i promotori dell’autodeterminazione assoluta sono nuovamente all’opera. «Ci sono altre due persone che stiamo aiutando», ha infatti dichiarato nelle scorse ore Marco Cappato, uscendo

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Una festa della donna sessualmente liberata

Non ci riesco ancora a credere. Siamo noi, sono loro, Costanza, Thérèse, Giovanni, ma siamo anche noi, tutti noi.. siamo davvero una primavera impaziente che sta buttando gemme. Anche noi donne. Giovanissime o agée. Siamo noi! E i nostri uomini. Avanti con coraggio e decisione. La verità ha fretta di farci liberi

Breviarium

Me l’hanno chiesto in tantissimi, da prima ancora che uscisse il libro: «Ma la Hargot viene in Italia?». Chiaramente a me per primo sarebbe piaciuto molto invitare Thérèse nel mio Paese, dopo avervi introdotto (con un certo successo, a quel che vedo) il suo libro. La cosa però sembrava destinata a non farsi: non si trovavano le leve, soprattutto non si trovavano le tasche. Invece si farà.

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L’oro del Giappone

Risultati immagini per PAOLO MIKI

 

Sono riuscita ad arrivare a messa pressoché in orario. E senza fiatone. Entro il secondo paragrafo della prima lettura per lo meno.. è presa dal Genesi. Si ferma al quarto giorno di creazione. Per questo mi è rimasta l’acquolina in bocca. Perché è tutto buono, ma non ancora molto buono fino al sesto giorno, fino all’uomo.

Il sacerdote nell’omelia ha ricordato il martirio di Paolo Miki e compagni. Lo ha fatto leggendo la cronaca dettagliata di un contemporaneo di cui non si sa il nome, credo.

La loro marcia verso la morte mi ha entusiasmato e addolorato e di nuovo entusiasmato, nel dolore.

Sono martiri, sono in 26. Sei francescani spagnoli, gli altri giapponesi. Sono laici, sacerdoti, laici, catechisti, terziari, uomini e bambini. Sì bambini.

Vanno a piedi per più di quattrocento miglia-non chilometri- d’inverno sotto diverse intemperie e sopra svariati terreni. Larga parte di popolo li accompagna con rispettoso, devoto silenzio. Il cristianesimo seminato da Francesco Saverio e i suoi era cresciuto rigoglioso, fino ad allora. Fino a che non è diventato una minaccia straniera. Continua a leggere

Parole come coltelli.

Una femminista della prima ora difende le differenze uomo-donna

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Julie Bindel è piuttosto arrabbiata.

Julie Bindel è una giornalista freelance britannica. È una scrittrice.  Julie Bindel è una femminista della prima ora. Attivista per i diritti delle donne. In difesa delle donne. Ha co-fondato il gruppo Justice for Woman.

Ha all’attivo studi e ricerche sui temi della violenza sessuale, del turismo sessuale, della prostituzione, dello sfruttamento umano. Ha combattuto per i diritti delle persone lesbiche, per l’uguaglianza di genere, per il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Julie è lesbica dichiarata.

Ed è accusata di odio trans fobico. Anzi, di avere ingaggiato una vera e propria crociata, sebbene solitaria, contro le persone transessuali.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2010/feb/01/julie-bindel-transphobia

Con tutto quello che anche solo la paginetta di wikipedia squaderna al suo attivo come attività, impegno pubblico e studi credo possiamo essere ragionevolmente certi che questa persona non covi in sé odio pregiudiziale nei confronti di chi abbia un vissuto sofferto rispetto alla propria identità sessuale e dica di non riconoscersi nel sesso maschile e dica di voler migrare a quello femminile. Continua a leggere